Al seguito di ottimi risultati nelle categorie a due tempi - con un campionato Sport Production 125 conquistato - Walter Tortoroglio decise di passare alle categorie con motori a quattro tempi che, tra le fine degli anni Novanta ed i primi Duemila spopolavano nei numeri di vendite e riempivano le griglie di partenza.

Per il pilota piemontese, ottime stagioni nella combattuta Superstock 1000, le migliori con la Suzuki e sulla Honda CBR del team Rumi, portate sino al podio ed al successo, con un secondo posto finale nel 2001 e pure nel 2002, con grandi prestazioni. Sempre con il marchio dell’Ala dorata, “Tortorix” ha disputato la stagione mondiale della SBK edizione 2003, schierandosi con il team privato White Endurance, su Honda VTR 1000 SP-2, con tanto di ingaggio da professionista.

Con quella ed altre esperienze. Tortoroglio ha maturato una competenza ed un punto di vista attento, relativo a scelte e movimenti della Casa di Tokio, abituata a entrare e uscire dal paddock delle derivate: “In quegli anni, le derivate di serie erano importantissime - svela Walter - e grosso era l’interesse del pubblico e delle aziende impegnate. Ciò che ho notato nel tempo, è la particolare politica intrapresa da Honda: ci sono state stagioni in cui hanno letteralmente deciso di vincere il mondiale. Con Edwards nel 2000 e nel 2002, per esempio e, con il supporto diretto di HRC, hanno raggiunto l’obiettivo. Invece, in altri ambiti, si sono dimostrati disinteressati. Tra l’altro, la disparità di trattamento tra le moto ufficiali e quelle private era enorme. Ricordo che non esistesse soldo che potesse comprare il kit factory e le evoluzioni portate dal reparto corse giapponese. Non era una questione di denaro, Honda proprio non voleva distribuire né far conoscere la propria tecnologia a mani altrui e, le squadre come la mia, dovevano arrangiarsi. Quasi come se gli uomini della Casa avessero paura di essere copiati o cose del genere”.

Pensi che faranno ancora così?

“Vedremo se hanno cambiato filosofia, le altre aziende forniscono ogni parte a tutti i team rappresentati, magari a pagamento. Lo fa Ducati, lo fa Yamaha, stessa cosa per Kawasaki con il team Puccetti. Vedremo se questa filosofia cambierà anche per Honda, che si presenta con un progetto nuovo”.

Sembra che vogliano puntare molto sulla CBR nuova.

“Pare proprio di sì. La moto è bellissima e rappresenta l’immagine dell’azienda stessa. Però, prima dobbiamo vedere la moto preparate per le corse, attendendo i test prestagionali. Il modello stradale fa paura, il messaggio emanato è: quest’anno vogliamo stare davanti. Tra il dire ed il fare, c’è di mezzo la SBK, cioè, relativa elaborazione della moto, gli avversari e tutto quanto troviamo nelle corse”.

Bautista e Haslam saranno all’altezza della situazione?

“Alvaro è fortissimo, infatti, l’anno scorso ha buttato via l’opportunità di vincere il titolo, già nelle sue tasche. É inspiegabile come lo spagnolo abbia sprecato il vantaggio accumulato su Rea, nessuno e forse nemmeno lui poteva crederci. Comunque, Bautista è veloce, ha esperienza di MotoGP ed è, sicuramente, la prima guida della squadra. Vedo meno bene, invece, Leon. Haslam ha già una certa età, non detiene più il passo per provare a vincere. Casomai, l’inglese può essere un ottimo collaudatore, quello sì. Ha guidato tante ottime moto e può contribuire nella via di sviluppo”.

Insomma, Honda punterà al numero uno?

“Sì. HRC non è una scritta messa lì per caso”

E le altre squadre?

“La mossa Ducati è stata strana. Si sono fatti sfuggire Bautista, prendendo Redding. Scott è un ottimo pilota, ma Alvaro ha più talento. Credo che Davies farà meglio di Redding, grazie alla sua maggior esperienza nel mondiale. Bella coppia quella in rosso, ma dico che saranno la terza forza mondiale. Prima di loro, arriveranno Kawasaki e Honda. Anzi, Rea, Honda e Ducati”.

Rea resta il pilota da battere?

“Certo, è lui che fa la differenza, non la Ninja ZX-10RR. Jonathan è il più forte non tanto nella guida, quanto nella mentalità: vincente, costante, di roccia. Dopo il nordirlandese, Bautista, che è un vero cagnaccio da gara. La lotta sarà ancora tra quei due, poi Davies. Redding un po’ più indietro, le Yamaha vinceranno qualche gara, con Razgatlioglu in testa al gruppo blu, a seguire le BMW”.

Sarà una annata interessante?

“Moltissimo. Ripeto, dobbiamo prima studiarci i risultati dei test, per poi capirne di più. Tornando a Honda, se non conquista subito il premio massimo, lo farà in poco tempo. La HRC è una potenza, servirà loro l’esperienza in pista necessaria, poi saranno davanti a tutti, proprio per il discorso che ho fatto all’inizio: quando i giapponesi decidono di vincere, ci riescono. Sembra davvero che abbiamo preso questa decisione”.

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