di Federico Porrozzi Le prime tre gare della stagione bastano per fare i primo confronti tra l’Aprilia versione 2015 e quella versione 2016? Abbiamo provato a fare un po’ di analisi per capire a che punto sono le due RSV del team italiano Iodaracing rispetto a quelle gestite l’anno scorso dal Red Devils. PHILLIP ISLAND: TEMI SIMILI, RISULTATI (BEN) DIVERSI – L’anno scorso, Haslam chiuse la prima gara al secondo posto, a soli tre centesimi da Rea, facendo segnare il miglior giro della gara in 1’31”600. Nella seconda manche centrò la vittoria, con un best lap simile. Torres, invece, nella seconda andò ko mentre chiuse la prima al quarto posto, a due secondi da Rea e con un miglior tempo più “alto” di due decimi rispetto a quello del britannico. Quest’anno i tempi sul giro “secco” sono stati simili: In gara1, Savadori (ko nella seconda manche) ha fatto un 1’31”800 come miglior crono contro l’31”400 del vincitore Rea mentre De Angelis in gara2 ha fatto peggio di 4 decimi rispetto al compagno di squadra. A cambiare è stata la costanza, perché i due italiani non sono riusciti a ripetere spesso quei tempi: Savadori ha chiuso 12esimo la prima manche, a ben 24 secondi da Rea mentre De Angelis ha tagliato il traguardo di gara2 in 13esima posizione, a 30 secondi dal vincitore. THAILANDIA, DIFFERENZA EVIDENTE – A Buriram, nel 2015, Haslam arrivò due volte secondo, a 6 e a 4 secondi dal vincitore Rea, con un miglior tempo di quattro decimi più alto del pilota Kawasaki in gara 1 e di un decimo più alto in gara2. Torres, invece, chiuse entrambe le volte quarto, a 8 e 10 secondi da Rea e girando prima mezzo secondo e poi sette decimi più alto del vincitore. Quest’anno, Savadori ha portato a casa un decimo e un nono posto, chiudendo però a 34 e a 21 secondi dai vincitori (Rea prima e Sykes poi). Anche i tempi sul giro “secco” non sono paragonabili: rispetto alle Kawasaki, oltre un secondo e mezzo più alto. Un secondo circa separa le migliori prestazioni tra le Aprilia 2015 e 2016. A vantaggio delle prime… ARAGON, ANCORA NON CI SIAMO – In Spagna, l’anno scorso Haslam chiuse quarto la prima e sul podio la seconda manche. Se in gara1 pagò molto a Rea, nella frazione finale arrivò a soli 3 secondi, girando a tre decimi dal miglior tempo. Più lontano Torres, quarto e quinto in gara ma a circa 15 secondi (entrambe le volte) dal vincitore e con un best lap di circa sette decimi più alto di Rea. Quest’anno è cambiato il vincitore (Davies) ma i tempi al top sono rimasti più o meno gli stessi. Il discorso non vale però per le Aprilia: Savadori ha chiuso decimo e undicesimo, a ben 34 e 27 secondi dal vincitore e con un miglior giro più alto di quasi due secondi rispetto a Davies. Discorso identico per De Angelis, undicesimo e ottavo. Tra le Aprilia 2015 e quelle 2016, in questo caso, “balla” circa un secondo e due decimi. Sempre a vantaggio della vecchia gestione. ATTENUANTI, RITARDO, INFORTUNI E INESPERIENZA – Qualche scusante c’è, ed è controproducente negarlo. Il team Iodaracing si è iscritto al campionato all’ultimo “secondo”, senza avere la possibilità di effettuare i test. De Angelis, infatti, ha avuto il primo approccio con la RSV proprio a Phillip Island mentre Savadori in qualche modo la conosceva: almeno la sorella minore, visto che con una RSV in versione Stock ha vinto la Coppa del mondo 2015. L’altra attenuante riguarda i piloti: se Haslam era comunque uno di “lungo corso” in Superbike, De Angelis arrivava dal brutto infortunio di fine 2015 ed era comunque all’esordio. Così come Savadori, debuttante assoluto nella categoria. Vogliamo fare gli “avvocati del diavolo”? Esordiente lo era anche Torres, nel 2015…