Rientrare nel mondiale Superbike dopo due anni di astinenza e farlo dalla porta principale, in sella alla moto capace di vincere le ultime sei gare della stagione 2016.

UN LUNGO STOP - Per Marco Melandri, 34 anni da Ravenna, non poteva esserci modo migliore per tornare a far parte del motociclismo che conta. L’ex-iridato della 250 Gp dopo il travagliato addio all’Aprilia, piuttosto che accettare offerte meno stimolanti ha preferito aspettare la “chiamata” buona, con cui andare di nuovo a caccia del titolo Superbike. 

L’ULTIMO TRENO - Quella della Ducati ufficiale è arrivata a metà 2016 e Macio ha avuto tutto il tempo per prepararsi al meglio, mentalmente e fisicamente. Nei mesi scorsi, a Misano e Valencia, aveva già provato la Panigale con l’obiettivo di togliere la ruggine e prendere le misure ma adesso, anzi da ieri, ha iniziato a fare sul serio. E la sfida è di quelle dure per tutto ciò che rappresenta: la responsabilità di guidare una moto al top e l’attesa dei risultati da parte di sponsor e appassionati. Poche scuse possibili, insomma.

TUTTI IN PISTA - Ad Aragon, oltre a lui e al suo fortissimo compagno di squadra Chaz Davies (dominatore dell’ultima parte del 2016), ci sono anche gli altri team ufficiali Kawasaki, Yamaha e Honda: un bel banco di prova per capire a che punto è il suo apprendistato con la “rossa” di Borgo Panigale. Ha chiuso la prima giornata a quattro decimi da Davies e a un secondo da Rea. Niente male, per uno “fermo” da due anni. 

C’E’ TANTO DA PROVARE - “Sono molto contento di essere riuscito a girare con tutti gli altri piloti. Il mio compagno di squadra? E’ il primo rivale – ha spiegato Macio dopo aver completato 57 giri del MotorLand – abbiamo provato alcune parti della moto 2017 sul telaio e proveremo un nuovo motore e tanti altri nuovi componenti. Il team? Devo ancora conoscerli bene ma stanno lavorando molto. Devo migliorare in frenata e ottimizzare al meglio l’aiuto dell’elettronica. I primi giri del primo round non saranno facili visto che non corro da due anni ma ho l’occasione di portare in alto un marchio italiano del calibro di Ducati. Sono fiducioso”.

La classifica finale del mondiale 2016