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Carl Fogarty compirà 56 anni l’1 luglio, un traguardo che taglierà dopo aver conquistato quattro Mondiali nella Superbike, due nella TT-F1 e uno nell’Endurance, tutti conservati gelosamente nella bacheca personale, e ogni trofeo è rivestito in oro massiccio. In realtà i titoli nel TT-F1 sarebbero tre, ma nel 1990 il campionato era stato declassato a Coppa del Mondo, non era più un Mondiale vero e proprio.

L’ultima possibilità di vincere, da vero re, Fogarty l’ha poi avuta in un ambito particolare, un reality show inglese dal titolo emblematico e traducibile con “Sono una celebrità, portatemi via da qui”. Un reality a cui Foggy ha partecipato nel 2014. E naturalmente ha vinto... Il fatto che Fogarty ora sia noto in Gran Bretagna più per l’impresa nella giungla che per i trionfi in pista dice parecchio sulla società britannica e sulla longa manus della TV. Ma sebbene si sia aggiudicato una competizione anche dopo aver smesso di correre, fuori dalle piste Carl George Fogarty – nominato Membro dell’Impero Britannico – è una persona differente rispetto al pilota. Non ne fanno più, di piloti e di persone come lui, anche perché non esistono più le condizioni per generare personalità particolari come la sua. Un esempio? Non serve grande fantasia per identificarlo: Fogarty è l’ultimo campione del Mondo davvero versatile. Perché sulla scorta di tanti piloti venuti prima di lui – ma di nessuno che l’ha seguito – l’inglese poteva correre ed eccellere in qualsiasi categoria. Se negli anni ‘60 e ‘70 i piloti iniziarono a boicottare o ignorare le corse sulle strade, e negli anni ‘80 esisteva già una netta distinzione tra chi correva in pista e chi su strada, Fogarty non ha mai fatto davvero parte soltanto di una delle due fazioni.

Il Re su qualunque asfalto


Se altri grandi nomi del motociclismo britannico della sua generazione come Terry Rymer, John Reynolds, Niall Mackenzie e Donnie Macleod non partecipavano mai alle corse su strada, se non con qualche comparsata più per obbligo che per volontà, Fogarty ha saputo andare fortissimo e vincere con qualsiasi mezzo avesse tra le mani. Dalle piccole due tempi degli inizi all’esplosiva Ducati bicilindrica quattro tempi con cui ha costruito la propria leggenda. Circuiti, strade, Endurance, corse brevi o Daytona, Foggy correva e vinceva ovunque, a un’unica condizione: che si corresse sull’asfalto. Soltanto di recente ha perso lo status di recordman di successi nel mondiale Superbike, in favore di un amico di famiglia come Jonathan Rea, il miglior pilota della SBK della nuova generazione e forse di ogni epoca. Prima di Rea, Fogarty era Mister Superbike nel Regno Unito. Uno status che però gli andava stretto, visto che ancora oggi per qualcuno è King Carl, il Re, proprio come Kenny Roberts lo è per il pubblico del Mondiale GP. Ma forse la definizione migliore è quella data dal titolo della sua biografia, scritta da Julian Ryder: “Il corridore completo”.

Che fine ha fatto: Troy Bayliss

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