Settembre 2009, l'autodromo Enzo e Dino Ferrari era - come sempre quando ospitava la SBK - pieno zeppo di pubblico, accorso ad Imola per vedere loro, gli assi delle moto derivate di serie.

In una contesa ancora aperta per il titolo, con Noriyuki Haga e Ben Spies i principali candidati all'alloro finale, Max Biaggi, Leon Haslam, Tom Sykes, Michel Fabrizio e Jonathan Rea stavano per vedesela con una special guest d'eccezione: Marco Simoncelli

Infortunato il titolare Shinya Nakano, il team Aprilia pensò bene di convocare il campione in carica della 250 Grand Prix, per completare la formazione ufficiale dotata di fresca RSV4 di fronte alla platea italiana. Quella dei vertici di Noale fu una bella idea (non per tutti, a dire il vero), specialmente per la voce spettacolo.

Disponibile, sorridente, grintoso. Il SIC guidava esuberante la quattro tempi, facendola "cantare" allegra in ingresso curva, tenendo alto il regime motore. L'ottava casella in griglia - quando le file erano composte da quattro corridori - non era il massimo per il numero 58, che voleva assolutamente rimontare.

Nel tentativo arrembante di Gara 1, Simoncelli rimediò una scivolata alla Tosa, per fortuna senza patire ferite fisiche né morali. Anzi, la Collina della Passione era tutta per lui, nuovo idolo nonostante l'errore. Ciò carico ulteriormente Marco, che preparò la seconda manche per la serie "sono qui per divertirmi". E lui si divertì. 

Il sorpasso irriverente al padrone di casa Biaggi


Le due Aprilia nere e rosse, in effetti, non avevano il passo delle Ducati 1098R di Fabrizio e Haga, finiti in quest'ordine sul podio di Gara 2. Però, le RSV4 andavano forte: relegati Spies e la Yamaha R1 a più miti consigli, seminata la Honda CBR di Rea, Max e Marco si ritrovarono appaiati

Dai e dai, dopo qualche giro di "riflessione", ecco l'attacco del SIC ai danni del Corsaro. Dove? Proprio davanti al muretto dei box, in Variante Bassa, posto non semplice ove passare e, questo era il bello, dove tutti potevano ammirare le azioni dei piloti.

Senza timori reverenziali, Simoncelli entrò deciso e, riguardando la dinamica, forse il capitano Max non se l'aspettava. No, no. Finì che, con quell'ardita ma spettacolare manovra, il romagnolo calcò il podio del Santerno e il romano masticò amarognolo.

L'autore del sorpasso, considerato folle da più di un addetto ai lavori, tolse ogni dubbio. Lui era lì per dare il meglio, come sempre aveva fatto nella sua carriera e come avrebbe fatto anche in MotoGP: "Bello, proprio bello, che figata - disse il ricciolone nel paddock in festa - ma mi sa che oggi ho combinato un gran casino".

Già. Non tutti i vertici Aprilia erano felicissimi della cosa ma... in fondo, anche sì. Il SIC era un loro talento, e ragazzi così non passavano tutti i giorni nel box della Casa veneta. Una sola apparizione in SBK per l'angelo di Coriano, che tutti ricordiamo con grande entusiasmo.

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