Scott Redding oggi ha sorpreso. Il britannico, campione nazionale e neo acquisto del team Aruba, sta prendendo confidenza con la Panigale V4 R con cui disputerà il campionato 2020. Il secondo tempo nei test di Aragon pone il vice iridato Moto2 stagione 2013 come il più veloce dei piloti in rosso nella prima uscita di gruppo stagionale. Scott debutta nella SBK ma non si sente affatto un rookie e non è impressionato dalle sue prestazioni.  “Non sono impressionato - dice - perché non risulto primo nella lista dei tempi (ride). Comunque, sono abbastanza contento, meglio di quanto sperassi sino a ieri. Mi sono concentrato sul lavoro da fare, per accrescere la confidenza con la Panigale V4 R in specifica mondiale. Malgrado le condizioni della pista e meteo non fossero perfette, infatti, non abbiamo apportato grossi cambiamenti all’assetto della moto, lasciando tutto come era. Il mio target principale si chiamava feeling, e ne ho avuto. Oggi non sentivo l’esigenza di essere veloce, non dicevo a me stesso di essere come un debuttante. Mi sono semplicemente concentrato sulla guida, ben sapendo che in pista avrei trovato rivali forti come Rea e Davies”.  

Che tipo di lavoro hai fatto con il team?

“Abbiamo lavorato con l’obiettivo di rendere la mia guida il più confortevole possibile e di questo sono piuttosto soddisfatto. Ho percorso qualche giro sul bagnato stamattina. Essendo abituato a situazioni di pioggia incontrate spesso nel BSB, ho deciso di guidare semplice, senza esagerare in condizioni così difficili, perché la pista era scivolosa”.  

Rispetto a Valencia, avete provato novità di elettronica?

“A Valencia non ho avuto problemi, oggi abbiamo modificato più parametri, perché l’asfalto freddo e scivoloso ci hanno suggerito di farlo. Grazie a questo lavoro, ho capito più cose, tutte relative alla nostra gestione elettronica. Correre nel BSB senza controlli elettronici mi sta aiutando a capire ancora di più come sfruttare tutti gli aiuti tecnologici a mia disposizione. In patria, non fu semplice per me. Entrando in un nuovo team, in un campionato per me inedito, con moto e gomme mai usate prima, l’aiuto della squadra e di Giovanni Crupi è stato fondamentale quando bisognava risolvere i problemi con la moto. Lui è una persona molto calma, mi rassicura tanto, ecco perché ho deciso di portarlo con me al mondiale. Io e lui comunichiamo bene, lui sa consigliarmi quello che potrebbe essere utile per me, nutro una grande fiducia nei suoi confronti e la cosa tra noi è reciproca, Tutto ciò ci aiuterà a crescere”.  

Haslam ha detto che, dopo anni nel BSB senza elettronica, è semplice tornare ad usarla, purché si capisca come farlo.  

“Bé, pero io ho corso tanto in MotoGP e lì l’avevo. Comunque, andando nel BSB, un po’ di shock lo ho avuto. Senza controlli, più rischi, più fai la differenza ma la possibilità di cadere è alta. Con l’antispin, la percentuale di salvataggio da una caduta è del 50%, ma bisogna avere fiducia nell’elettronica, credere sempre che lavorerà e la gestione Ducati è eccellente. Non so come sia la gestione Kawasaki, noto solo che la Ninja richieda uno stile diverso da quello Ducati, dovremmo spingere di più per capirlo, ma questo non mi preoccupa.    

Che compagno di squadra è Davies?

“Chaz è forte, molto forte. Considerate che ho avuto Joshua Brookes come compagno di squadra per un anno, in fondo lui è un bravo ragazzo, ma nel box faceva il suo lavoro ed io il mio. Ognuno di noi era concentrato sulle proprie cose. Con Davies mi sono allenato con motard e motocross più volte, lui è un ragazzo genuino, io e lui siamo andati sempre d’accordo e non credo che durante il periodo di gare la situazione sarà differente”.  

Dalla MotoGP al BSB, ora la SBK. Sei pronto?  

“Non sono pronto per avere il passo giusto, devo lavorarci. Rea, per esempio, conosce i limiti suoi e della Kawasaki, io devo crescere, facendolo con metodo e sviluppando la Ducati. Per andare forte nel mondiale, ho bisogno di correre contro i miei rivali, per vedere come si comporteranno nelle diverse situazioni, le loro reazioni al limite e l’andamento di round in round. In ogni weekend dovrò esplorare il loro potenziale, l’esperienza di cui sono dotati. L’unica cosa che potrò fare, sarà trovare il mio ritmo”