Esperto ma ancora giovane, competente e preparato, dal DNA prettamente racing: questo è il profilo di Andrew Pitt, ex pilota australiano di successo, protagonista in Supersport e Superbike. Se nella top class delle derivate l'oggi quarantaquattrenne di Kempsey ha ottenuto ottimi risultati - una vittoria nel 2006  a Misano ed ulteriori quattro podi, tutti con Yamaha - nella 600 ha fatto ancora meglio, battendo tutti due volte. 

Pitt ha, infatti, toccato l'iride massima nel 2001 e nel 2008, portando al successo Kawasaki e Honda. Svestita la tuta in pelle, è attualmente capotecnico del team Yamaha Crescent (ha seguito Michael Van Der Mark siano a gara due dell'Estoril). Andrew sa benissimo cosa voglia dire stare tra i cordoli e nel box, per una interpretazione completa del suo lavoro.

Da ieri, il rappresentante "down under" più blasonato del paddock ha con sé Andrea Locatelli, uscito trionfante da un 2020 da dominatore. Andrew, mentre il numero 55 definiva il proprio futuro, si è interessato al bergamasco ancor prima suo arrivo nel garage ufficiale: "Sapendo che Andrea fosse papabile di passaggio in SBK, sono andato a parlare con lui più volte - Pitt spiega l'avvicinamento tra i due - notando immediatamente quanto fosse bravo e attento. Ma non solo: lui è un gran pilota e pure una bella persona. Sono contento di poterci lavorare insieme, perché penso lui sia già pronto per la SBK".

Pitt svela: "I cambi marcia? Andrea li ha studiati guardando le gare in TV"


Andrew è fiducioso e ne ha ben donde. L'obiettivo comune delle giubbe blu è fare bene, benissimo, recitando ruoli di altro lignaggio: "Ci impegnamo sempre al massimo, il nostro è un lavoro continuo (ed è vero, perché Pitt ha volato da Lisbona alla Malpensa con il computer aperto, indovinate facendo cosa...) e mi piace sia così. Poter avere Locatelli è una grande cosa, mi sono accorto della sua preparazione al primo istante condiviso: è serio, professionale, meticoloso. Pensa che quando parlavano di marce e rapporti da usare con la R1 M in Portogallo, lui già li conoseva. Mi ha detto che ha guardato le gare del weekend in TV, capendo se affrontare questa o quella curva in seconda o in terza. Fantastico".

Come abbiamo detto, l'australiano è un due volte campione del mondo, ha ottenuto bei risultati in Superbike ed ha figurato in MotoGP. A proposito del passaggio da 600 a 1000, ecco il suo pensiero: "Onestamente, io trovato meglio in SBK anziché in Supersport. Sai, avendo fatto parecchio dirt track in Australia, mi piaceva disporre di tanta potenza e far scivolare la ruota posteriore. D'accordo, in Supersport ho vinto due titoli, però io preferivo la Superbike. Magari sarà così anche per il Loka, ieri rideva come un matto quando parlavamo di potenza ed elettronica. Lo accogliamo volentieri, il nostro team è come una famiglia".

Leonardo Cardelio: "Locatelli ha preparazione e metodo superiori"


Leonardo è una abile meccanico del team Yamaha Crescent. Le sue tecniche mani hanno - insieme a quelle dei colleghi di box - preparato la R1 M di Michael Van Der Mark, quest'anno vincente a Barcellona e sul podio più volte. La cosa bella di "Leo" è, oltre alla sua preparazione, la vera passione che infonde in questo mestiere: "Sì, mi piace tanto il mio lavoro - conferma sorridendo- non è facile, precisiamo, ma molto bello, affascinante ed appagante. Qunado io ed i ragazzi diamo tutto noi stessi dal primo momento del weekend sino alla bandiera a scacchi, io mi sento in sella con il pilota".

Cardelio, dopo la partenza dell'olandese numero 60 verso BMW, collaborerà con Locatelli. Leonardo ha già capito che stoffa abbia il suo nuovo assistito: "Caspita, è talentuoso - l'entusiasmo dopo il test di assaggio - sembra proprio che Andrea si sia divertito. Mi fa piacere, quello è lo spirito giusto. Sceso di sella, parlava di motore, elettronica; si confrontava. Di primo acchito, e pure col passare delle ore, ho notato quanto la sua preparazione sia superiore. Locatelli ha un metodo di lavoro considerabile tra i più alti. Sì, sarà un piacere affrontare insieme la stagione SBK 2021".

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