Come abbiamo visto, i test SBK di settimana scorsa si sono rivelati un buco nell'acqua. Troppa pioggia ha bagnato l'Angel Nieto, costringendo i team presenti a rinunciare: con sole 10 giornate di prove disponibili, l'idea comune era che non avesse senso concedersi rischi inutili.

Meglio attendere il sole, perciò, ogni squadra ha formulato ragionamenti propri. Le formazioni Ducati sono tornate in Italia, aspettando di capire se sarà possibile fare qualcosa entro le prime due settimane di febbraio. KRT e HRC hanno lasciato tutto nel parcheggio del circuito, nell'idea di riprovarci domani e dopodomani.

In questo preciso istante, in Andalusia Giove Pluvio non sta concedendo sconti. Il cielo piange e viene da piangere. Certo, all'inizio del Mondiale mancano ancora mesi, ma quando provare in condizioni accettabili? Per Kawasaki c'è una nuova Ninja tutta da sviluppare, Honda ha una mole di materiale 2020 lasciato in sospeso. Forse, Ducati, Yamaha e BMW fanno bene ad attendere. O forse no.

Se non si prova in Spagna... dove si prova?


Il meteo sta cambiando. Lo dicono i nonni. Lo confermano gli esperti. Dove prima non esisteva l'inverno, ora fa freddo, Nei luoghi contraddistinti da temperature basse, adesso non si sa più cosa sia la neve. Questo, a caratteri generali. Nella fattispecie, bisogna analizzare.

Cartagena, è una pista che sta vivendo un periodo precario. Lì è sempre primavera o estate. Però, quel circuito non è inserito in nessun calendario iridato, sicché, ritenuto quasi inutile nei termini del lavoro da completare. Ci si può allenare, ma non si raccolgono dati da usare durante i round 2021.

Almeria, uguale. Bello il posto, piacevole e distensivo. Per divertirsi tuttavia. Gli altri impianti spagnoli costano di più, non sempre sono disponibili e ci si trova pure freddo. Come al Motorland di Aragòn, per esempio. Ci sarebbe il Portogallo, metà felice, seppur più lontana da casa. E l'Italia? Probabilmente solo Vallelunga potrebbe andare bene, ma non per tutto l'anno.

Stefan Bradl, il soldato HRC


Pioggia o sole, freddo o caldo, vento o foglie ferme, Stefan Bradl è "costretto" a saltare in sella e dare gas. Lui è il collaudatore HRC e a Tokio vogliono dati raccolti in condizioni di ogni sorta. Quindi, il tedesco abbassa la testa, gira, lavora e fornisce feedback.

Rischia o non rischia? Questo lo sa lui. Fa parte del gioco, quando si entra in pista, occorrono abilità e prudenza, ben mescolate. Altrimenti, meglio rinunciare. Appunto, la domanda è: se Bradl prova sempre e comunque, al di là dei 10 giorni disponibili dettati dal regolamento SBK, perché non provano anche gli altri?

Quando inizieranno le gare, ne siamo certi, sentiremo manager e corridori dichiarare questo: "Avremmo voluto girare di più, ma non ho avuto la possibilità di farlo". Bè, parliamone. Non mettiamo le mani avanti, ci basiamo su quanto accaduto negli ultimi anni. Non sappiamo se la cosa si ripeterà, però, sembra un film già visto. 

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