Aveva iniziato il mondiale alla grande, round dopo round è andato a perdere smalto: Toprak Razgatlioglu - al primo anno con la Yamaha R1 M del team Crescent - sta “deludendo”, cioè, non riesce a cogliere i risultati sperati e promessi nel passaggio da Kawasaki Puccetti indipendente ad investitura ufficiale.

L’acrobatico e perentorio successo ottenuto dal turco nell’esordio di Phillip Island è stato condito dal bel secondo posto colto nella Tissot Superpole Race, nella quale ha sfiorato la seconda affermazione di fila. Solo un problema tecnico lo ha tolto dalla lotta nella manche domenicale e, comunque, il numero 54 aveva lasciato l’Australia da protagonista.

 Pure a Jerez, piuttosto bene. A seguito del lockdown, due terzi posti per altrettanti podi. Però, un altro zero, rimediato domenica mattina. Lo stile irruento, a volte troppo, non lo hanno ripagato pienamente. Anche se fino a lì, le speranze mondiali ancora vive.

Le ultime luci, poi il buio


Sebbene Portimao non premiasse le quattro cilindri di Iwata in termini di velocità massima, Razga in Portogallo è andato forte. Secondo sabato, secondo il giorno dopo, ottavo nella chiusura. Non come a Phillip Island, tuttavia: “Ancora in corsa per il titolo, ecco come mi sento” disse lui ai nostri microfoni, facendoci capire tante cose.

 Nella tripla spagnola, piazzamenti sempre a punti, buoni però considerabili tali se Toprak corresse per una formazione “indipendente”, termine moderno per descrivere una squadra privata. In nove partenze, solo sette bandiere a scacchi: miglior risultato, quinto a Teruel, peggiori - dato che nemmeno ha corso - i due NP di Barcellona. In quel momento, il treno mondiale ha cambiato binario.

La pioggia francese ed un treno partito per altre stazioni


La bagnatissima Magny-Cours ha visto il pupillo di Kenan sì in sella (l’infortunio e la defezione catalana rappresentavano un brutto ricordo) in una condizione che il ventiquattrenne di Sakarya non ama troppo. L’acqua.

Ragzatlioglu è come un felino: grande equilibrista, veloce, reattivo. Però, odia la pioggia. Sicché sesto, nono nono. No no: per un pilota factory, non è abbastanza, anche perché - da Phillip Island alla Francia - nel frattempo, Van Der Mark ha vinto ed ottenuto podi, Baz e Gerloff si sono affacciati spesso al vertice.

La malinconia ed il (forse) smarrito divertimento


Nel tempo libero, TR54 è solito fare visita al team Puccetti, formazione seria e professionale, dai toni poco severi. Con loro il ragazzo ha trascorso anni bellissimi, cogliendo successi nella categorie Stock, sfiorando il titolo nella 1000.

Il salto in Superbike, ancor meglio. Razga si è rivelato perfetto per la Ninja Puccetti e viceversa, tanto da portala a podio 15 volte, riuscendo addirittura a vincere in doppietta, proprio a Magny-Cours. L’impressione è, osservandolo, che a Toprak manchi la spensieratezza di colui che corre senza la pressione del gran risultato.

 E poi, nel paddock ci sono pochi turchi. Parlando di piloti, contiamo anche Can Oncu e Bahattin Sofuoglu. Kenan, lo zio di quest’ultimo, fa i salti mortali tra gli impegni in patria ed il paddock, pur di proteggere i suoi ragazzi. Sembra che non basti.

Lo diciamo perché è raro vedere i corridori ottomani intrattenersi con altri colleghi. Specialmente in una situazione oggi difficile, nella quale il Coronavirus ha costretto tutti a grosse rinunce, tra hospitality che non ci sono e contatti prossimi allo zero.

 Quando può. Razgatlioglu va a trovare i meccanici Puccetti. Attenzione, non che il talento Yamaha non abbia piacere di ridere o scherzare coi suoi attuali uomini, ma la sensazione è che Toprak possa essere più “leggero” con gli ex collaboratori. Forse perché un quinto posto centrato con un team indipendente vale più di un quarto colto per una squadra ufficiale. Le pressioni e la responsabilità possono fare la differenza su caratteri chiusi e sensibili.

Il papà di Jorge Lorenzo sostiene che Valentino Rossi sia il pilota più scorretto fuori e dentro la pista