Tra le diverse novità arrivate in Portogallo, abbiamo anche la presenza di un (ulteriore) pilota brasiliano. Oltre ai fratelli Kawakami - corridori della Supersport 300 - all'ultimo round stagionale parteciperà anche Eric Granado, già visto in azione nella Moto2 iridata ed in MotoE.

Il ventiquattrenne paulista può sfruttare alcuni vantaggi a suo favore. Innanzitutto, l'idioma del posto. E poi, il fatto di aver già girato all'Estoril: "Sono veramente contento per l’opportunità concessami da Honda Brasile e dal team Moriwaki - le sue parole - avevamo parlato di correre almeno un round in SBK più volte, sicché, eccoci qui all’Estoril. Conosco già il tracciato, perché ci ho gareggiato con la Moto2 nel 2018. Penso che sia una buona cosa conoscere bene la pista, perché potrò concentrarmi sul set up della moto e sul mio stile di guida".

In effetti, però, la Superbike non è una novità per te.

"In Brasile ho partecipato al campionato nazionale, proprio nella Superbike e proprio con Honda. Ecco perché la categoria non è per me una vera novità. Certo, questo è il mondiale, davvero più difficile e competitivo delle altre serie locali. Ora dovrò capire come lavorerà la CBR RR-R, la sua gestione elettronica e le gomme Pirelli”.

Estoril a parte, prevedi un futuro in questo paddock?

Per prima cosa, vedremo come andrà qui in Portogallo. Da parte mia, mi impegnerà al massimo in pista, capendo l’atmosfera del team. Dovrò imparare tante cose, non ho effettuato test. Essere sparati subito in un weekend di gare è una cosa davvero difficile. Non ho pressioni da sopportare, ma solo divertirmi e fare bene. Sicuramente, ci sarà la possibilità di partecipare ancora alla SBK. L’anno prossimo farò ancora la motoE e, possibilmente, il mondiale delle moto derivate di serie. Dopotutto, il campionato elettrico non ha tante gare, potrei quindi fare pure qualcos'altro”.

Cal Crutchlow se ne infischia del parere altrui