Il monito lanciato da Max Biaggi alle case ufficiali affinché impegnino maggior risorse in Superbike non riguarda certo la Kawasaki. Ad Akashi vennero fatte scelte strategiche ben precise quando nel 2008 decisero di abbandonare la MotoGp in via ufficiale. Un rischio? In molti lo pensarono. Ma in Kawasaki avevano puntato tutto sull'altro campionato mondiale, quello delle derivate di serie, dove la vittoria era una questione tra Ducati e Aprilia.

PROGRAMMAZIONE - Grazie all'ottima programmazione e alla scelta di piloti vincenti i risultati sono arrivati in breve tempo. Prima il successo con Sykes nel 2013, poi gli ultimi quattro di dominio assoluto con Johnny Rea che ha inanellato una striscia di successi come mai nessun altro nella storia, regalando al suo team anche quattro titoli costruttori. Kawasaki oggi corre in veste ufficiale in Superbike ma continua a non essere presente, a differenza degli alti colossi  mondiali, in MotoGP. Una spina nel fianco della Dorna che invece è riuscita a riportare nel Motomondiale Aprilia e Suzuki e a far debuttare Ktm. Kawasaki ha fatto sapere che il rientro in MotoGP per il momento non è in agenda, mentre in Superbike non sono serviti i cambi di regolamento: la ZX 10R, arrivata oggi alla generazione 5.1, è ancora la moto da battere, sosfisticata ed evoluta. Merito di investimenti e sviluppo. Cosa che è mancata per esempio nelle altre Case giapponesi, che invece dimostrano una certa competitività quando si tratta di correre gare come la 8 ore di Suzuka. Strategie differenti dunque, che al momento stanno premiando la “verdona”.

DUCATI - Difficile nell'immediato futuro che Honda e Yamaha, o Suzuki, riescano a colmare il gap accumulato in questi anni. Toccherà ancora una volta a Ducati provare a interrompere l'egemonia nipponica. Come in MotoGp con Honda, così in Superbike con Kawasaki.