Sin dalla prima edizione, datata 1988, la SBK ha avuto tra le proprie fila protagonisti di nazionalità italiana. Moto, squadre, sponsor e piloti, hanno sempre interpretato la parte da protagonista, divenendo l'anima pulsante del paddock di categoria. 

Carisma, imprese, risultati. In queste tre sezioni, il Bel Paese delle derivate di serie è tuttora invidiabile, malgrado l'attacco britannico sia sempre più feroce. Nell'Albo d'oro, l'unico campione del Mondo nostrano rimane Max Biaggi, ma sembrano arrivare nomi nuovi pronti ad ereditare i primati ottenuti dal romano.

Con una pattuglia tricolore costituita da 4 punte, la nostra rappresentanza 2021 è ben fornita: Michael Ruben Rinaldi, Andrea Locatelli, Axel Bassani e Samuele Cavalieri sono il nuovo che avanza. Riuscirà uno di loro - o più di uno, perché no? - ad emulare le gesta di Pirovano, Falappa, Chili e Fabrizio? Oppure, del Corsaro stesso?

SBK, "i pro" dei quattro azzurri: titoli vinti, moto ufficiali ed età


Rinaldi ha conquistato l'Europeo Stock 1000 nel 2017 ed il titolo di miglior pilota Indipendente lo scorso anno. Dopo una bellissima stagione con Go Eleven, Michael Ruben è entrato nel team Aruba Factory, coi benefici del caso. Locatelli è l'attuale numero 1 della Supersport, sebbene Andrea abbia cambiato categoria.

Il "Loka", a seguito dei trionfi condivisi con Evan Bros, è ora nel Crescent Yamaha ufficiale, per una investitura guadagnata sul campo. La sua R1 avrà le attenzioni della Casa giapponese. Stessa dedizione, per Bassani - campione Europeo Supersport 2016 e Cavalieri, secondo classificato nel CIV 2020. Axel e Motocorsa potrebbero divenire un binomio "mina vagante", Samuele e Pedercini sono pronti a stupire anche rivali e addetti ai lavori.

E poi, le giovani età. Non parliamo di ragazzini, né teenager. Troppo piccoli ed inesperti per la SBK. I quattro moschettieri hanno 25 (Rino, Michael Ruben), 24 (Andrea, il Loka), 21 (El Bòcia, Axel) e 23 anni (Cavalieri, Samu-Cava). Beati loro, perché rientranti in un range ideale di esperienza e freschezza.

SBK, i  "contro" dei quattro azzurri: moto indipendenti e poca esperienza


Dobbiamo analizzare le cose. Partiamo da Cavalieri. Samuele è vicecampione italiano Superbike, ottimo piazzamento, ottenuto con una Ducati. Per lui, la Kawasaki Ninja sarà tutta da scoprire, così come molte piste e gli avversari. Essere Indipendente non lo metterà sotto pressione, ma è giusto dire che il titolo finale non rappresenti il target ambito.

Axel Bassani dovrà riabituarsi alla 1000. Le stagioni spese con la 600 e quelle nella Superbike tricolore hanno dimostrato come il veneto si trovi meglio su moto di grossa cubatura. Troverà subito il passo giusto? Non avere un compagno di squadra con il quale condividere i dati, potrebbe essere un limite in più da valicare.

Andrea Locatelli, oltre a tenere a bada tale Toprak Razgatliglu, dovrà macinare chilometri con la sua R1, veramente diversa dalla R6. Durante i test di Jerez, il bergamasco ho mostrato netti progressi, da confermare in gara. Sarà atteso al varco. Come lo sarà Rinaldi, ora ufficiale con relative responsabilità e pressioni. Michael Ruben le saprà sopportare o sarà più facile per lui condividere il box con Scott Redding?

Predecessori più che illustri, con Biaggi a far pendere il piatto della bilancia


Verrebbe da dire: mamma mia che nomi. Anzi, diciamolo: che nomi! Come suggerrito dall'onnipresente ed attento Fabrizio Porrozzi, l'Italia ha sempre avuto piloti capaci di fare bene in SBK. Ecco gli esempi più importanti di quartetti illustri: Tardozzi, Lucchinelli, Pirovano e Monti.

Oppure, ancora: Falappa, Pirovano, Bontempi e Monti. In tempi più recenti, Biaggi, Giugliano, Melandri e Canepa. Come Zio Fabri ricorda, questi sono stati tutti titolati: Max in 250 quattro volte ed in SBK due, Davide nella Stock 1000, proprio come Niccolò, che ha pure un alloro Endurance. Marco ha vinto nella duemmezzo. Tutti sono stati capaci di andare forte, le vittorie ed i podi collezionati sono stati numerosi, ma la differenza è stata fatta dal portacolori Aprilia

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