Definirlo semplicemente il “Re di Monza” sarebbe riduttivo, perché Fabrizio Pirovano era il Sovrano delle persone normali, anche se la parola “normalità” risulta troppo astratta ed indefinibile, sicuramente non adatta ad un tipo originale come lui, per nulla dotato di opulenza ostentata e senso di superiorità.

Il Piro era speciale, in sella e nella vita quotidiana. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, può ricordarne imprese, parole, aneddoti e grandi sane follie, mixate ad una maturità intellettuale difficile da replicare.

Oggi, Fabrizio avrebbe compiuto 60 anni. O meglio, oggi Pirovano compie 60 anni, in una presenza eterea impossibile da rimuovere.

Scrivendo di getto, ci sovvengono momenti unici. Eravamo poco nella metà degli Anni Ottanta o poco più in là, il circuito brianzolo ospitava la sfida Italia - Svizzera, dedicata a moto derivate dalla produzione di serie.

Il “fantino” lombardo, lasciato - agonisticamente - il cross, iniziava a fare sul serio su terreni bitumati, “asfaltando” la compagine elvetica, che commentò: “Questo è di un altro pianeta”, infatti, di lì a poco, Pirovano passò in SBK, diventandone negli anni una vera e propria icona, nel paddock più fantasioso che si possa raccontare.

Nella sua carriera si contano 10 vittorie in SBK - totalizzate con Yamaha e Ducati - 47 podi e due piazzamenti da vice campione del mondo. Il titolo è stato centrato nel 1998, nella Supersport, con la Suzuki GSX-R del team Alstare Corona.

Un successo meritato, anche se l’episodio che ancora lascia tutti senza parole, risale all’anno prima: una Monza allagata - ancora - ed il pilota con entrambe le gambe martoriate, con piedi rotti e messi male.

Nessun problema. Due bestioni del team Alstare sollevano Fabrizio e lo incastonano nella Ducati 748 gialloblu. Insensibile o quasi dalla cintola in giù, il numero 1 fa sua la corsa, annichilendo gli avversari anche nel parco chiuso: “Non sentivo quasi niente, mi sono affidato a mani e chiappe”.

Il picco di umiltà umana lo raggiungeva quando si recava a bordo pista ad ammirare gli amatori, in azione nei turni a pagamento. Pirovano sembrava uno di loro, perché amava stare in mezzo a ragazzi e motori, dove le coppe ed i titoli nemmeno si nominavano.

Le notti trascorse nella sua officina erano magiche, come le foto che ne illustrano la carriera. Lui era senza età: quando rasò a zero il figlio di Pierfrancesco Chili lo fece di nascosto e con naturalezza, come quando ebbe il coraggio di protestare contro i gestori di circuiti poco sicuri,

Pirovano non era un pilota. Fabrizio era un corridore. Stile di guida avvitato, come suggerivano gomme e telai di un tempo. Stile di vita scevro da mode, perché lui non seguiva la massa,

È stata la folla a seguire lui, nel suo ultimo giro di pista a Monza, di quel giugno del 2016. Il Piro oggi compie gli anni ed il suo ricordo non si fermerà a questo breve articolo.

Fabrizio “Piro” Pirovano: addio a un mito della Superbike