Eugene Laverty si guarda i polsi, effettivamente malconci, ma quantomeno guariti. Specialmente la mano destra, quella del comando del gas, è davvero segnata e ricorda che, in quel weekend di Imola, qualcosa è andato storto. Il nordirlandese di nascita (ma lui si definisce irlandese) stava disputando una buona stagione 2019 con la Ducati Panigale V4 R del Team Go Eleven, però nel round del Santerno, il numero 50 ha perso il controllo in uscita dalle Acque Minerali, venendo disarcionato dalla Ducati come se questa fosse un toro da rodeo. 

L’impatto con l’asfalto è stato devastante: "Già, micidiale - spiega Eugene - perché sono caduto proprio sui pugni, rompendomi entrambi i polsi. La mano sinistra era messa male, la destra pure peggio. È stata dura: oltre ad aver visitato l’ospedale più volte, mi sono dovuto impegnare parecchio nella fase di recupero. Sono stato costretto a saltare tanti round e numerose gare, ma non avrebbe avuto senso tornare prematuramente in azione con la Ducati". 

Da Laguna Seca in poi sei tornato in zona punti.

"Stringendo un po’ i denti ho concluso le tre gare. A posteriori, dico che ne è valsa la pena. Quando sono rientrato, gli avversari erano lanciati verso il finale di stagione, io dovevo ripartire daccapo. Nonostante tutto, io e il team Go Eleven ci siamo difesi egregiamente, ottenendo piazzamenti interessanti con la nostra Panigale V4 R".

La Panigale V4 R che ha dominato la prima parte di stagione.

"Alvaro Bautista ha cominciato il 2019 come nessuno aveva fatto prima, il suo ruolino di marcia è stato impressionante: lo spagnolo era un rookie, e la Panigale V4 R del Team Aruba andava forte soltanto nelle sue mani. Alvaro sembrava davvero di un altro pianeta: vincente, costante, imbattibile. Il campionato sembrava una storia tutta sua e chiusa in anticipo, invece, da circa metà cammino sono arrivati i primi errori. E non sono stati gli unici". 

Nel frattempo, Jonathan Rea ha tirato fuori orgoglio e velocità.

“Conosciamo bene tutti come sia tosto il campione del Mondo. L’arma di Rea è la costanza: lui è un martello che picchia sempre e forte, senza fermarsi. Sappiamo che una delle sue caratteristiche principali è quella di fregarsene degli input esterni, rimane sempre concentrato sull’obiettivo finale. In più, il pilota della Kawasaki ci crede e ha fiducia nella sua guida. Sull’asciutto o sul bagnato, su pista perfetta o scivolosa, Rea proverà in ogni modo a tirare fuori il 100% da se stesso e dalla Ninja che, ricordiamolo, in alcune aree rimane la moto da battere".

Non era la Ducati la moto migliore del lotto?

"La Panigale V4, secondo me, è dotata del motore più prestante. Specialmente in accelerazione, per le moto rivali era difficile tenere il passo della Ducati. Stesso discorso nei valori massimi delle velocità, ecco perché era quasi impossibile da superare in staccata. Detto questo, non si deve pensare che la Rossa fosse perfetta. In curva andava guidata con una tecnica particolare, io avevo capito come farla girare e, ovviamente, pure Bautista. Forse, la nostra esperienza in MotoGP con la Desmosedici è stata utile, soprattutto per lui". 

In soldoni: ha vinto il campionato Rea o l’ha perso Bautista?

"L’ha perso Bautista, senza dubbio. Non si era mai visto un pilota arrivare in Superbike e cominciare vincendo così tante manche di fila, dominando con ampio margine in ogni corsa. Contestualmente, nessuno ha sprecato il vantaggio accumulato, così grande da poter – quasi – dichiarare finiti i giochi. Purtroppo per Alvaro, le cadute sono state fatali". 

Quali sono state le cause?

"Non saprei dire cosa lo abbia disturbato: chissà, forse la tensione, oppure i discorsi di mercato. Questo lo può sapere soltanto lui. L’unico punto certo è che non si devono fare certi regali a Rea, un tipo che non si arrende mai. Proprio mai". 

Da buon conterraneo, nemmeno tu ti arrendi. 

"Dalle nostre parti viviamo il motociclismo così: fino a quando possiamo provarci, lo facciamo. Sarà un fatto culturale o legato alla filosofia sportiva del Regno Unito e dell’Irlanda... sta di fatto che, sì, eccomi ancora qui. Voglio provare nuovamente a vincere". 

Con la BMW, da pilota ufficiale, puoi farcela.

"Sono molto soddisfatto di aver scelto BMW. Dopo anni, tornerò a vestire i panni di pilota ufficiale, con relativo staff al mio seguito. Avere in squadra un compagno forte ed esperto come Tom Sykes rappresenta uno stimolo ulteriore. Io e Tom lottammo per il titolo nel 2013, io all’Aprilia e lui vincitore con la Kawasaki. Ora condivideremo il box, per la prima volta da quando ci conosciamo. Abbiamo un buon rapporto, ci piace lavorare insieme per migliorare la moto". 

Ti è piaciuta la S 1000RR al primo impatto, tu che in Superbike hai guidato Yamaha, Aprilia, Suzuki e Ducati, e in MotoGP Honda e Ducati?

"A Jerez mi sono sentito a mio agio. Ho notato immediatamente come la BMW sia diversa rispetto alle moto che ho guidato negli ultimi cinque anni, e infatti ho dovuto adeguare il mio stile di guida. Il V4 mi piace, ma richiede più finezza e una sorta di azione “slow motion” all’apertura del gas. Con il quattro cilindri in linea, il pilota ha la sensazione di poter attaccare sempre, tenendo alto il regime in entrata e in uscita di curva. Inoltre, la “musica” è notevole, il motore urla che è un piacere e risulta gasante e ben connesso". 

Sarà una bella sfida con la Ducati.

"Eccome! Non abbiamo ancora i cavalli della Panigale V4 R, stiamo lavorando per raggiungere quel livello di potenza. Per tutti, però, il riferimento sarà la Kawasaki, la moto campione del mondo. La Yamaha si presenta con un modello rinnovato e tanti piloti assistiti ufficialmente. Ritorna in forze la Honda, con il marchio HRC sulla carena e Bautista nel ruolo di prima punta. Sarà una battaglia dura e spettacolare". 

Da esperto quale sei, come reputi la Superbike di oggi?

"Devo dire che la serie sta crescendo tantissimo. Le Case sono impegnate seriamente, i piloti forti e candidati alla vittoria sono numerosi, l’interesse aumenta. Sarebbe bello un effettivo ritorno dell’Aprilia, un Marchio forte e prestigioso nei Gran Premi e nelle derivate. Il massimo sarebbe anche avere un paio di Suzuki in griglia: toccheremmo livelli di eccellenza. Il calendario 2020 è interessante, peccato non ci sia Laguna Seca, anche se è stata evitata la lunga e noiosa pausa estiva del passato".

La nostra intervista con Eugene Laverty allo stand di EICMA