Il duo Honda ha lavorato molto a Portimao, più nel garage che in pista. Se a Jerez il meteo non è stato clemente (con nessuno) in Portogallo la situazione era decisamente migliore di quanto trovato in Andalusia. Il box HRC ed il duo Haslam - Bautista avevano tantissimo materiale da provare, per una Fireblade ancora lontana dall’espressione massima del suo potenziale.

Leon è risultato più lesto nella guida di Alvaro, forse perché l’inglese conosce meglio l’erogazione del quattro cilindri in linea. Questa è una teoria, ma plausibile. In ogni caso, Leon era comunque piuttosto soddisfatto: “A Jerez la situazione in pista è stata inficiata dal meteo, tra pioggia ed asfalto spesso bagnato. Ma lì in Spagna abbiamo comunque preso alcuni importanti riferimenti, provando a spingere quando si poteva. I giri che abbiamo completato non mi sono dispiaciuti, i test sono da ritenere buoni. In Portogallo abbiamo trovato sole ed asciutto, sicché era possibile lavorare meglio. Ne abbiamo approfittato, traendo buoni feedback da quanto portato in pista”.

Eri molto impegnato, più che mai.

“Nel box avevamo tante cose nuove da provare, la moto è nella fase di sviluppo. Facciamo progressi, io sono riuscito a svolgere bene il mio lavoro. Adesso partiremo per l’Australia: a Phillip Island dovremo stare attenti a trovare il giusto assetto di base nei giorni che precedono le gare. La nostra Honda CBR RR-R è una moto da corsa, ha tutto ciò che le serve per essere competitiva, pacchetto elettronico, potenza del motore e quant’altro. Bisogna affinare il pacchetto, continuando a lavorare”.

Osservato speciale, Bautista. Lo spagnolo è tra i due hondisti quello con le più grosse responsabilità sulle spalle. Aver battuto tante volte Rea lo scorso anno ha fatto pensar di aver trovato l’anti - Cannibale, almeno nella prima parte del mondiale. Il passaggio da Ducati a Honda pone il numero 19 tra i rivali più duri che il nordirlandese dovrà affrontare.

Non nei test, al momento. In Spagna i due non si sono incrociati, in Portogallo il KRT non c’era. Comunque Bautista non è stato velocissimo, nel computo dei test: “Portimao è molto diversa da Jerez - spiega Alvaro - e, più che altro, ci siamo soffermati molto nel lavoro dentro al box, girando meno degli altri. Abbiamo provato tantissime parti, prendendo dati su dati. Avrei bisogno di girare ancora prima dell’Australia, in questa fase i test sono molto importanti”.

Phillip Island è tra poco. Come prevede potrebbe essere il round australiano?

“Certo, vorrei che tutto fosse pronto e a posto. Mi piacerebbe scendere in pista, avere già il perfetto feeling con la moto e spingere subito. Ora però non posso, il progetto è nuovo e tutto da sviluppare. Il tempo non è mai abbastanza nei test, il nostro piano è di migliorare sempre, vedremo come sarà la situazione in Australia. Il potenziale della moto e del materiale portato da HRC è fantastico, davvero. Però non abbiamo potuto mettere tutto insieme, elettronica, set up del telaio, regolazioni del motore... Tutto ha un grande potenziale, va accordato e regolato bene. Non è facile, il lavoro è accumulare dati e fornirli agli ingegneri. Non sono frustrato, ma è anche vero che non ho potuto spingere al limite”.