Jordi Torres, il ventisettenne pilota spagnolo, è diventato subito uno dei protagonisti, sia in pista che fuori, del Mondiale Superbike. Si trova attualmente al quinto posto della classifica piloti, posizione mantenuta dal secondo round. Per l’alfiere dell’Aprilia Racing Team – Red Devils il fattore più che lo ha limitato è stato il cambio di stile di guida, così come ha spiegato in questa intervista a WorldSBK.com, dove  il pilota spagnolo riflette sull’andamento della stagione di debutto in World SBK e parla di Biaggi, di Laguna e dei restanti round. Ho sempre detto che il mio obiettivo non era il podio o la vittoria, bensì di riuscire a guidare la moto come gli altri, adattare il mio stile alla categoria. Il mio è ancora legato a quello della Moto2, con maggior velocità di percorrenza in curva. Passo troppo tempo in piega e questo mi crea un po’ di problemi, nonché porta ad un’usura differente degli pneumatici. Voglio lottare ad armi pari con i miei rivali e poco a poco ci sto arrivando. Il mio bilancio sulla prima parte della stagione? Direi che questo pilota sta progredendo, ma ha ancora tanto da fare (ride). È vero che ci stiamo avvicinando molto, ci siamo quasi, però manca ancora qualcosa. È importante provare a chiudere le gare a distanza ravvicinata dai primi. Vorrei arrivare al traguardo in lotta con loro o comunque non troppo lontano, non con sei/dieci secondi di ritardo. La presenza di Max Biaggi per due gare (Misano e Sepang) è una buona notizia sia per Leon che per me, perché si tratta di un altro punto di vista. In quanto wildcard ha alcuni piccoli vantaggi, un cambio più adeguato al circuito o un motore più ‘giovane’ però, allo stesso tempo, che arrivi un pilota del suo calibro, una leggenda del motociclismo e che torni in questo modo… ha lasciato il segno. Sapevamo che Max sarebbe stato veloce a Misano. Questo ci dà motivazione e ci aiuta, perché vediamo un’altra Aprilia davanti a noi. Il “vecchietto” è lì e noi possiamo stare con lui. Se poi, come a Misano, si innesca una battaglia tra noi due, per me è solo un ottimo modo per fare ulteriore esperienza. Ha uno stile di guida molto delicato, quasi sembra che non si muova in sella alla moto, pare che stia guidando nel… mare. Fa tutto con una sensibilità unica. Ciò che vedo lo analizzo, tento di farlo mio e dietro a Max ho imparato che, con meno movimenti, ti stanchi meno ed hai una maggiore sensazione di sicurezza in sella. Hai imparato qualcosa dalle battaglie con campioni come Bayliss, Guintoli o Sykes? Quello che sto trovando più che altro è la felicità, mi sento davvero bene. Io vado all’attacco in tutte le gare, non mi accontento mai. Se devo lottare con Guintoli, con Sykes, con Bayliss – ed anche con Leon – dò tutto me stesso. Sono piloti incredibili dalla testa ai piedi. Alcune volte ce la faccio ed altre no, ma quando chiudo una gara sapendo di aver fatto tutto il possibile, sono felice. Non vedo l’ora di correre a Laguna Seca. È uno dei circuiti leggendari. Ho giocato molto con i videogame e questa, oltre a Phillip Island, era la pista che sceglievo più spesso. Non ci sono mai stato ma la conosco a memoria. Ovviamente devo andare lì di persona per imparare davvero il tracciato ed i riferimenti, però la pista mi fa impazzire e vorrei far bene lì. Tornare sul podio nella trasferta di Laguna? Mi piacerebbe un sacco, soprattutto visto quanto è mitica questa pista. Sono sicuro che non sarà facile mettere a punto la moto, sicuramente più che in Malesia, tracciato che si adatta storicamente bene all’Aprilia. Ci manca solo un pochino di motore e sia io che Leon lo chiediamo a tutte le gare. L’idea per il futuro è di continuare in Superbike. È un campionato che mi fa impazzire, mi ha cambiato la vita. Sono più felice, mi diverto in generale e la gente mi piace di più. Non sono qui per tornare in MotoGP; ma per stare qui e vedere dove possiamo arrivare. Non lo vedo come un passo indietro, è solo un campionato diverso con un diverso approccio. Se domani Aprilia mi dicesse di andare in MotoGP sarei costretto a farlo ma di sicuro non sarebbe di mia sponte, io sto molto bene qui. Sì, metterei la firma per il quinto posto alla fine della stagione, perché non sarebbe male come risultato. Sono uno di quelli che pensa che se non vinci, terminare al quinto, sesto o settimo posto non fa differenza. Credo che però per la gente sia importante e per questo motivo faremo il possibile. Guintoli si sta avvicinando ed ovviamente molto dipenderà da ciò che faranno altri piloti, come Giugliano ad esempio, ma è certo che se chiudessi dietro a Rea, Sykes, Haslam e Davies sarebbe un ottimo traguardo.