Venti anni fa: Aprilia con Corser vincente in SBK per la prima volta

Venti anni fa: Aprilia con Corser vincente in SBK per la prima volta© GPAgency

A Phillip Island, Troy portò la bicilindrica veneta al successo nelle derivate di serie

23 aprile 2020

Quel 23 aprile 2000 fu proprio un giorno tutto italo - australiano.

La domenica SBK di Phillip Island, oltre a raccontare il successo storico di Gobert con la Bimota, ricorda la prima affermazione iridata nelle derivate ottenuta da Aprilia, al secondo anno in pista con la bicilindrica RSV1000.

Troy Corser, già autore di una fantastica Superpole, servì al garage di Noale un successo che aprì una serie di cinque affermazioni stagionali.

 Corser e Aprilia, un duo... vellutato


Il team Aprilia Racing - ufficiale - chiese a Troy se fosse il caso di passare dalle gomme Dunlop alle Michelin:Macché, lasciatemi queste, vedremo di farle andare” e così fu. La RSV1000 nera montava gli pneumatici anglo - giapponesi, a detta di alcuni piloti non molto precisi, ma Corser era Corser, cioè, il mago di assetti e pulizia di guida.

Quando spalancava il gas, il posteriore della moto numero 3 rimaneva incollato all’asfalto, derapava poco e niente, ed il sound del bicilindrico, emanato dai terminali di scarico Akrapovic, tuonava sino al limitatore.

Con questa guida, l’australiano centrò la Superpole del sabato, relegando a più miti consigli la quattro cilindri Suzuki di Chili e le “dirette rivali” V Twin Honda e Ducati.

Il coccodrillo pregustava la portata più prelibata. La vittoria.

Da due a quattro tempi: vincente nel Motomondiale, Aprilia si sbloccò pure in SBK


 Il weekend di Phillip Island fu caratterizzato e condizionato da un violento uragano, che portò in pista pioggia, vento e fastidio.

Ritiratosi in Gara uno, Corser desiderava un bel riscatto dalla seconda manche. Molto bene, quale gomme montare? Era uscito il sole, ma alcuni tratti di asfalto erano ancora bagnati e le traiettorie rimaste viscide.

No problem, “Ghe pensi mìfu l’atteggiamento di Troy il quale, con due slick, sapeva che la possibilità per vincere fosse una: tracciare una linea ben marcata nei primi giri, asciugare la traiettoria da lui preferita, copiarla per i restanti passaggi di gara.

Chi pensava che il campione 1996 con Ducati scherzasse, si è ricreduto. Corser fece proprio quanto pianificato. Partenza “prudente”, feeling con moto e coperture in crescita, disegni precisi dal primo all’ultimo metro.

La GSX-R 750 di Frankie e la R7 di Haga dovettero accontentarsi della lotta per il secondo posto, con Nori meglio di Chili, ma non di tanto. Nemmeno di parecchio vinse Troy, neppure due secondi sulla Yamaha numero 41, però era ciò che bastava.

In una domenica pazzesca, nella quale si registrò l’incidente che sancì la fine di carriera per Foggy, la Casa di Noale ebbe una certezza: oltre a primeggiare nell’ambito due tempi, anche la SBK a quattro tempi poteva essere un grande terreno di caccia.

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