Dopo la MotoGP e il British Superbike, Scott Redding tra pochi giorni scenderà in pista nel Campionato del mondo Superbike in sella alla Ducati che lo scorso anno era di Alvaro Bautista.

Un impegno davvero tosto, quello che attende il pilota britannico, che intervistato negli ultimi giorni da Speedweek.com, non ha esitato a togliersi qualche “sassolino dallo stivale” ripensando alla passata stagione, ma soprattutto a quando correva in MotoGP definendo anche i suoi ex colleghi dei damerini, per utilizzare un sinonimo della vera parola usata da Redding...

“Mi dicevano che non avevo le palle”


"Quella del 2019 – racconta Scott a Speedweek.com - è stata una stagione molto bella. Mi è stato detto che non avevo le palle per ottenere vittorie in BSB. Ma ad essere sinceri sono proprio alcuni piloti della MotoGP ad essere senza attributi. Non appena un tratto del circuito è un po' disconnesso, si lamentano. E questo non è tutto ciò di cui si lamentano”.

Redding prosegue parlando di una gara in particolare della scorsa stagione: ”Ho vinto a Oulton Park – va avanti - quando ci sono andato per la seconda volta. Oulton Park è terrificante, non avevo idea di dove andare per tutto il weekend. Ero pieno di adrenalina e avevo paura. Cinque giri prima della fine sapevo all'incirca dove erano le cunette dell'asfalto. In certe situazioni o piangi o dai tutto. Non avevo altra scelta, dovevo vincere il titolo. La gente pensava che avrei vinto. Se non ci fossi riuscito, avrei dovuto sentir dire che un pilota della MotoGP non poteva riuscirci”.

“Ho sempre dovuto rischiare tutto”


Redding, infine, conclude parlando delle sue origini e di quanto il suo carattere sia stato messo sotto ai riflettori: ”Quando ero in MotoGP molte persone dicevano che ero arrogante e che avevo un ego esagerato. Non si rendevano conto che ero un ragazzo di città che era cresciuto sulla BMX e provenivo da una famiglia che non aveva mai avuto molti soldi. Non ho mai pagato per il mio posto in una squadra perché non avevamo soldi. Ho sempre dovuto rischiare tutto questo è ciò che sono e che definisce la mia personalità. A metà stagione era chiaro a tutti che avevo carattere. Dopo la stagione, molti mi hanno detto che non pensavano che avrei potuto vincere il titolo. Poi hanno ammesso che avevo dimostrato il contrario di ciò che dicevano loro. Oggi hanno molto più rispetto per me”.

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