SBK, Rea come Marquez: l'importanza del campione Kawasaki

SBK, Rea come Marquez: l'importanza del campione Kawasaki© GPAgency

Johnny domina da sei anni consecutivi e, come Marc in MotoGP, rappresenta il riferimento del campionato dedicato alle derivate di serie. Senza il numero 1 della serie, non sarebbe la stessa cosa 

Nei recenti test SBK effettuati a Barcellona abbiamo visto, ancora una volta, come sia Johnny Rea a fare il bello ed il cattivo tempo. Bello per lui cattivo per gli altri, volendo essere precisi. Il pilota nordirlandese ha collocato il proprio nome in alto alla lista dei cronologici, facendo volare la sua Kawasaki ufficiale.

Non solo. Pure nel passo gara, il numero 1 si è dimostrato numero 1. Nel long run del Montmelò, la Ninja del sei volte iridato è risultata imprendibile. Bravi i rivali, bravissimi. Al momento, però, sembra che nessuno di loro sia in grado di infastidire il plurititolato delle derivate.

Il livello tra i forti e vari Scott Redding, Michael Ruben Rinaldi, Toprak Razgatlioglu e Tom Sykes appare equilibrato e, comunque, si fatica a trovare un eventuale dominatore in mezzo al gruppo degli inseguitori. Anzi, con gli emergenti Andrea Locatelli e la rivelazione americana Garrett Gerloff, il Mondiale è ulteriormente bilanciato. O meglio, lo sarebbe se non ci fosse il Cannibale.

ZX-10RR "vecchia" o "nuova"? Per Rea, poco cambia


Chiedendo a Kawasaki una moto nuova, Johnny è stato poi accontentato. La versione 2021 della ZX-10RR mantiene i classici dettami della filosofia di Akashi, motore quattro cilindri in linea su tutti. Le modifiche apportate al modello riguardano numerosi particolari, a partire dalla sezione frontale, per una aerodinamica oggi più efficace. 

Ridisegnato anche l'airbox, rivisto l'impianto di scarico, spostato il vano carburante, "rimpicciolito" il propulsore. In che senso, "rimpicciolito"? Nella prima uscita novembrina di Jerez, nel retrobox Provec vi erano due unità, la vecchia e la nuova. Ebbene, quest'ultima proponeva ingombri più contenuti, confermati da un ometto in camicia e dagli occhi a mandorla.

Johnny ne ha sfruttato il maggior potenziale, sia all'Angel Nieto, più avanti ad Aragòn e Barcellona. Il gap dalla V4 R non è del tutto chiuso, ma poco ci manca. Anche perché al picco massimo di velocità, l'elettronica della Ninja fa arrivare Rea nel modo più lineare e pulito possibile. Senza patemi.  Quando vediamo la punta KRT in cima alle classifiche, non stupiamoci.

Una  (eventuale) SBK senza Johnny: bellissima, però...


Quando un campione del genere non è presente, la differenza si vede, subito. Prendiamo ad esempio la MotoGP: Marc Marquez manca dal primo Gran Premio 2020, sappiamo i motivi. Senza il catalano, innanzitutto, Honda è finita nel baratro prestazionale. Prima cosa.

Seconda nota: per tutta la passata stagione, si sono persi i riferimenti. Il numero 93 rappresentava l'ago della bilancia, l'asticella sempre in rialzo, lo stimolo assoluto. Senza di lui, una sana confusione. Per carità, bella, perché abbiamo contato numerosi vincitori di tappa. Ma il livello appariva alto e, contestualmente, più basso. Infatti, l'attuale campione Joan Mir non ha palesato alcuna supremazia. Tutt'altro.

Se Rea lasciasse la SBK, si verificherebbe la medesima dinamica. Magari, avremmo un maggior numero di pretendenti alla corona. Magari, conteremmo tanti piloti capaci di salire sul gradino più alto del podio. Sicuramente, la serie non proporrebbe il numero 1 indiscusso che, infischiandosene di marketing e cappellini da vendere, sfoggia senza incertezze la tabella del migliore.

Le pagelle MotoGP di Doha

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