Come abbiamo descritto ampiamente sul numero 19 di Motosprint, preparare una Superbike da corsa è un’opera complessa, ed ogni parte relativa alla moto va curata da mani esperte.

Ci siamo consultati con Moreno Coppola, Team Coordinator MIE Racing Althea Honda che, grazie alla sua ampia conoscenza tecnica e meccanica e ad un linguaggio fruibile per ogni tipo di utenza, ha spiegato le fasi necessarie che portano un modello di serie ad una purosangue, nella fattispecie quella guidata da Takahashi a Phillip Island: la CBR RR-R.

Il lavoro può durare da tre giorni a due mesi:Certo, perché dipende come la moto arriva in officina - Moreno entra nei dettagli - in quanto è possibile, negli anni di carriera, vivere più situazioni. Per esempio, può capitare di partire dal modello prettamente stradale, cioè, quello dotato di specchietti, frecce, fanali e porta targa. Benissimo, in primis dobbiamo smontare tutto, rimuovendo i particolari non utilizzati né utili in gara. Perciò, via tutto ciò che non serve e che appesantisce. Perché il peso di 168 chilogrammi è raggiungibile step by step. Il primo passo è, appunto, rimuovere il superfluo”.

Toltole il vestito casual, la moto è ora pronta per indossare l’abito da sera: “Abito che va comunque allestito - Coppola precisa l’iter di questo passaggio - infatti, partendo dalla base “R” del modello in oggetto, si possono fare tantissime cose e poche, allo stesso tempo. Anche in questo caso, dipende. Se la Casa produttrice vende un kit racing dedicato, il tutto è più semplice e, diciamo, in due o tre giorni la moto è completa. Altrimenti, lavorando su ogni dettaglio, occorrono sino a due mesi di tempo. Ogni singola ora di lavoro richiede lavorazioni studiate a tavolino, ovvero, seguendo una logica ben precisa. Altrimenti, perdendo tempo, si perde pure denaro”.

Ci sono differenze di approccio tra le due operazioni, standard e avanzate: “Nel primo caso, si tratta di un lavoro di assemblaggio e, al limite, di finitura. Contrariamente, ci si sporca ancora le mani, ma... scordiamoci il tecnico che lavorava di lima per ottenere quel mezzo cavallo in più. Oggi le moto godono di una base progettuale sofisticata, alta, complessa. Quasi tutto è tirato al limite, giochi come tolleranze. Tirarne fuori una competitività più alta è una operazione delicata e dedicata. La sezione elettronica, per esempio, può determinare la differenza finale. I motori sono escono dai reparti corse praticamente al massimo del proprio potenziale, si guadagna qualcosa intervenendo sui particolari e grazie ad impianti di scarico studiati ad hoc”.

Rispetto al passato, impossibile trovare l’oggetto del miracolo:Esatto, perché gli incrementi prestazionali ci sono di round in round, ma non esagerati. Essendo il pacchetto base ‘preconfezionato’, è davvero difficile trovare quel quid esagerato in più che possa stravolgere le prestazioni e non si deve mai rischiare di andare fuori strada. I tempi dei miracoli sono lontani. Da una volta ad oggi, il metodo di lavoro è cambiato. Adesso sembra una ‘simulazione’, ossia, uno studio delle parti e del relativo sviluppo della moto. Se prima il tecnico ed i suoi esperimenti potevano trovare la mossa vincente, nel presente si hanno un insieme di persone che si occupa delle singole aree tecniche”.

Insomma, la musica è cambiata:Sì, ed ogni ‘musicista’ è specializzato in una specifica mansione, legata alla parte tecnica della moto. Il singolo preparatore aveva tutto controllo, adesso abbiamo il ‘direttore di orchestra’. Mi viene in mente Gigi Dall’Igna: quando arrivò in Ducati, trovò già gli ingegneri e tecnici di cui aveva bisogno, lui deve solo coordinarli. E lo fa bene”.

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