Il tema seguente è, per appassionati e addetti ai lavori, uno dei più sentiti, perché convoilge una Casa che ha scritto pagine di successi, e due ambiti, quello MotoGP e la SBK.

Aprilia, il marchio italiano che ha conquistato il Mondo, ma non del tutto. I successi a raffica ottenuti nelle categorie prototipali a due tempi e gli allori conquistati tra le maxi a quattro tempi, fanno contrasto con l'avventura ancora "work in progress" nella Top Class.

Da qualche anno disimpegnata ufficialmente in SBK, super impegnata - tramite il team Gresini - in MotoGP, per risorse concentrate tutte in una sola direzione: provare ad infastidire i rivali esteri giapponesi e la “cugina” Ducati. Nella SBK, i piloti dotati di moto prodotte a Noale ci riuscivano. In MotoGP, la strada è segnata ma è ancora lunga.

La gloria a (quei bei) due tempi


La prima affermazione di tappa fu centrata da Loris Reggiani a Misano. Era il Gran Premio di San Marino Classe 250, annata 1987. Quello storico successo aprì, più avanti, una striscia impressionante di vittorie, distribuite tra ottavo e quatro di litro, per una lista che ha visto guadagnarsi il numero 1 dai seguenti piloti: Gramigni, Sakata due volte, Rossi, Locatelli, Vincent, Bautista, Talmacsi, Simon e Terol nella 125.

Raddoppiando cilindrata, ricordiamo il triplice trionfo di Biaggi ed i singoli di Rossi, Capirossi, Melandri, Poggiali ed il bis iridato di Lorenzo. A tutto ciò, si devono sommare risultati prestigiosi che hanno portato ad Aprilia qualcosa come 19 titoli mondiali nella sezione Costruttori. Le case giapponesi dovettero abbassare la testa più volte.

L'avventura in 500 e MotoGP


Progetti interessanti ed avveniristici, piloti talentuosi e dai pesanti curricula, ma sia nella mezzo litro a due tempi che nella MotoGP a quattro tempi ma non arrivarno podi, sebbene le proprie moto fossero belle, veloci e tecnologicamente avanzate.

In 500, la scelta di sfidare con una bicilindrica le rivali dotate di propulsore quattro cilindri, si rivelò piuttosto, anzi, decisamente ardita. Purtroppo perché, nel frattempo, nelle altre classi le cose andavano a gonfie vele. Qualche stagione disputata sottotono e la decisone di uscire.

Il rientro in MotoGP fece parlare, poiché il tre cilindri della RS Cube era devastante, da ogni punto di vista. Sfortunatamente, le classifiche iridate non furono scalate con la stessa grinta profusa da piloti come Edwards, Laconi Haga e Byrne. Seguì un nuovo ritiro ed un ulteriore rinnovo, per un quattro cilindri rivisto più volte, tuttavia scarsamente foriero di risultati. Il resto è storia recente.

E in SBK...


Diverse sono le vicende raccontate dal paddock delle derivate. Innanzitutto, la prima Aprilia vista in griglia era una bicilindrica a V di 60°. scelta tecnica che garantiva ingombri ridotti, regimi di rotazione elevati e una interessante potenza complessiva. Dopo il buon debutto di Peter Goddard, le vittorie arrivarono grazie a Troy Corser, capace di battere nippo e Ducati più volte, finendo terzo e quarto nel bienno 2000-2001. Anche Regis Laconi vinse una manche, ad Imola nel 2001. Dopo Haga, il progetto fu abbandonato, ma il meglio stava per arrivare.

Con Max Biaggi e la RSV4. Questo modello è da considerarsi una pietra miliare della SBK, dato che i titoli vinti dal romano furono due e Sylvain Guintoli si aggiudicò l’edizione 2014. Contestualmente tra il Corsaro ed il francese, le manche contraddistinte dal Marchio di Noale hanno raggiunto quota 41, con 89 podi conquistati. Sette i titoli complessivi nelle derivate, con doppiette Piloti e Costruttori 2010, 2012 e 2014. I conti tornano bene.

La voce del popolo e la nostra opinione

Perché non dare retta agli appassionati? Ovvero, perché non tornare ad investire almeno un po’ sulla SBK, mettendo mani e idee sulla nuova RSV4? Le prestazioni del poco esperto Chris Ponsson e del debuttante team Nuova M2 Racing hanno fatto, a tratti, capire quanto il progetto sia tuttavia dotato. Cioè, godente di una base invidiabile.

La MotoGP, è giusto continuare a farla. È la Top Class e, già esserci, vuol dire tanto. Casomai, con un vero top rider. Poi, la SBK, anche la SBK, decisamente sì. Il popolo ne è convinto: nel campionato delle derivate una moto di Noale tornerebbe a vincere e a far parlare la gente di Aprilia. Ne siamo convinti pure noi.