Lucio Pedercini è un vero appassionato di gare motociclistiche. Il manager del team TPR Pedercini Racing gode di un ottimo passato nelle vesti di pilota, durante il quale ha saputo distinguersi dapprima nel Motomondiale - dal 1992 al 1997, in sella alla Paton per una stagione, le restanti a bordo di una ROC Yamaha - poi nella SBK, categoria in cui il mantovano vanta ben 176 presenze.

La cosa ancor più bella di tutta la sua carriera è il connubio costituito nell’ambito delle derivate di serie. Da buon italiano, Lucio ha sempre gareggiato con il marchio Ducati; corridore “azzurro” su Rossa, per un vero record tricolore. Pedercini è, tuttora, il pilota nostrano che conta il maggior numero di presenze con una Superbike di Borgo Panigale: “Sì, perché esordì nel 1998 a Phillip Island - racconta - weekend che ricordo come se fosse ieri. Sino al 2006 ho guidato Ducati, passando da 996 a 998, sino alla 999. Dal primo all’ultimo round in cui ho gareggiato, davo tutto ciò che avevo. Mi sono divertito, ho instaurato rapporti professionali e di amicizia in un paddock in continua evoluzione. L’infortunio rimediato a Valencia mi costrinse alla resa, era un venerdì di prove, dovetti rinunciare ad andare avanti”.

Ma non hai rinunciato ad esserci, anzi, hai raddoppiato l'impegno.

Mi sono tolto la tuta in pelle e ho vestito la camicia del team manager (ride). Ho continuato a portare in pista moto Ducati, togliendomi diverse soddisfazioni. Più avanti sono passato a Kawasaki, Casa con la quale tuttora collaboro in modo proficuo".

 Lucio ha schierato piloti di valore. Per esempio, possiamo citare Marco Borciani, Mauro Sanchini, Kurtis Roberts, Roger Lee Hayden, Yonny Hernandez, Jordi Torres e Matteo Baiocco. Avere un manager che ha saputo andare forte in moto rappresentava un vantaggio per loro ed uno stimolo in più. Anche perché, oltre a ben figurare nel Mondiale, Pedercini ha ottenuto due titoli italiani Superbike: “In sella a una Ducati, ovviamente. Il biennio 2001 - 2002 fu molto buono sia nei confini nazionali che a livello intercontinentale”.

Del 2002 di Pedercini, di primo acchito, viene in mente il casco indossato ad Imola, in onore del suo idolo di sempre: “Mi presentai in griglia con un casco dedicato ad Ayrton Senna, raffigurante colori e grafica usate dal brasiliano in anni di Formula 1. Feci quel gesto non per attirare l’attenzione, bensì per autentica passione. Quando mi reco al Santerno, non manca una volta in cui io mi fermi ad ammirare il monumento realizzato al Tamburello. Appena dopo l’incidente di Ayrton sino all’ultima occasione in cui mi sono soffermato in quel punto del tracciato, mi sono emozionato”.

Ai tifosi piacciono i personaggi che si emozionano e che fanno emozionare.

È giusto che sia così. Il nostro sport è particolare, bellissimo, difficile e pericoloso, ma fa innamorare. La passione per i piloti e per le gare è il valore più importante, io la penso così. Pensa che, quando sono a Volta Mantovana e paraggi, mi giro di scatto se passa una moto nella strada di fianco a casa. È più forte di me e vivo queste sensazioni anche in pista e nel garage”.

Garage TPR che ha in Sandro Cortese un due volte campione del mondo. L’avventura 2020 di Lucio è partita in extremis, con membri del team che si sono conosciuti in aeroporto.

Malgrado il “ritardo”, la Kawasaki Ninja guidata dal tedesco ha preso punti in tutte e tre le gare in programma, arrivando addirittura in top ten nella manche della domenica pomeriggio: “Se penso che abbiamo realizzato tutto all’ultimo istante, dico che in Australia ci siamo difesi egregiamente - spiega - nonostante non avessimo svolto test prestagionali o prove di collaudo. Nei giorni a precedere l’evento di Phillip Island ci siamo ‘rodati’ e poi abbiamo affrontato le gare. Il mio obiettivo era esserci, lo volevo con tutta la mia passione, siamo tornati a casa con punti in classifica”.

 Dopo il blocco, quando tornerete a girare?

Vorremmo andare a girare nei giorni 18 e 19 giugno a Barcellona, insieme a Kawasaki KRT. Provare al Montmelò ci consentirebbe di portare avanti il lavoro nel box ed in pista. Essendo un tracciato nuovo per il calendario SBK, sarebbero test interessanti. I dati laggiù accumulati, saranno po utili da sfruttare nel weekend di gare”.

 Il lockdown non ha frenato la tua voglia di corse.

No, anzi. Altro che frenato, l'ha accelerata! Voglio tornare a lavorare, desidero andare alle gare. Guarda, non ho trovato voli su Barcellona per il test di giugno. Siccome dal 3 apriranno le frontiere, andremo in Catalogna anche in macchina, oppure, a bordo del camion. Come sempre ho fatto in anni di carriera, voglio esserci”.

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