Ad Assen, Jonathan Rea si è aggiudicato la vittoria di entrambe le gare del Mondiale Superbike (leggi QUI com’è andata gara 1 e QUI gara 2). Con queste due fanno sette vittorie sulla piota olandese, che Rea conosce molto bene. Fino all’anno scorso infatti, militava nella squadra Honda dei fratelli Ten Kate, olandesi, e quindi ci teneva a fare bella figura. “Certo, questa per me è un po’ la pista di casa. C’erano anche diverse persone della mia famiglia, oltre ai tanti fan che ho qui. Una motivazione in più a fare bene”. Più che bene ha fatto... benissimo, vincendo implacabilmente entrambe le gare e portando il suo vantaggio in campionato a 50 punti sul secondo, Leon Haslam. 190 i punti di Rea, 140 quelli di Haslam. E quella che si è appena conclusa è solo la quarta tappa. 28 anni, una moglie e un figlio piccolo che lo seguono ovunque, Rea, scatenato in gara, fuori dalle corse è un ragazzo calmo e tranquillo. Lo scorso anno con una Honda che era la moto più datata del lotto, ha concluso terzo in campionato. Adesso con la Kawasaki ha preso il volo. Con un passo micidiale. Su un totale di otto gare, ha fatto secondo solo due volte. Tutte le altre le ha vinte. E con quella che, vista dall’esterno, sembra una disarmante facilità. “No, quella è solo un’impressione - dice l’irlandese - non è mai facile. Ci sono sempre problemi che magari da fuori non si percepiscono. Per esempio in gara 2 ho avuto problemi di visibilità. A tre giri dalla fine mi si è stampato un insetto sul casco e da li in poi non ho più visto proprio nulla!”. E figuriamoci se non li avesse avuti questi problemi!

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