Uno dei principali motivi di interesse dei test di Jerez è senza dubbio lui. Di chi stiamo parlando? Ovviamente di Esteve (per tutti Tito oramai) Rabat, che domani inizierà ufficialmente la sua nuova vita: dopo ben 14 stagioni nel paddock della MotoGP infatti lo spagnolo ha deciso di cambiare, abbracciando una nuova avventura in Superbike ed accasandosi presso il team Barni.

Rabat e la struttura di Marco Barnabò sono senza dubbio accumunati da un fattore, ossia la voglia di riscatto. Se Tito cerca infatti nuova linfa dopo alcune stagioni sottotono in MotoGP, il team Barni dal canto suo vuole senza dubbio cancellare in fretta le tante delusioni raccolte tra il 2019 e (soprattutto) il 2020, con un totale di cinque piloti alternatesi in sella senza particolare fortuna.

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Possibile jolly


Nella sua avventura Rabat non troverà solo il sostegno del team bergamasco, ma anche e soprattutto quello di Ducati. E’ risaputo d’altronde come la casa di Borgo Panigale abbia avuto un ruolo cruciale nel passaggio di Tito dal team Esponsorama in MotoGp al team Barni in Superbike, con il chiaro intento di replicare quanto fatto con Alvaro Bautista nel 2019: fornire ad un pilota Ducati in esubero in un campionato una solida alternativa in un altro, mettendolo in condizione di brillare.

A Bautista fu addirittura riservato un posto nel team Aruba, ma anche Rabat potrà contare su un supporto di alto livello. Tito avrà infatti a disposizione un elettronico scelto direttamente dalla casa, e potrà beneficiare delle sospensioni Ohlins come tutti gli altri piloti Ducati, visto il passaggio di Barni da Showa all’azienda svedese.

La possibilità dunque di vedere brillare Rabat già nei test alle porte dunque è tutt’altro che remota, e potrebbe rappresentare una importante variabile anche in ottica campionato. Tito infatti potrebbe essere (al pari di Chaz Davies) un vero e proprio jolly nella lotta mondiale tra Rea e Redding, o diventare in prima persona un serio candidato al titolo, rendendo la stagione alle porte ancora più interessante. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, in attesa di domani.

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