“Mi manca venire in Italia e mi dispiace che quest’anno non ci sarà il WDW, ma nel 2021 ci sarò. Ci sono sempre stato, fin dalla prima edizione”, è con questa promessa che il leggendario Troy Bayliss apre la sua diretta Instagram sul canale ufficiale di Ducati Corse.

Tanti gli argomenti affrontati con il tre volte iridato che ha da poco compiuto 51 anni: l’intervistatore, DJ Ringo, tiene un ritmo rock: non dà a Troy Bayliss quasi neanche il tempo di finire una risposta e già incalza con un’altra domanda. Si passa dai ricordi di una carriera costellata da tre titoli mondiali, all’attualità, con le gare del figlio Oli e con il mondiale Superbike 2020 che è appena partito.

La quarantena e la sfida con Oli


“Non c'è molto che possiamo fare al momento. L'unica cosa positiva è che possiamo allenarci tanto. Andiamo in bicicletta ogni giorno o in kayak. Le licenze di tutti i piloti sono state temporaneamente sospese, dobbiamo solo aspettare e vedere”, spiega Troy Bayliss.

“Comunque dopo un Natale un po’ pesante, adesso sono abbastanza in forma, quindi non vedo l'ora che torni tutto alla normalità. Voglio provare a tornare in sella e confrontarmi con Oli (suo figlio, ndr). Lui adesso pensa di potermi battere. Non corriamo l'uno contro l'altro da un anno e ha fatto passi da gigante”.

Aspettando Redding


Quest’anno come pilota ufficiale Ducati in Superbike è arrivato Scott Redding. Troy Bayliss si è dichiarato curioso di rivederlo in azione.

“Scott Redding è uno tosto e corre per un grande team. È stato molto bravo nella British Superbike e sembra veramente impressionante. Non so come andrà quest’anno, è presto per dirlo, e non vedo l’ora che riparta il campionato per vedere come andrà. Però credo che abbia le carte in regola per la top5”.

Casino e birra


Parlando delle sue gare, Bayliss ha ricordato anche la bella atmosfera nel paddock.

“Allora ho fatto casino con molti piloti in pista. Eravamo tutti amici e la domenica sera c'era sempre birra, pizza e vino nell’hospitality Ducati, e poi ancora altra birra nei camper. Ci siamo sempre divertiti insieme”.

La sua gara preferita?
Onestamente non posso scegliere un duello particolare perché ho vissuto tante gare fantastiche con tanti avversari. Sono stato fortunato a fare tante belle gare”, dice.

E la sua Ducati preferita?
Mi è piaciuta molto la 999. Alla fine, comunque, mi sono piaciuti tutti: la 996, la 999 e la 1098 – tutte moto con le quali ho vinto dei campionati del mondo, il che le rende speciali per me. Sono tuttora della moto molto belle. Del resto oggi sono vecchio, ecco perché mi piacciono le vecchie moto”, scherza.

E poi a proposito della Ducati Panigale V4 dice: “Nel 2018 ho fatto un ottimo anno, nel 2019 ci ho fatto anche un bel botto… assomiglia molto alla MotoGP”.

Hayden: "Se n'è andato troppo presto"


E poi sapete perché Bayliss ha corso sempre con il numero 21?

“Davide Tardozzi, nel 2000alla prima gara nel mondiale Superbike a Sugo, mi domandò quale numero volessi. Risposi che mi era indifferente. E lui: ‘Ti do il 21’, un numero con il quale aveva corso anche lui. E da allora ha sempre avuto il 21”.

Tra le domande dei followers, arriva quella sulla vittoria in MotoGP a Valencia, nel 2006.

“Fu un anno incredibile. Siamo riusciti a vincere il mondiale Superbike e quella gara in MotoGP. Ricordo che ero sul podio con Nicky Hayden, che in quella gara vinse il mondiale MotoGP. Parlammo anche un po’ nel retropodio. Ho un bel ricordo di quel giorno. E’ incredibile pensare che non ci sia più. E’ andato via troppo giovane”.

Come sono cambiate le gare adesso?

“Adesso sono più sicure, anche l’abbigliamento è diverso. Ma la velocità in pista è aumentata. E le moto sono diverse, devi lavorare tanto con gli ingegneri, per il motore, i freni… prima sistemavi solo le sospensioni e quando avevi un buon set up eri a posto. Amavo molto il mio lavoro da pilota, avevo certamente tanta pressione, ma mi piaceva…” aggiunge Bayliss.

La storia del mignolo


Un altro follower gli chiede di raccontare la storia di quando si fece amputare il mignolo per correre. Era successo in gara1 a Donington Park: mentre la moto scivolava sulla ghiaia, il mignolo della mano destra si danneggiò irrimediabilmente.

Bayliss risponde mostrando la mano: “Non è ricresciuto”, dice scherzando. "Non mi ero accorto di niente, perché avevo un forte dolore all’inguine. Poi un ragazzo inglese mi chiamò: 'Bayliss, mi regali il tuo guanto?’ Quando l’ho sfilato mi sono accorto che c’era qualcosa che non andava e che dovevo andare al centro medico. Così andai dal Dottor Massimo Corbascio. Decidemmo di tagliare il dito anche perché non c’era molto da fare

“La cosa buffa è che sei settimane dopo, a Silverstone, lo stesso ragazzo entrò nel mio box su una sedia a rotelle, con una gamba rotta, chiedendomi di autografargli il guanto. E io sorrisi perché io avevo perso un dito, ma quel piccolo bastardo si era rotto una gamba”, dice ridendo.

La pista preferita?

Bayliss non ha dubbi: “Misano quando si girava al contrario. E poi quelle dove il pubblico è vicino, e puoi sentirlo. Come Monza, perché quando entravi nella chicane sentivi il boato del pubblico”.

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