Piergiorgio Bontempi ha iniziato a militare nel mondiale Superbike nel 1989 e ha corso fino al 2004, con una parentesi nel mondiale Supersport dal 1999 al 2005. Per otto stagioni ha corso in Kawasaki, e anche per questo abbiamo pensato di chiedergli cosa pensa dello strapotere delle ‘verdone’ di oggi e dei cinque titoli consecutivi di Jonathan Rea.

“Nelle competizioni dove i valori in campo sono moltissimi, oggi è molto semplice fare un’analisi, i risultati sono quelli che mettono in riga qualsiasi punto di vista”, ci dice Bontempi. “Secondo me Kawasaki lo scorso anno è riuscita a portare a casa un mondiale non per un valore assoluto ma per una mancata costanza da parte di Ducati. Fino a metà campionato sembrava che Bautista avesse il campionato del mondo in mano invece così non è andata e Kawasaki ha spuntato un titolo frutto di determinazione e costanza”.

Però nessuno sulla stessa moto riesce fare gli stessi risultati di Rea. Tu che ne pensi?

“Per vincere non ci vuole solo il pilota, ma un insieme di cose, e secondo me è andata così: dal primo titolo fino al quarto ha vinto la squadra. Nel 2019 è stato più il pilota a vincere che non la moto. È certo che Rea è il pilota da battere, ma Ducati farà sicuramente la differenza e anche Honda che ora è impegnata ufficialmente e con un pilota del calibro di Bautista, non credo che lascerà qualcosa al caso. Con Kawasaki, Ducati, Honda, Yamaha, e i giovani emergenti che l’anno scorso hanno fatto gare performanti dando fastidio anche a Rea, secondo me quest’anno il campionato, pur non essendo mai morto, si riaccenderà”.

Però è innegabile che il mondiale Superbike abbia vissuto una lunga crisi. Secondo te perché?

“Queste risposte sono più in mano agli organizzatori perché secondo me è una questione di scelta politica, strategica aziendale. Quando è iniziata la storia del mondiale Superbike gli autodromi erano pieni di spettatori, a Misano, senza esagerare, c’erano 60/80.000 presenze, numeri inarrivabili oggi. C’è stata una flessione in negativo notevole, che secondo me si può imputare ad una mossa generale della Superbike e al contorno politico organizzativo.

“Per esempio, ricordo che nell’italiano Superbike c’erano tendenzialmente i dieci piloti che correvano anche nel mondiale: Pirovano, Tardozzi, Monti, Falappa e il sottoscritto come italiani, poi c’erano anche Mike Baldwin, Stephane Mertens, Fred Merkel, Raymond Roche, Ruben Xaus... Tutto questo, che lo avevamo in casa, come siamo riusciti a perderlo?

“Oggi dicono che tutto questo avviene nel campionato spagnolo perché il clima è più accondiscendente, i costi sono migliori, etc. Ma ragionevolmente non può essere una questione di clima, perché altrimenti come la mettiamo con il campionato della Superbike Britannica?

Il mondiale Superbike credo sia sceso piano piano per un insieme di fattori, per mancata accortezza di gestione di determinati aspetti. Ora non è così facile farla crescere, anche la MotoGP per tornare ai livelli di oggi ha impiegato del tempo”.

Tra gli italiani chi vedresti bene nel mondiale Superbike?

“Vorrei innanzitutto che ci fosse una rosa di italiani papabili per farli entrare nel mondiale Superbike, che è nato ed è stato sviluppato in Italia con Paolo e Maurizio Flammini, e che oggi è una categoria priva di italiani. Mi piacerebbe vedere che potesse ricrescere sotto questo profilo. Anche per questo il mio interesse è più vivo per la MotoGP”.

E per chi tieni in MotoGP?

“Sempre per gli italiani, anche sei a quei livelli lì vanno rispettati tutti e sono tutti ammirevoli. Ma quando ci sono valori in campo come quelli di Valentino Rossi che sta facendo quello che sta facendo non più da 25enne, direi che è un valore supremo. Abbiamo visto come sono agguerriti i suoi concorrenti, a partire dall’uomo di battere, Marquez”.

Chi vedi bene in MotoGP quest'anno?

Valentino lo vedo bene perché ha raggiunto un equilibrio massimo di tecnica e di gestione di un campionato e non solo della singola gara. Vedo bene anche Dovizioso perché ha un bel pacchetto e può veramente dire la sua. Poi spererei che quest’anno arrivino anche i risultati all’altezza delle aspettative per Petrucci. Mi aspetto tanto da Morbidelli, perché l’anno scorso è riuscito a portare a casa dei risultati eccellenti pur avendo in squadra un pilota come Quartararo che a livello psicologico può creare qualche problemino”.

Torniamo alla ‘tua’ Kawasaki. Quanto è diversa da quella di oggi?

“Mi sono confrontato ultimamente con Kawasaki, anche con Giovanni Poli, supervisor di Kawasaki Italia, e mi hanno detto che le cose sono cambiate tantissimo, che è cambiata anche la generazione di piloti con l’avvento dell’elettronica: è una cosa che non ho potuto constatare perché ho smesso proprio l’anno in cui arrivava l’elettronica sulla Superbike. Mi sono confrontato con Pierfrancesco (Chili, ndr) che ha fatto qualche anno di gare in più di me e anche lui mi ha detto che c’è stato un cambiato un cambiamento epocale. La Federazione Internazionale ha fatto un passo importante sulla sicurezza, che andava fatto, perché dalle competizioni nascono linee tecniche percorribili da trasferire anche all’utente delle strada.

Noi non avevamo nessun controllo elettronico, si guidava di puro istinto e di sensazione. Non posso dire che fosse più facile o difficile, posso dire che era sicuramente diverso. Un esempio banale: quest’estate ho avuto a disposizione una Ducati V4, e io abito in un casolare in campagna, con una strada sbrecciata di 1 km a schiena d’asino che ho percorso a tutto gas mettendo prima, seconda e terza. Ho ricordato quando con la Kawasaki uscivi dai tornanti di seconda piena e la moto ti si intraversava e ti scagliava in aria di due metri. Ricordo che dopo aver vinto la 24 Ore di Le Mans (il primo italiano a vincerla, ndr) siamo andati a fare anche la 8 di Suzuka e la 24 di Spa Francorchamps. Su 24 ore di gara, ne abbiamo fatte 22 sul bagnato. La sera in un punto della pista c’era uno specchio d’acqua nero, dove la moto partiva dietro, davanti, con tutt’e due le ruote… e pensare oggi di aver fatto quelle gare lì in quelle condizioni mi fa rabbrividire…”

Cosa fa Piergiorgio Bontempi oggi?

“Non mi piace stare senza far niente e sono impegnato su più fronti. Per qualche anno sono stato un referente della Federazione Motociclistica abbiamo fatto degli interessanti progetti istituzionali sulla sicurezza stradale, alla quale sono molto attento: abbiamo fatto anche formazione di 1252 ingegneri di tutte le Motorizzazioni sul territorio nazionale per conto del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quando ci fu la nuova normativa per il conseguimento delle patenti per la moto.

“Attualmente ho uno store (Generazionemoto, ndr) che tratta accessori moto, mi occupo di un’immobiliare, e non più tardi di un anno fa ho sposato un progetto, un format che verrà replicato in franchising, su somministrazione cibo e bevande”.

Ma in tutto questo ti vedremo in pista quest’anno?

“Ogni tanto mi faccio trovare…" conclude Piergiorgio Bontempi.

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