“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Così cantava Antonello Venditti qualche anno fa e a dimostrare la concretezza di quelle parole ci ha pensato Nicky Hayden a Sepang.

OCCHI LUCIDI - Ok, l’amore in questo caso è “motociclistico” ma è una declinazione che fa al caso nostro. Già, perché per Hayden è stato davvero un ritorno e dal primo gradino del podio malese, probabilmente, ha ripensato in un attimo a tutta la sua carriera. Per questo, quegli occhi lucidi al momento dell’inno nazionale, hanno fatto emozionare molti appassionati e addetti ai lavori.

IDOLO IN PATRIA - E’ una storia che parte da lontano, quella di Nicky. Dopo aver debuttato da giovane con le moto da fuoristrada, nei primi anni del Duemila è già un predestinato: con due titoli americani in tasca (AMA Supersport e Superbike), debutta nel 2002 nel mondiale SBK, partecipando come wild-card al round di Laguna Seca, dove ottiene un quarto e un tredicesimo posto. 

SUPERBIKE “TRAMPOLINO” - I successi in America e la vetrina della Superbike gli consentono di debuttare nel 2003 nella MotoGP con la Honda: si capisce subito che è uno giusto, perché prima della fine della stagione centra i primi due podi iridati. Il resto è storia: la prima vittoria arriva nel 2005 (anno in cui chiude terzo il mondiale) e nel 2006 si laurea campione del mondo grazie al terzo posto di Valencia, battendo Valentino Rossi. Da lì, altre nove stagioni in MotoGP divise tra Honda e Ducati, fino alla scelta di rimettersi in gioco nella Superbike, dopo qualche stagione “sottotono” di troppo. 

SUBITO VELOCE - Sono bastate 12 manche nel campionato per derivate di serie, disputate in sella alla Honda CBR ufficiale, per salire sul gradino più alto: è vero, a Sepang l’ha aiutato la pioggia ma è altrettanto vero che in più di un’occasione, prima della Malesia, si era ritrovato tra i primi (quarto in Australia, quinto in Thailandia e terzo in Olanda). Fuori dalla pista, “Kentucky Kid” è un ragazzo gentile, disponibile ed educato. Ha sempre vissuto per le moto: viene da una famiglia di piloti (lo sono anche i suoi due fratelli Roger Lee e Tommy), vive di due ruote da sempre e aveva bisogno di una nuova sfida per alimentare ancora una volta la sua voglia di vincere.

10 ANNI DOPO - Honda gliel’ha data e lui, già a Sepang, l’ha ripagata nel migliore dei modi, tornando ad alzare la coppa del primo a dieci anni dall’ultima vittoria: era il 2006, aveva il numero 1 della MotoGP sulla carena della Honda e si correva a Laguna Seca. Proprio lo stesso circuito che lo aveva lanciato tra i grandi della Superbike. Dove oggi è tornato. Da campione.