Tempo di Coronavirus, tempo di riflessioni e di progetti. Anche perché soltanto programmando il futuro si può essere pronti nel momento in cui tutto ripartirà dopo questa emergenza. Questo è il pensiero di Marco Barnabò, il team-owner del Barni Racing Team, che in questi giorni ha anche messo la sua officina a disposizione degli operatori sanitari.

“Adesso dobbiamo stare a casa per fronteggiare l’emergenza, ma le gare del mondiale secondo me non le devono cancellare: si possono rinviare”, dice Barnabò. “Se servirà correremo anche a ferragosto e la vigilia di Natale e finiremo la stagione a gennaio o febbraio, ma bisogna farle. Sono convinto che tutti saranno contenti di giocarsi le ferie di agosto e di Natale per mantenere il lavoro. E’ facile dire ‘cancelliamo una o due gare’, ma poi il team cosa fa? I dipendenti vanno pagati”.

La proposta: un nuovo calendario


Barnabò ci dà in esclusiva anche un’anteprima: l’idea di modificare il calendario del campionato anche nelle prossime stagioni.

Alcuni di noi dei team privati abbiamo avuto l’idea di proporre alla Dorna di spostare le date del campionato prendendo spunto da quest’anno”, spiega Bernabò. “Potremmo fare come il campionato di calcio, magari farlo partire tipo ad agosto-settembre e farlo finire a marzo dell’anno dopo. Così non andremmo a sovrapporci con la MotoGP e la Formula1 e potremmo raccogliere più appassionati. Inoltre nei mesi in cui la MotoGP fa tante gare, noi potremmo fare i test, in Italia, in Spagna o in Inghilterra dove temperature sono buone, e in inverno potremmo correre in Thailandia, in Qatar, in Australia… In realtà questa idea era nata già l’anno scorso, ma poi era stata abbandonata. Adesso stiamo cercando di proporla anche ai team ufficiali e a Dorna per capire se possa essere una cosa fattibile. I vantaggi sono tanti: permetterebbe di fare in contemporanea anche i campionati nazionali”.

La situazione economica

Come vedi la situazione attuale a livello degli sponsor?

Secondo me dovrebbe esserci uno sforzo anche da parte di chi ci ha supportato fino ad oggi, continuare a supportarci per uscire tutti insieme da una stagione difficile per poterne fare altre fatte bene negli anni a seguire. Perché se tutti ci tiriamo indietro dai nostri impegni, se anche io chiudo tutto e non pago nessuno, non è l’atteggiamento giusto. Bisogna partire, cercare di limitare al minimo le spese, non pensare di fare le vacanze ad agosto o dicembre.

“La priorità adesso è il discorso salute, e quello è fuor di dubbio che deve essere fondamentale. Ma dopo cosa facciamo? In Cina dopo due mesi già sono tornati tutti al lavoro. Mettiamo che da noi ne servano il doppio. Ma dobbiamo essere pronti per quando si riparte. L’obiettivo principale adesso secondo me è salvare la stagione: per quanto mi riguarda, pagare la gente che lavora per me, pagare gli investimenti fatti e gli accordi presi con aziende e sponsor. Per fare sia il mondiale che il campionato italiano mi sono strutturato con due squadre perché alcune gare erano in concomitanza, quindi l’ideale sarebbe poter fare i due campionati e portare a fondo gli impegni presi, pagando le persone e facendole lavorare. Anche perché lo Stato può mettere un tampone per qualche mese, ma poi?

“Anche alle aziende serve far vedere che siamo propositivi: se dobbiamo guardare solo al Coronavirus chiudiamo e basta. Ognuno deve fare il suo: io non posso andare a curare i malati, ma ho il dovere di pensare a chi lavora con me e intorno a me. Magari dal di fuori tanti vedono le nostre gare come un divertimento, ma è un lavoro per noi: per i piloti, per l’indotto che c’è dietro. Non possiamo pensare di mettere in crisi tutte queste persone e tutte queste famiglie”.

L'aggiornamento su Camier


Marco, come sta Leon Camier?

L’unica cosa positiva di tutta questa situazione è che Leon finalmente riuscirà a sistemarsi con la spalla. Finora non siamo riusciti a fare neanche un turno come si deve: ha fatto 20 giri sull’asciutto, poi è caduto e non è più risalito.

“Adesso è casa ad Andorra, si sta allenando, come ha sempre fatto. Anche un mese prima della gara in Australia avevamo fatto un test in Portogallo e non aveva avuto particolari problemi. Aveva fatto anche cross, per quello avevamo pensato che avrebbe potuto fare la gara a Phillip Island. Del resto, con un’operazione del genere una persona normale impiega 6 mesi a riprendersi, ad un pilota ne servono almeno tre, ma non di meno. Anche Marc Marquez ha fatto un’operazione simile e infatti ai test non era al massimo”, conclude Barnabò.

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