Rivivere le gare che hanno fatto la storia del motociclismo è sempre un'emozione, e ancora di più è farlo attraverso gli occhi e i ricordi dei diretti interessati. In un'intervista a Speedweek.com, Colin Edwards ha raccontato la sua gara più importante, andata in scena ormai 18 anni fa.

I protagonisti della stagione 2002


Era il 29 settembre del 2002 quando, sul tracciato di Imola, andò in scena l'ultima gara della stagione che, grazie ad una doppia vittoria in gara 1 e gara 2, portò Edwards a vincere il titolo iridato in Superbike. Per lui si trattava del secondo titolo in carriera, il primo conquistato nel 2000 e il secondo arrivato nel 2002, entrambi in Superbike ed entrambi in sella alla Honda.

Ma quello che arrivò grazie alla doppia vittoria ad Imola, fu di certo il più combattuto per Texas Tornado che riuscì a spuntarla sul suo agguerritissimo rivale Troy Bayliss in lotta fino all'ultima gara di campionato.

Per entrambi, infatti, fu una stagione davvero sopra le righe: Edwards conquistò in tutto undici vittorie, arrivate però dopo una prima parte di stagione nella quale era stato l'australiano Bayliss a primeggiare con quattordici vittorie (tra gara 1 e gara 2) in otto round.

Arrivati all'ultima prova di Imola, c'era solo un punto a dividerli e i due, davanti ad un pubblico di oltre 100 mila persone dettero vita ad uno spettacolo degno di essere ricordato in tutti gli annali del motociclismo.

Il test


“Ricordo quasi ogni dettaglio: - racconta Edwards al giornale tedesco - come potrei non farlo? E ricordo anche le vittorie delle gare precedenti. Le ricordo così bene perché eravamo molto indietro. Dopo aver ottenuto nuove parti, sono stato in grado di superare Bayliss a Oschersleben. Il finale di stagione a Imola doveva portare ad una conclusione”.

Edwards prosegue nel suo racconto: ”Stavamo tornando a casa da Assen quando il mio team manager Neil Tuxworth mi chiamò suggerendomi di fare un test di un giorno a Imola. Quindi facemmo questo test per avere almeno un vantaggio. Sapevo già che la gomma anteriore funzionava, dovevamo solo lavorare un po' con la gomma posteriore. Questa era la nostra base di partenza”.

Sul rapporto con Bayliss


Il pilota americano parla quindi del suo rapporto con Bayliss: “Tutto il mio team, i miei suoceri e molti altri erano venuti per supportarmi nel fine settimana di gara. La tensione si tagliava con un coltello. Parlai anche a Troy, andavamo d'accordo e siamo sempre stati amici. Le cose erano difficili tra noi in pista, ma avevamo rispetto reciproco. Vincere o perdere non contava, fu bello essere parte di questo spettacolo. L'atmosfera era elettrica, si sentiva perché in campionato ci separava solo un punto. Anche se Bayliss guidava una Ducati, non mi sentivo un estraneo ad Imola, sentivo di avere la maggior parte dei tifosi dalla mia parte, a loro non importava chi vincesse, erano venuti per vedere delle belle gare”.

La gara


Nella seconda manche di Imola, dopo la vittoria in Gara 1 di Edwards e il secondo posto di Bayliss, i due era separati soltanto da sei punti. Una volta che il semaforo verde si accese, quindi, si scatenò fin da subito una gran bagarre che li vide protagonisti di una gara indimenticabile: ”Dopo la vittoria in Gara 1 Troy - va avanti Edwards - aveva imparato e sapevo che sarebbe stato più veloce di prima. Conosceva le mie traiettorie e dove fosse più veloce di me. Ma io conoscevo il suo piano, voleva rallentarmi in modo che Xaus o qualcun altro potesse sorpassarmi”.

Edwards conclude il suo racconto: ”Non riuscii a scacciare Troy, mi seguì come un'ombra. Nell'ultimo giro, non sapevo che Xaus avesse avuto problemi e fosse rimasto indietro. Tre giri prima della fine avevo già deciso che avrei vinto la gara, e c'era solo un modo per farlo. Uscii bene dalle Acque Minerali e sapevo che sulla svolta a destra successiva sarei stato più veloce su per la collina verso la variane alta. Imola 2002 è probabilmente una delle poche gare che ricorderò per sempre. Mentre cercavo di concentrarmi, vidi persone impazzire sugli spalti e incoraggiarci in ogni modo. È una delle poche gare in cui puoi sentire il pubblico così bene e sentirne l'intensità”.

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