Silenzioso, schivo, educato, misterioso, rispettoso, veloce. Per descrivere il taciturno Toprak Razgatloglu, ci affidiamo a chi lo ha lanciato nel paddock delle derivate: “Toprak proviene da una famiglia di stuntman - a parlare è Manuel Puccetti, che con il pilota turco ha centrato il successo nella Stock 600 nel 2015, ha sfiorato il bis in Superstock 1000, e ha dato filo da torcere a tutti in SBK, collezionando due vittorie e tredici podi - suo papà si chiamava Arif, soprannominato Tek Tek, in grado di affermarsi in record di impennata, su una distanza di 10 chilometri. Putroppo, egli ebbe una scomparsa prematura e lasciò ai figli un piccolo negozio di accessori per motociclisti, curato da principalmente da Tomay, fratello di Toprak. Quando Arif perse la vita, l’attaccamento di Toprak a Sofuoglu si fece sempre più intenso. Kenan rappresenta la figura di secondo fratello. Un fratello maggiore”.

L’inverno anatolico è breve, ma intenso. Specialmente ad Alanya, città che si affaccia sul Mar Mediterrano ed attuale residenza di Razgatlioglu, tra dicembre e gennaio spira un gento velico così forte, da consigliare al numero 54 del team Crescent Yamaha di allenarsi al chiuso.

Esercizi a corpo libero, volteggiando come un vero ginnasta, e scambi di pugilato sul ring, prima di fuggire dal freddo, per trovare calore, ambientale ed umano. “Razga” usa trasferirsi a lungo nei pressi di Istanbul, dove il più adulto connazionale, detentore di cinque titoli Supersport, ha fondato un mastercamp, descritto da Puccetti “simile alla tana delle tigri”, paragonando la struttura di Sofuoglu al alla massacrante palestra del cartone animato giapponese in voga negli Anni Ottanta: “Proprio lì posso girare in moto - spiega Toprak - perché il clima è meno rigido e cattivo. Kenan ha allestito un centro completo di tutto: c’è un ampio kartodromo, dove ci sfidiamo in sella ed al volante. È stata realizzata un’area molto ampia, utile per ogni sorta di allenamento, a compendio delle due ruote. Tutti insieme ci concentriamo sull’obiettivo, che è lo stesso di Sofuoglu: dare il nostro meglio nella vita e nello sport, rispettando persone, regole ed avversari. Io, i gemelli Can e Deniz Oncu, Bahattin Sofuoglu ed altri giovani turchi rappresentiamo un movimento interno che vuole farsi conoscere a livello internazionale. Kenan ci segue in patria e pure alle gare, facendo combaciare il nostro lavoro con i suoi impegni politici”.

Razgatlioglu - Sofuoglu: l'allievo ed il maestro della SBK


 Sofuoglu è sempre al fianco di Razgatlioglu, nel box ed in griglia di partenza. Il giovane turco conferma quanto fondamentale sia la presenza del maestro più adulto: "La sua presenza è importante, lui mi dà forza. Se sono arrivato al Mondiale è anche merito suo, perché da solo non ce l’avrei fatta. O, quantomeno, la strada da affrontare sarebbe stata in netta salita pendente. Grazie a Kenan, il motociclismo turco è nato da zero. Tutti consocono Sofuoglu e le sue gesta. Tramite i suoi successi, siamo arrivati noi, i giovani. Tutti abbiamo capito che, in fondo, le gare rappresentino qualcosa in più di semplici moto che girano in tondo. Le corse sono come l’esistenza. Mai si deve mollare nei momenti difficili e mai troppo occorre gioire negli attimi felici. La gloria è effimera, se fine a sè stessa. Vincere significa provarci, sempre e comunque, facendo affidamento sui propri mezzi personali”.

 La vittoria in SBK l’avevi già assaporata con il team Puccetti

Anni bellissimi, spesi insieme lavorando e divertendoci. Manuel è una cara persona ed un bravo professionista. Non ricordo volte in cui abbiamo discusso, perché la nostra era una fiducia reciproca, instaurata già con Kenan, prolungata nelle stagioni in sella alla Kawasaki. Spesso vado a trovare i ragazzi del team Puccetti, mi piace fermarmi a scherzare con loro. Poi, quando inizia il weekend di gare, torno a vestire i miei panni. Quelli Yamaha”.

 Il 2020 è stato il tuo primo anno da pilota ufficiale.

