Si spera che il ritorno alla normalità sia dietro l’angolo e, con la vita di tutti i giorni, si riaccendano i motori. Tante chiacchiere si stanno sentendo. La parola più usata è “cambiamento”. Cambiare, d’accordo. Ma cosa?

Tra le proposte papabili, riduzioni di personale legato al motosport. Servirà a qualcosa? Siamo in alto mare: senza i giornalisti e i media, come è possibile divulgare l’evento? Con meno meccanici nel garage, davvero sarà inferiore il pericolo di infezione al coronavirus? Inoltre, gli addetti ai lavori come faranno a mantenere le distanze?

Spunta anche un'ulteriore riflessione, suggeritaci da chi - come noi - fa del motoclismo il proprio pane quotidiano.

Lui si chiama Fabio Martinelli, supera gli “anta”, è un figura di esperienza nel paddock delle derivate, in cui lavora da lustri. La sua attuale mansione è camionista, o meglio, autista. Sì, Fabio svolge un compito fondamentale: portare oggetti di valore da A sino a B, puntualmente, con precisione.

Anche perché Arteria - il suo nickname - sa che i tragitti internazionali saranno monitorati, sicché, non di semplice accesso come lo erano prima della pandemia:Bisognerà conciliare l’emergenza sanitaria con il viaggio in camion - spiega - adesso non è più come quando ci si fermava dove si desiderava. Noi autisti potevamo affrontare giornate di viaggio senza problemi. Da adesso, cambierà tutto. Cambierà per figure come la mia e pure per i team che programmano spostamenti su pulmini a nove posti”.

Martinelli che, tra l’altro, lavora nel doppio ruolo conducente/meccanico, descrive come potrebbe mutare il modus operandi:Innanzitutto, vedremo quando partirà il campionato - continua - e quali restrizioni saranno imposte per l'accesso ai Paesi che dovremo attraversare per raggiungere i circuiti. Ad esempio, l'Austria chiede a chi entra un test sierologico non più vecchio di 4 giorni, da cui dovrebbero essere esentati i camionisti.

Anche dettagli apparentemente di poco conto saranno rivisitati: "Le nostre pause pranzo saranno riorganizzate. Personalmente non uscirò dal camion, eviterò i ristoranti e trascorrerò la pausa corta di guida da 45 minuti chiuso in cabina invece che davanti a un buon caffè. Con un buon frigo portatile ci si rifornisce di spesa per un paio di giorni, tranquillamente. Mi fermerò, ovviamente, per il rifornimento di carburante. Io e le categoria dovrà adattarsi. Presumo anche ci sia meno ‘comunella di autisti’ durante l'attesa per entrare in circuito. Insomma, ce ne staremo rintanati in cabina scambiando quattro chiacchiere con il nostro eventuale compagno di viaggio”.

 Cosa non cambierà, invece, è una voce imprenscindibile da Arteria:Quello che per me non cambia è la pulizia della cabina; i camion che ho guidato sono sempre stati puliti e lo sarà anche quello del team Prodina Kawasaki, compagine per cui lavoro. Ho affrontati migliaia di weekend SBK, non vedo l’ora di tornare. Lo dico per me, includendo i tanti colleghi che lavorano nel motociclismo”.

 Quanto sarà bello ripartire? Secondo un lupo di mare (è ligure) come Fabio, più di quanto si immagini:Belìn, sarà fantastico tornare a fare le gare, davvero. Il nostro lavoro è difficile, impegnativo. Si fa solo se si prova una grande passione, altrimenti, di meteore ne ho viste apparire e poi sparire. Dei tanti amici che ho voglio abbracciare ci sono Gianfranco Crosta, con cui ho collaborato nel 2017. Gianni Ramello, proprietario del team Go Eleven. Il papà di Alex Baldolini, un tipo con cui ci si ammazza dalle risate. E i piloti... tanti. Voglio dire Tom Sykes, inarrivabile campione di simpatia”.

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