Il mondiale Superbike sta facendo le prove di un nuovo calendario ma l’emergenza Coronavirus è ancora in corsoe impedisce qualsiasi certezza. Al momento la prima gara in programma dopo Phillip Island che si è già disputata è prevista per il weekend del 3-5 luglio a Donington Park, ma le misure per il contenimento del COVID-19 ci hanno abituati a continui stravolgimenti dei piani. Anzi, a non pianificare più.

Come vede la situazione il team ufficiale di Yamaha in Superbike? Abbiamo parlato con Andrea Dosoli, Road Racing Manager di Yamaha Motor Europe.

“La salute è prioritaria”


La difficoltà nel fare previsioni sta nel fatto che il virus si è diffuso nei vari Paesi con tempi diversi: questo non aiuta a fare alcun tipo di pianificazione e non aiuta a capire come e quando ripartire”, ci dice Andrea Dosoli.

Dal mio punto di vista la priorità numero uno è la salute e la sicurezza di tutte le persone che dovranno andare in pista, e in modo particolare del personale. Abbiamo un villaggio che si muove con diverse centinaia di persone, e dobbiamo fare in modo di ridurre il numero il più possibile e di riconsiderare gli ambienti di lavoro in modo tale che si possa mantenere la distanza necessaria, cosa non semplice in un paddock. Tutto, ovviamente, è subordinato al fatto che ci sia la possibilità di viaggiare, che i Governi diano la possibilità di far arrivare gente da tutto il mondo”.

“Ripartire è fondamentale”


Andrea Dosoli sottolinea poi quanto sia importante che la stagione si possa disputare, almeno in parte.

“Dobbiamo aspettare, nella speranza di poter ripartire quando ci saranno le condizioni, che potrebbe essere a luglio o ad agosto… Sarà fondamentale ripartire per i team, che sono gli attori principali di questo campionato”, spiega Dosoli. “Abbiamo un’altra responsabilità, nei confronti di un importante indotto che gira intorno a questo campionato. Se si riuscirà ripartire quando ci saranno le condizioni, sarà un bene per tutti, indipendentemente dal fatto che siano cinque, sei o otto gare. Più se ne fanno, ovviamente, e meglio è”.

Pro e contro del campionato invernale


Cosa pensi dell’ipotesi che in molti stanno facendo, di trasformare il mondiale Superbike in un campionato invernale, quest’anno ma anche per le prossime stagioni?

“Bisogna stare attenti. E’ sicuramente una possibilità per riempire il periodo invernale, e non è una novità, perché è un percorso che sta seguendo già il campionato del mondo Endurance, quindi è qualcosa che non va scartato a priori.

"Un calendario invernale prevede sicuramente che molte gare non saranno in Europa e ultimamente abbiamo visto che non è così facile portare il campionato fuori dell’Europa, infatti quest’anno sono previste soltanto tre trasferte extraeuropee.

"Poi considerando che è un campionato di moto di serie bisogna stare molto attenti alla stagionalità del mercato, a quando vengono lanciate le moto… E poi lo scambio dei piloti con la MotoGP sarebbe più complicato.

"In questo momento mi concentrerei di più sul sostenere i team che potrebbero fallire se non dovessero essere rispettati gli accordi con partner e sponsor, il che si potrà fare soltanto disputando qualche gara quest’anno”.

A Phillip Island un risultato speciale


Parlando dell’aspetto sportivo, a Phillip Island avete colto un bel successo con Toprak, te l’aspettavi?

Ripercorrendo Phillip Island è stato qualcosa di speciale riuscire a vincere al debutto di una moto nuova e con un pilota nuovo. Devo ringrazire tutti i ragazzi per essere riusciti in così poco tempo a gestire una moto nuova e Toprak per essersi adattato velocemente alla R1.

"Mi preme sottolineare il fatto che tutte le R1 fossero competitive: avevamo 3 moto davanti. Michael (van der Mark, ndr) ha ottenuto meno di quanto fosse nelle sue possibilità perché non è stato fortunatissimo e stesso discorso per Loris (Baz, ndr). E’ stato un inizio di stagione importante e positivo per noi, ma ricordiamo che Phillip Island è una gara molto particolare e dobbiamo aspettare le gare in Europa per vedere le vere potenzialità”.

Obiettivo podio


Quali erano le tue aspettative sul campionato a Phillip Island?

“Visto che sono due anni che finiamo terzi in campionato l’obiettivo è mantenere e migliorare quella prestazione, quindi cercare di lottare per il podio in tutte le gare. E’ un campionato che vede quest’anno molti player importanti, costruttori agguerriti e piloti di altissimo livello, quindi sicuramente bisognerà dare il meglio in ogni gara.

"Il mondiale Superbike è un campionato che vedo crescere e le gare a Phillip Island  sono state un antipasto di quello che ci aspetta. Ma queste era no considerazioni che si potevano fare in Australia, adesso i pensieri sono per la salute di tutti, e un grazie particolare agli operatori sanitari, alla Protezione Civile… E’ fondamentale tenere i piedi per terra e vedere quello che succede fuori dalla pista, tenendo tutti motivati e sperando di poter partire il prima possibile”.

I tuoi piloti come stanno vivendo la quarantena?

“Non è facile per un pilota stare a casa. Sono ragazzi e non possono andare in moto. Saranno sicuramente allenatissimi dal punto di vista fisico, ma il challenge più importante in questo periodo è mentale:  è l’attesa che dobbiamo superare”.

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