La stagione del mondiale Superbike si è interrotta bruscamente dopo il primo round a Phillip Island per l’emergenza del Coronavirus. Il primo round in calendario ora è quello dell’8-10 maggio a Imola, ma ci aspettiamo che arrivi a breve la comunicazione della FIM che ne annuncia la cancellazione, come sta avvenendo con i Gran Premi della MotoGP.

No alle forzature


Abbiamo raggiunto telefonicamente Genesio Bevilacqua, boss del MIE Racing Althea Honda Team, per chiedergli qual è il suo pensiero in questo momento.

Quello delle corse lo vedo un problema meno importante: è vero che ci sono tante persone che lavorano nell’ambito delle competizioni, ma ritengo che sia un settore dove tutti devono avere le responsabilità delle priorità", dice Genesio.

Dico no a forzature che possano creare un rischio di contatto anche minimo. Bisogna tornare ad uno stato di normalità, e per questo serve tempo: poi si potrà ripartire, sicuramente con logiche diverse da prima, dal punto di vista economico e dei calendari, ma almeno senza lo spettro del virus".

Come vedi l'ipotesi delle gare a porte chiuse?

“Secondo me è inutile parlare di fare gare a porte chiuse: al limite lo può fare la MotoGP che vive di diritti televisivi, e l’incasso del pubblico incide poco sul bilancio. In Superbike non lo vedo fattibile.

Non c’è nessuna possibilità di riprendere un campionato fino a quando non ci sarà uno stato sicurezza un po’ più elevato. Ci saranno misure che dovranno essere prese da tutti, servirà da parte di tutti la volontà di confrontarsi con un sistema diversa, ma  La pandemia non sparisce improvvisamente, ci vorranno delle misure ma bisogna partire da una condizione diversa da quella attuale. Correre dietro ad una probabile data per ricominciare lo trovo anacronistico e secondo me fuori luogo in questo momento. Io ho una squadra super attrezzata per fare il mondiale e ho preso degli impegni economici, ma bisogna essere realisti”, dichiara Genesio.

Il pacchetto "importante" di Honda


Parliamo dell’aspetto sportivo e torniamo a Phillip Island…

“Io faccio parte della squadra satellite di Honda con Midori (Moriwaki, ndr), e in Australia abbiamo fatto esordio piuttosto infelice con un solo pilota (Takahaski, ndr) che ha avuto tanti problemi tecnici. Con il nostro secondo pilota Jordi Torres abbiamo già firmato, e sfortunatamente per lui non siamo andati a Jerez, dove avrebbe dovuto debuttare con noi, ma lui parte con un po’ più di esperienza e potrà fare buone cose”, taglia corto Genesio.

“Più in generale Honda ha messo fuori un pacchetto importante, molto ben organizzato che secondo me ha bisogno di essere sviluppato al massimo, ma questo si può fare solo con un confronto diretto con gli avversari, quindi quando ripartirà la stagione. 

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A parte l’adattamento un po’ più difficile di Bautista, mentre Haslam mi è sembrato subito un po’ più frizzante, il progetto mi sembra veramente buono, e tutta la Superbike ne sta giovando, perché Honda ora è un altro protagonista che fa battaglia, insieme a Toprak e Lowes, che mi è sembrato più consistente, e ora le gare sono più animate”.

I tuoi piloti come stanno trascorrendo la quarantena?

Takahaski è a casa in Giappone, e lì finora non hanno fatto isolamento, stanno cominciando a capire l’emergenza soltanto. Anche Torres è a casa, in Spagna, un Paese che ora è più critico del nostro, e quindi è in quarantena stretta ma sta comunque allenandosi per come può a casa, come sta facendo anche Gabellini”.

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Il CIV per ripartire


A proposito di Gabellini: come vedi il CIV?

“Sarebbe l’approccio più veloce per ripartire: facciamo l’ipotesi che noi in Italia siamo bravi, ci comportiamo bene e usciamo presto dall’emergenza. La prima cosa da fare secondo me è riaccendere i riflettori sul CIV, perché non dobbiamo uscire dall’Italia con le strutture, né confrontarci con francesi, inglesi e spagnoli che magari saranno ancora nel pieno del virus, perché da loro è arrivato dopo.

“In questo momento bisognerebbe spingere un po’ sull’acceleratore dell’organizzazione del CIV e attivare quanto più possibile piloti che fanno il mondiale, invitarli a correre.

"Con una moto un po’ più semplice, ma alla fine nemmeno tanto, loro potrebbero allenarsi e il CIV diventerebbe ancora più importante. Questo mi sembra uno spunto più veritiero in termini di un mese/un mese e mezzo”.

Lorenzo Gabellini nel CIV con Honda Althea

Campionato invernale: sì, ma...


Cosa pensi della possibilità dell’idea che sta girando, di fare un mondiale Superbike con calendario "invernale"?

“In un contesto di organizzazione senza spettri di malattia, si può fare. La proposta di calendario dovrebbe partire dall’organizzatore, poi noi team dovremmo verificare le esigenze degli sponsor, ma perché no? Può giovare il fatto di avere meno concomitanze con altri sport, come F1 e MotoGP.

"Però bisogna valutare altri aspetti: un campionato d’inverno che si corre in Paesi dove fa più caldo impegna di più le logistiche per i viaggi e quindi l’economia, e per i team privati sarebbe abbastanza pesante. Mentre per un team ufficiale avere un budget di – dico una cifra a caso - 500.000 euro in più non sarebbe pesante, per un team privato sì.  Ma per fare un campionato ci vogliono almeno 19/20 protagonisti in pista, quindi servono anche i team privati… Spero che se dovesse verificarsi questa ipotesi gli organizzatori ci daranno una mano”, conclude Genesio.  

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