Intervistato dal sito ufficiale SBK, Alvaro Bautista ha parlato di vari argomenti, riguardanti tanto la Superbike, quanto i suoi trascorsi nel Motomondiale.

Lo spagnolo del team Honda HRC, protagonista nel Motomondiale e oggi al secondo anno nel mondiale dedicato alle moto derivate di serie, è partito raccontando quanto sia stato emozionante vincere la prima gara della sua lunga carriera: “Fu a Jerez nel 2006 - ricorda - si trattava del Gran Premio Classe 125, la mia prima volta sul gradino più alto. A fine corsa piangevo dalla gioia, insieme a famiglia e amici”.

 Poi, salta di palo in frasca, narrando dei successi in SBK:Vincere è sempre bello, tra le tante affermazioni 2019 voglio citare quella ottenuta a Portimao. Arrivato dall’infortunio di Laguna Seca e mi trovavo su una pista in cui non avevo mai gareggiato. Un weekend difficile, perché nella prima manche mi sono toccato con Davies e sono finito fuori. Ho dovuto recuperare molte posizioni. La Tissot Superpole Race mi ha consentito di scattare quarto nella frazione di domenica pomeriggio, Patendo ancora di dolore alla spalla lesa, ho dato tutto quello che avevo, dicendomi ’spingi al massimo, perché non sai come potrai concludere la gara’. Ho fatto proprio così, ero in testa e ho stretto i denti. Sono riuscito a tagliare il traguardo in testa, ma ero completamente distrutto, sfinito. Ecco perché quella vittoria resta speciale”.

 Ancora, Bautista cambia argomento, passando da Ducati, a Honda: “Ho sempre guidato moto con propulsori a V. Sia in MotoGP che in SBK. Quello della Fireblade è un quattro in linea, totalmente diverso dagli altri. Non so dire se sia meglio o peggio, è semplicemente differente. Devo abituarmi, lavorandoci parecchio sopra, anche se devo dire che, in una CBR RR-R totalmente nuova e da sviluppare, il punto di forza sia proprio il motore. Per sfruttarne pienamente il potenziale, dobbiamo mettere a posti diversi particolari, meglio avere tanta potenza e impegnarsi per utilizzarla, anziché non averla proprio”.

Compagni di box e numero di gara


Inoltre, Alvaro ha speso parole per il compagno di box: “Haslam è una persona positiva, sì. Leon è simpatico e lavora bene nello sviluppo della moto. Lui segue le proprie sensazioni ed ha un metodo tutto suo, non è un compagno di squadra che guarda dalla parte opposta del garage per capire cosa l’altro pilota stia facendo. Sono contento di correre con lui, perché collaboriamo, scambiandoci le opinioni”.

 Completa il tutto, un tema caro ad ogni corridore: il numero di gara. Lo spagnolo spiega da dove derivi il suo: “A me piaceva molto il numero 27, prima di partecipare al Mondiale lo volevo e l’ho usato. Arrivando poi nel 2003 nel paddock iridato, quel numero lo aveva e usava già Casey Stoner. Me ne hanno proposti diversi, tra i quali c’era il 19, già sfoggiato da piloti che avevano vinto il titolo. Alla fine, l’ho fatto mio”.

Bautista: “Manca poco per la vittoria”