di Federico Porrozzi Diciamoci la verità. Con quella faccia lì, che racchiude due occhi educati e timidi, può sembrare più un commesso di un fast food o uno studente di chimica. E invece, Jonathan Rea è il nuovo campione del mondo della Superbike. PRODOTTO D’IRLANDA - Nato 28 anni fa nell’Irlanda del Nord e residente a Ballymena (28.000 anime nella contea di Antrim), ha iniziato a correre seriamente nel 2003, esordendo nel campionato britannico con la 125 Gp. Dopo una stagione di apprendistato nella Supersport, passa nel 2005 nella classe regina del BSB, la Superbike, categoria in cui rimane tre anni. INIZI DA CAMPIONE - Risultati e talento lo portano, nel 2008, a correre nel mondiale Supersport con la Honda ufficiale: una stagione d’esordio durante la quale conquista sei podi e tre vittorie e che, nell’ultima gara di Portimao, gli regala la gioia di un altro debutto. La Honda, infatti, lo premia con la partecipazione al round portoghese della Superbike e lui ricambia con la partenza dalla prima fila. 8 ORE DI SUZUKA E MOTOGP - L’anno successivo, in Superbike ci corre in pianta stabile e, sempre con la Honda, centra anche il primo podio. Nel 2010 e 2011 guida ancora la CBR e si rivela tra i protagonisti del campionato, con sei vittorie, quattro secondi e quattro terzi posti. Nel 2012, oltre a due vittorie e quattro secondi posti nel mondiale, si toglie lo sfizio di vincere la 8 Ore di Suzuka e di debuttare nella MotoGP (sostituto di Stoner) per due gare, chiuse al settimo e all’ottavo posto. MARITO, PADRE E PILOTA - Anche nel 2013 e 2014 si toglie le sue soddisfazioni. In pista e fuori. Oltre a sposare Tatia e a diventare padre di Jake (che oggi ha due anni), si conferma di nuovo tra i top rider del mondiale con altre cinque vittorie, due secondi e cinque terzi posti (l’anno scorso chiuse il campionato al terzo posto). Ma l’amata Honda, moto con cui ha corso le sue prime otto stagioni nel “circus” Superbike, inizia a stargli stretta. SU UN CAVALLO STANCO - E’ una sensazione che, nel corso degli anni, hanno avuto in tanti tra gli addetti ai lavori e gli appassionati della categoria: Rea è un grande talento ma la moto non lo aiuta. La CBR è una delle moto più “datate” e meno potenti del lotto e su alcune piste Jonathan non può fare molto rispetto alle altre corazzate giapponesi e alle italiane Aprilia e Ducati. ORA DI CAMBIARE - Nel box della Casa alata, Rea sentiva a casa: conosceva bene tecnici e responsabili del team e, forse, ha sperato fino all’ultimo in una chiamata in MotoGp (dove la Honda è la moto da battere) ma quando ha capito che a 27 anni suonati era il caso di “concretizzare” gli sforzi fatti e di premiare il suo talento, ha preferito cambiare aria e mettersi alla guida di una delle moto più performanti. GESTIONE DA TOP RIDER - Kawasaki era la scelta giusta e lui lo sapeva sin dall’inizio di questo 2015. L’esperienza, la capacità di concentrazione, il “manico” e la consapevolezza dei suoi mezzi gli hanno permesso di gestire al meglio il rapporto con un “ingombrante” compagno di squadra (Tom Sykes, campione del mondo 2013 proprio con quella moto) e la pressione data dalle tante aspettative nei suoi confronti. DODICI VITTORIE - Alla prima opportunità, “Faccia d’angelo” ha risposto al meglio. Da campione vero. Nel 2015, fino alla gara di Jerez è andato sempre a podio: dodici vittorie (dodici!), sei secondi e due terzi posti. Ha letteralmente dominato la stagione. Si è presentato in Spagna con oltre 140 punti da amministrare e, al termine di una gara difficile che grazie al quarto posto gli ha regalato il primo titolo mondiale, è esplosa la sua gioia. AL POSTO GIUSTO - Una gioia composta, com’è nel suo stile. Niente burn-out in pista. Solo una maglietta celebrativa e due cambi di casco per celebrare i più forti piloti britannici del passato. Poi l’arrivo sotto il podio con gli occhi lucidi e l’espressione di chi sa di essere finalmente nel posto giusto. Un abbraccio tenero a Tatia e a Jake, tanti “high-five” battuti ai ragazzi della sua squadra e dieci parole importanti rilasciate ai microfoni. LO SOGNAVA DA BAMBINO - “E’ stata una gara difficile. Ho avuto un grosso problema con la gomma e con il motore ma ad ogni passaggio sul traguardo mi sono imposto di correre con intelligenza, senza stradare. Perché c’era una vittoria importante in ballo. Ho sognato questo momento sin da quando ero bambino e ora sono felicissimo. E’ una sensazione stupenda”. UNA VOLTA SU DUE - I numeri di Johnny in otto stagioni di Superbike? Su 160 gare disputate è salito sul podio quasi una volta su due e ha conquistato 27 vittorie. Come ha detto Michael Van Der Mark appena sceso dal podio: “Questo mondiale, Rea, se lo merita tutto”. Complimenti, “Faccia d’angelo”.