Quasi 100.000 persone affollarono l’Autodromo Nazionale di Monza, in quella domenica 8 maggio 2011. Il pubblico della SBK proveniva da ogni dove, specialmente quando si correva in Brianza: Aprilia, Ducati, Honda, BMW, Kawasaki, Suzuki e Yamaha erano le moto portate in gara dai protagonisti, che si dettero battaglia in entrambe le manche.

Chi diceva che la R1 non godesse del motore più prestante della griglia, aveva - forse - ragione. Tuttavia, nei lunghi rettilinei monzesi, la quattro cilindri a scoppi irregolari messa in pista da Iwata volò, soprattutto nelle mani di Eugene Laverty, autore di una doppietta.

L’irlandese sfruttò ogni cavallo a sua disposizione e guidò al limite nei curvoni. Gli avversari si inchinarono al vice campione del mondo Supersport, sino a lì un po’ in difficoltà, da lì in avanti sempre concreto e competitivo.

Gara 1, Biaggi e Haslam si arresero a Laverty


 Diciotto giri, tirati al massimo. All’epoca la partenza era ancora con quattro piloti per fila; in pole c’erano Biaggi, campione in carica con l’Aprilia RSV4. Laverty e la sua R1 blu appena dietro, poi Rea su Honda e Corser, alfiere BMW.

Non abbiamo finito l’articolo ed abbiamo già i brividi, nel sol nominare certi piloti. Comunque, andiamo avanti: Melandri e la R1 numero 33 partivano dalla quinta casella, Leon Haslam con la S 1000RR dalla sesta, completavano la seconda fila Michel Fabrizio e Noriyuki Haga, rispettivamente portacolori Suzuki e Aprilia.

Molto bene, il semaforo si spense e tutti arrivarono alle temibile prima chicane, lenta, stretta e traditrice. Tutto sommato, ogni corridore ne uscì indenne, rimediando ed elargendo sane e tonificanti sportellate. Giusto così.

Nei passaggi iniziali, grande bagarre. La danza all’Ascari fu impressionante, perché i piloti, dotati di personali stili, e le moto, con diversi suoni emanati dai terminali di scarico, offrirono spettacolo ed emozioni.

Finché, il gruppo si sgranò. Melandri, Haslam, Biaggi e Laverty si ritrovarono papabili di vittoria, difficile o forse impossibile pronosticare colui che l’avrebbe colta.

Eugene dette tutto in due giri decisivi. La sua Yamaha usciva pulita dalle curve e lui, di corpo, la teneva in una traiettoria perfetta. Nonostante Max su RSV4 e Leon con la S1000 RR, l’irlandese accumulò i metri di vantaggio sufficienti per vincere, facendo esplodere in gioia il muretto del team.

Toltosi il casco, Laverty non sembrò nemmeno stanco:Sono molto soddisfatto, questo successo è importante per me e per la squadra ma... tra poco ci sarà la seconda manche”.

Gara 2, bis irlandese


Tra i tanti sconfitti, soprattutto Melandri desiderava riscattarsi. Marco era il compagno di box dell’irlandese numero 58, perciò il “primo dei battuti”. Per lui occorreva una reazione.

Reazione che arrivò, ma non completa. In partenza, il ravennate si districò bene nella variante che in cui caddero Smrz, Haslam e Rea. Poi, i duelli a suon di staccate. Fabrizio, Haga e Corser mollarono la presa, Laverty e Melandri - un duo tutto blu - si giocarono il gradino più ambito.

Eugene apparì più ”a posto”. Velocità a parte, la R1 guidata dal vincitore della prima frazione seguiva binari immaginari, quella del numero 33 si ribellava un po’.

Ecco l’ultimo dei 18 giri. Lo strappo finale, esaltante, dimostrò l’intelligenza tattica di Laverty: pur sapendo si essere più veloce di Melandri, lasciò il team mate davanti, sino alla staccata della Parabolica. Proprio in quel punto, il pilota ravennate andò lungo, l’irlandese si infilò all’interno e, con una bella manata di gas, vinse.

Di fronte a telecamera e microfono, la consapevolezza dell’eroe di giornata:Mi sentivo tranquillo, composto. Ho aspettato l’ultimo giro e ho attaccato, sapevo che poteva andarmi bene”.

In una domenica tutta Yamaha, agli altri le briciole: Fabrizio calcò il terzo gradino del podio, dando luce alla GSX-R. Haga arrivò quarto, Biaggi - autore di un lungo - più indietro. Carlos Checa, dominatore della stagione e futuro campione del mondo, non brillò, Poco male, lo spagnolo e la Ducati Althea ebbero modo di rifarsi. Alla grande.