In pieno stato di emergenza, riorganizzare calendari e palinsesti è una sorta di missione impossibile. “Vittima” più che illustre di questo 2020 sacrificato è il round di Imola, vero cuore della passione SBK.

Perché l’appuntamento del Santerno è uno dei preferiti dagli appassionati di moto? Le ragioni sono diverse. Ambiente, atmosfera, storia, connessioni, spettacolo. E rischio.

Più vai forte, più sei premiato - dalla tua moto - e dal pubblico in collina


 Partiamo dall’ultima voce. Il circuito intitolato a Enzo e Dino Ferrari rientra nei tracciati old style, dal disegno concepito senza calcoli né paure, seguendo la naturale morfologia del territorio.

Il saliscendi imolese offre tutto: curve lente, curvoni veloci, staccate a moto inclinate, salite, tuffi nel vuoto, tratti ciechi. Dai piloti tutto questo è molto gradito, perché ognuno di loro lì può trovare una doppia sfida: con gli avversari e con la pista stessa, che ti provoca, stuzzica e, più forte si va, meno si ha timore. Sì, a Imola è chi sta in sella a determinare il tempo sul giro, e non viceversa.

 L’ambiente è fantastico. In piena Motor Valley, crocevia tra Emilia e Romagna, i quasi 5000 metri d’asfalto godono di un contorno collinare in cui si respira la sensazione di tempo perduto, arrestato.

In effetti, l’amore con cui Checco Costa volle a tutti i costi (ma proprio tutti) portare le moto ad Imola si tocca, come se fosse ancora lui vivo. Le tanti edizioni della mitica 200 Miglia hanno visto al via corridori da ogni dove, tutti forti e dotati di precise personalità. Per Kenny Roberts, ad esempio, quella era la gara perfetta, altro che Laguna Seca.

E poi, la Formula 1. Non dimentichiamo le imprese della Rossa di Maranello, nel vero appuntamento di casa. Percorrendo a piedi il contorno del disegno, si incontrano anche le bandiere che ricordano quanto accadde nel 1994. Ratzenberger prima e Senna il giorno dopo, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Il monumento a loro dedicato rimembra un doloroso e triste addio, che cambiò il layout del tracciato e mutò la storia della massima categoria a quattro ruote.

Motomondiale? Bello, ma noi preferiamo la Superbike 


Il Motomondiale gareggiò a fine anni ’90, con una discreta cornice di pubblico. Bene, ma non benissimo. Sembrava che la concezione prototipale della categoria non attecchisse quanto bastava chi doveva pagare il biglietto. Sensazioni, forse, o numeri. Semplici numeri.

Ottimo, invece, il ritorno della SBK, nel settembre del 2001. Tribune e colline piene, tifosi in festa, paddock invaso. La Ducati - un’altra marca che gioca in casa al Santerno - di Bayliss dipinta come quella di Paul Smart nel 1972, vincitore della competizione 200 Miglia e ricordato dal team Infostrada. E via così, tra sorpassi, show, urla dei motori e dei fans.
L’apice, nel 2002, nello scontro finale tra Edwards e Troy. Il titolo in palio e l’attesa portarono in circuito un numero incalcolabile di persone, che ripercorrono anche oggi ogni azione a menadito.

Nel tempo, la situazione è cambiata, ma non più di tanto. Con pioggia, vento, sole o caldo, Imola è sempre piena, o ci va vicino ad esserlo. Non importa chi corra o no, la cosa che conta è che in pista ci vadano le Superbike, perché da quelle parti la moto derivata di serie è cosa sacra e sentita.

Toccateci tutto ma non tre cose: la pasta, il vino e il motore”. Chiaro, no?

Possibilmente, sarebbe meglio che un pilota italiano vinca almeno una manche al Santerno, magari su cavalcatura tricolore. Che dite, ancora Ducati? Sì, dai.

Ambiente unico al mondo


 Ma la cosa bella di Imola nei giorni della SBK è l’ospitalità. La gente che vive nei paraggi e il pubblico pagante accolgono ogni team e pilota con un senso di fratellanza, introvabile in altri paddock. Esageriamo? Mica tanto.

Quest’ anno Imola non ci sarà. Perlomeno, sarà il mondiale che non correrà ad Imola. Chi ha acquistato il ticket valido per la manifestazione, avrà in contropartita un voucher, valevole per una (eventuale) edizione 2021. Sperando che Formula Imola e Dorna trovino gli accordi del caso.
A maggio non andremo al Santerno. La SBK, non per colpa propria né per chi la gestisce e chi ci lavora, perde un pezzo. Un pezzo importante, che nessun altro campionato a motore può vantare. Imola, sanguigna, verace, radicata. Nostra.

Se il tempo, fermato decenni fa dalla famiglia Costa, veramente è una invenzione, non c’è da temere: presto in quella valle si tornerà e sarà più bello che mai.

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