Sì, un ruolo nuovo per me, sicuramente diverso dall’essere un pilota privato e decisamente interessante, poiché costituito da tanti particolari aspetti. Ad esempio, quello relativo allo sviluppo della moto: la nostra R1 M è davvero competitiva, ma serve fornire ai tecnici le giuste indicazioni evolutive. Questo lavoro facile non è, dato che servono test su test per capire come muoversi e deliberare le parti approvate. Siccome la pandemia ha stravolto l’andamento della stagione, è capitato di doversi occupare dello sviluppo durante la tre giorni ufficiale. Il materiale da provare era tanto, per fortuna, però mi sono dovuto districare tra un turno cronometrato e l’altro”.

 Te la sei cavata bene: tre vittorie e sei podi, molto meglio del più esperto Van Der Mark.

Sono abbastanza contento di quanto ottenuto, malgrado io sia consapevole che avrei potuto fare di più. In Australia avevo vinto subito ed il giorno dopo sono arrivato secondo. Peccato per lo zero di Gara Due, ma il weekend di Phillip Island faceva ben sperare. Sappiamo che dopo è arrivato il grande lockdown ed il conseguente stop forzato dalla pandemia. Ripartire da Jerez è stato bello ed altrettanto difficile. Era come ricominciare daccapo. Il Mondo ed il paddock erano diversi, ma noi di Yamaha andavamo forte, fortissimo. Abbiamo registrato un lieve calo verso metà cammino, quando Rea con la Kawasaki e Redding su Ducati iniziavano a scavare dei solchi. Finché mi sono fatto male”.

 Il doppio zero di Barcellona e gli altri rimediati durante l’anno, hanno inficiato non poco.

Se si vuole vincere un titolo Mondiale, la prima cosa da fare è risultare costanti. Costanti e veloci, intendiamoci. Quindi, costantemente veloci (ride). Proprio come sa fare bene Rea, sempre davanti, sempre al top, sempre e comunque. Penso che pure io sarei in grado di proporre un simile rendimento, mi serve giusto un poco di esperienza in più. Ed il giusto setting: all’Estoril, pista nuova per la SBK moderna, ho potuto guidare come volevo, evitando stravolgimenti sulla mia Yamaha. Due successi ed un terzo posto, questo è il mio potenziale. Voglio provare a fare così per tutto il 2021”.

Nuova R1, gli occhi aperti in SBK ed il sogno MotoGP


 Ha già provato la R1 nuova, Ragza, e pare proprio che gli sia piaciuta: "L'ho trovata decisamente valida. Dal test di Jerez, svoltosi lo scorso novembre, abbiamo portato a casa dati buoni per lo sviluppo ed una sensazione di sicurezza ancor maggiore. La nuova Yamaha è veramente bella da guidare ed ora curva come piace a me. Il lavoro fatto dagli ingegneri di Iwata e dai ragazzi del team Crescent si è fatto notare subito, nella prima uscita di preparazione a questa stagione. Penso che potrò esibire il mio stile di guida su tutte le piste inserite nel calendario 2021”.

 Tra l’altro, il tuo stile è stato criticato dai tuoi avversari. Redding ti ha definito “pericoloso”.

Se qualcuno pensa che io sia pericoloso, si sbaglia. Chi sostiene che io rischi sempre e troppo, è fuori strada. Per me è normale guidare così. A me piace frenare duro, forte. Io prediligo sentire la moto al 100% in ogni frangente e nulla mi sfugge. Il mio controllo è totale e non ho paura di cadere o di farmi male. Nemmeno gli altri piloti devono avere questo timore, perché io sono molto attento e preciso. Non si deve credere che io mi prenda eccessivi rischi, è tutto normale”.

 Speriamo in un 2021 normale. O speciale?

La situazione è parecchio complicata anche in Turchia. Abbiamo dovuto chiudere le attività più volte, tuttavia, confidiamo di uscirne presto. Spero di ritrovare il pubblico nel paddock, perché senza tifosi, qualcosa di importante manca. Per qunto riguarda la stagione che partirà da Assen, il mio obiettivo è provare a conquistare il Mondiale SBK. Sono qui per questo motivo e mi impegno tanto per concretizzare il mio unico scopo. Vincere”.

 Non sogni la MotoGP?

La MotoGP è il sogno di ogni pilota, ci mancherebbe che non sia il mio. Avrei potuto sostituire Valentino Rossi a Valencia in quel venerdì di prove, quando lui era stato trovato positivo al Covid e si attendeva il suo ritorno. Però, il mio sponsor Red Bull e quello del team, Monster, non mi hanno concesso di provare la M1. Diciamo che si è trattata di una occasione solo rimandata ad un possibile futuro. Dopo aver vinto in SBK, però”.

Sono cinque i piloti italiani iscritti allo Yamaha R3 bLU cRU European Cup