I duelli consumati nelle tante gare della SBK sono infiniti ma, probabilmente, quello tra Fogarty e Chili di Assen 1998 è ricordato come quello più feroce. In pista e nel paddock.

L’appuntamento stagionale era l’undicesimo dei dodici complessivi e, per tutta una serie di ragioni, cruciale. In ballo c’erano contratti in scadenza e il numero 1 finale.

Al Van Drenthe si presentarono ben quattro piloti in lizza per il titolo: Aaron Slight. Troy Corser, gli stessi Foggy e Frankie, in una battaglia tra la Honda Castrol, le Ducati del team di Virginio Ferrari e quella del britannico, schierata dalla formazione capitanata da Tardozzi.

Era settembre, la (più lunga rispetto ad ora) pista olandese mostrava un colpo d’occhio mozzafiato: oltre ai tantissimi motociclisti nordici - giunti anche dai Paesi confinanti - diversi barconi portarono dall’Inghilterra al circuito migliaia di sostenitori del già due volte iridato, The King, che aveva fame di terzo successo e poteva contare della spinta offerta dai connazionali, simili nel look e nei costumi ai tifosi del calcio.

Chili - Fogarty, uno a zero


 La tensione era palpabile già dal venerdì e sabato saliva progressivamente: l’autore della Superpole fu Chili, che regolò Peter Goddard con la Suzuki, Corser e Neil Hodgson in sella alla Kawasaki. Fogarty apriva la seconda fila, costituita pure da James Whitham con la GSX-R, Colin Edwards e la RC45 a precedere il compagno di box Slight.

In 16 tiratissimi passaggi di Gara 1, la spuntò Chili autore oltretutto del giro veloce. Chi fu il primo rivale illustre battuto? Nientemeno che Fogarty, per soli 158 millesimi. Mentre l’italiano festeggiava e nutriva speranze mondiali, l’inglese bramava sete di vendetta, servita poco dopo.

Fogarty - Chili, pareggio/vendetta di Carl

La seconda manche fu caratterizzata da un cielo sempre più grigio, ma non c’era vento e non si muoveva una foglia. La folla, invece, si agitò e pure parecchio. Specialmente nelle tornate conclusive, tre, per la precisione.

Si trattò di una questione prettamente personale tra - ancora - Fogarty e Chili. La rivalità tra le due squadre “cugine” che difendevano i colori di Borgo Panigale e la posta grande in gioco - che sarebbe stata assegnata a Sugo un mese più tardi - fecero salire alle stelle i toni del confronto tra Carl e Pierfrancesco, che seminarono gli avversari e si ritrovarono in un “faccia a faccia” degno di un duello western.

Il primo a sparare fu l’inglese, con manovre ritenute da Frankie oltre il limite. L’italiano era più veloce e scorrevole nei curvoni e nella parte guidata, ma Foggy frenava duro, davvero duro, cambiando spesso traiettoria a moto ravvicinate.

L’epilogo è riproposto tutt’oggi da centinaia di siti e video internet: mentre il resto dell’allegra compagnia era da un pezzo salutata, le 916 numero 2 e 7 volavano verso il traguardo, incrociando le rispettive linee ripetutamente, spesso ad oltre 200 orari e passa. Dopo una piega sinistrorsa, l’approccio in sincro alla chicane che immette nel rettilineo d’arrivo e qui apriamo una parentesi a parte.

La cronaca narra di un Fogarty all’interno e Chili all’esterno, entrambi a freni Brembo pinzati e gomme Michelin al limite. Quelle di Carl, addirittura bloccate, da una staccata definibile “inchiodata”. Pierfrancesco, un po’ tradito dalla foga, un po’ dalla traiettoria “sporca”, perse l’avantreno e finì nella ghiaia, lasciando il successo al rivale che, di lì a poco, si trasformò in un nemico. O che già lo era.

Frankie, infatti, andò a cercare Foggy, in primis per dirgliene quattro e qualcosina in più. Ma non lo raggiunse: The King stava esultando “protetto” in sella, e il bolognese “tenuto a bada”.

Anche nel paddock, si sfiorò la rissa. Alcune fonti dicono di un fendente (destro) sferrato, altri - i presenti e vicini ai due - negano. La cosa certa è che Chili manifestò il proprio dissenso:Fogarty ha giocato sporco con me, ho rischiato di uscire di pista in sesta marcia, mi ha fatto arrabbiare, perché ha ripetuto la manovra. Chiederò al mio team manager di chiedere una squalifica per lui. Sono arrabbiato, questo episodio mi sta facendo perdere il mondiale”.

Il vincitore, dal canto suo, ne uscì soddisfatto:Ho desiderato tanto questa vittoria. Non riuscivo a vedere niente, avevo la visiera piena di moscerini. Ad un certo punto, sono riuscito a superare Chili, non so di cosa lui stia piangendo, ho fatto tutto in maniera regolare. Il suo errore sono cavoli suoi".

I cavoli, invece, erano anche per Slight e Corser. Il neozelandese e l'australiano salirono sul podio, ma il peggio per loro doveva ancora arrivare. E giunse in Giappone, un mese più tardi. Fogarty campione e loro a testa bassa. 

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