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C’erano un olandese, un turco, un texano, un romagnolo e un francese... No, nessuna barzelletta. Il 2020 si prospetta come un anno in cui la Yamaha non scherzerà. Saranno cinque le moto al via sin dalla prima tappa, cinque R1 blu, gestite dai Team Pata, GRT e Ten Kate. Uno schieramento eterogeneo ma nel quale il fil rouge rende tutto più intrigante: l’età media dei cinque piloti Yamaha è di 24 anni e mezzo. Per i canoni della Superbike che ha visto Over 40 tra i suoi campioni, come Max Biaggi, è un dato quasi da settore giovanile.

Sarà uno schieramento imponente quello proposto dalla Casa di Iwata che, persi Alex Lowes, Marco Melandri e Sandro Cortese, si affida nuovamente a Michael Van der Mark e Loris Baz, aggiungendo i neoacquisti: i rookie Garrett Gerloff, Federico Caricasulo e soprattutto Toprak Razgatlioglu.

Se Van der Mark e Baz rappresentano due certezze - Michael è in grado di vincere almeno una gara e lotta spesso e volentieri per il podio, Loris ha sorpreso con un ottimo decimo posto finale nonostante l’ingresso a stagione in corso - i volti dell’americano e del vice iridato Supersport rappresentano una scommessa. Perciò la coppia di GRT è tutta da scoprire e avrà bisogno di tempo per l’apprendistato.

La sfida più grande, però, è rappresentata dal turco, inserito nella struttura Crescent, quella più “rodata” delle tre, collegata direttamente alla filiale europea e ben vista dal Giappone. Sono stati bravi i rappresentanti dei tre diapason a catturare l’uomo-mercato, perché il ventitreenne Razga è dotato di grande talento, garantisce spettacolo e detiene un passaporto esotico, con potenziale ancora inespresso. Su di lui sono poste molte speranze, perché, se andiamo indietro nel tempo, l’unico Mondiale piloti della Yamaha in Superbike fu centrato da Ben Spies nel 2009, mentre l’unico trionfo tra i costruttori risale a due anni prima. Quando Noriyuki Haga e Troy Corser portarono in cascina i punti necessari per la prima vera impresa marcata Yamaha in SBK.

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