Tra i tantissimi “Duelli Sprint” da raccontare, impossibile non ricordare quello tra Laverty e Melandri, nella SBK di Jerez annata 2013.

Eugene guidava l’Aprilia RSV4 ed era ancora in lotta per il titolo contro la Kawasaki Ninja di Tom Sykes, che uscì dalla Spagna con l’effige di campione del mondo.

Marco e la BMW S1000 RR finirono al terzo posto una stagione che, ad un certo punto, sembrava portasse il ravennate ed il team GoldBet Motorrad all’ambito e mai raggiunto alloro.

In una prima manche tirata sino alla bandiera a scacchi, l’irlandese numero 58 superò all’esterno l’italiano numero 33, lasciandolo di sasso. La curva Jorge Lorenzo del circuito andaluso ne aveva visti di sorpassi notevoli, ma uno così midiciale.

Laverty e Aprilia, doppietta. Ma non bastò: il titolo andò a Sykes


Con sette affermazioni di tappa, Eugene arrivò in Spagna con una sola possibilità: vincere entrambe le gare in programma nell’ultimo appuntamento SBK iridato.

Contestualmente, l’irlandese doveva auspicare in qualche eventuale guaio di Sykes, capoclassifica e non molto distante, sicché, raggiungibile. Anzi, superabile.

La Superpole centrata fece ben sperare Eugene, pronto per la battaglia. La lotta per il primo posto durò qualche passaggio - diciamo metà contesa - perché poi si ritrovarono in due piloti a giocarsi il gradino più alto del podio: proprio il poleman e Melandri.

Gira che ti rigira, sorpasso dopo sorpasso, eccoli all’ultimo passaggio di Gara uno. Marco esce dai curvoni destrorsi Criville e Ferrari molto veloce, preparando la staccata per la lenta sinistrorsa Lorenzo.

Chissà, magari al ravennate, prima di frenare e impostare la piega, saranno venuti in mente alcuni episodi rimasti nella storia: nel 1996 proprio Criville, in duello con Doohan, perse il controllo della sua Honda NSR, venendone sparato in aria. Alex fu distratto dai tifosi - i suoi, per la precisione - che, invadendo la pista, lo portarono al fatale errore. Ovviamente, vinse Mick, approfittandone.

Oppure, Melandri stava ancora ripercorrendo nella testa le immagini del tamponamento 2005 di Rossi su Gibernau. Valentino e la M1 fecero “sponda” sulla RC 211V di Sete che, colpito, andò in sabbia, lasciando il successo al portacolori Yamaha.

Meglio ancora quest’ultimo: Marquez e Lorenzo, MotoGP del 2013: Marc emulò Valentino, facendo pure meglio. Grande sportellata a Jorge (proprio nella curva intitolata a quest’ultimo) e, come si direbbe in qualche dialetto nostrano “gara fottuta”, a favor del catalano HRC. Il maiorchino ancora la ricorda, perché il gesto non gli piacque al momento e nemmeno adesso riesce ad accettarlo.

Ebbene, se Melandri stesse pensando a tutto ciò, lo sa solo lui. La cosa certa fu che, per evitare scabrose e simili situazioni, chiuse la traiettoria, non fornendo spazio al rivale, Laverty.

Ed Eugene che fece?! Niente di più facile: grande frenata - al limite - linea larga, sorpasso all’esterno e vittoria. In pratica, l’Aprilia percorse più metri a maggior velocità e la BMW ne uscì (anche in quel caso) “fottuta”.

I volti dei due protagonisti erano, ovviamente, dalle espressioni contrastanti. Distrutto lo sconfitto, soddisfatto il vincitore. Il commento più bello arrivò da Max Biaggi, direttamente dalla TV: “No, no... mi dispiace ma questo è un capolavoro incredibile”.

Già, un colpo davvero incredibile quello dell’irlandese. Ma non bastò: con un terzo posto, Sykes si laureò campione del mondo. Dal canto suo, Eugene si tolse la soddisfazione di battere tutti pure nella seconda manche, regalando a Noale una grande doppietta, la seconda di quell’anno dopo il bis turco e la terza di carriera, tirando in ballo il 2011 e Monza, quando e dove il ragazzo dal casco verde come la sua terra regolò Biaggi e Melandri. Sembrano destini incrociati.

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