Eccovi un tormentone dai toni classici, propostovi già l’anno scorso: il titolo mondiale SBK è stato vinto da Johnny Rea, lo sappiamo, ma è stato lui meritevole ed imbattibile, oppure la “responsabilità” va attribuita a Scott Redding, reo di aver regalato tutto al rivale?

Nel 2019 il tema era basato su una supremazia iniziale di Alvaro Bautista, rookie di categoria, arrivato dalla MotoGP nel team Aruba Ducati e capace di dominare in lungo ed in largo per tutto l’inizio della stagione. Diciamo che, fino ad Imola, anzi, forse sino a Jerez, Bau Bau aveva lasciato al Cannibale solo briciole, poche e piccole, per lui abituato a mangiare tutto.

Poi, da Misano e, sopratutto, da Donington, il calo dello spagnolo, che ha alternato più in là cadute a buone prestazioni, mentre il nordirlandese martellava come un fabbro. Tutti i punti accumulati di vantaggio dal numero 19 sono stati recuperati dal numero 1, con tanto di sorpasso e fuga verso il quinto titolo.

Un 2020 anomalo e momentanee leadeship di Lowes e Redding


Quest’anno, le cose sono andate diversamente. Innanzitutto, il campionato ha proposto 8 round e non i 13 del 2019. Inoltre, c’è stato il break a seguito di Phillip Island, con lockdown e ritardato ritorno in pista. Dall’Australia Johnny ne è uscito un po’ sconsolato, poiché non leader di classifica. Era Alex Lowes, compagno di squadra. In seconda posizione avevamo Redding, Rea era “solo” quarto.

Dopo il blocco, i due principali antagonisti si sono spartiti la posta di Jerez. Più o meno, perché Scott ha vinto le due gare “lunghe” per un computo di 50 punti, invece a Johnny è andata la Superpole Race, 12 punti. Il secondo posto di sabato ed il sesto domenicale hanno relagato il portacolori KRT Provec a quota 74, contro 98 di Scott.

Portimao, prima svolta Kawasaki e Teruel, zero pesante per il ducatista


Rettilineo lungo, pista adatta alla V4 R, era la previsione della critica. Insomma... in tre partenze, tre arrivi da vincitore per Rea su Ninja, molto competitiva nei cambi di piega ed in apertura gas. In Portogallo, Redding è quasi scomparso dai radar di alta classifica, podio di Gara due a parte. Ovviamente, il Cannibale si era ripreso la leadership.

 Siamo andati poi al Motorland, per un doppio appuntamento. L’inglese aveva iniziato con un successo e la premessa di riprendesi la vetta. Peccato che, invece, il nordirlandese abbia fatto sue Superpole Race e Gara due. Scott voleva rifarsi attaccando circa sei giorni dopo, ma è caduto nella prima manche di Teruel. Quello zero, oltre a fargli perdere contatto dall’avversario, ha inficiato sul suo feeling di guida. Inoltre, vedere Rinaldi così forte e vincente, hanno disturbato Scott, in un momento cruciale del campionato: le voci che Michael Ruben potesse sostituire Davies in Aruba hanno disturbato il campione BSB, che non l’ha nascosto.

Barcellona, crocevia stagionale


Al Catalunya Circuit, Scott ci aveva già gareggiato nelle classi de Motomondiale. Perciò, lui deteneva una maggior esperienza su quella pista. I test invernali ed estivi di Kawasaki Factory erano stati utili, ma non parliamo di gare. Comunque, pure il team Aruba ha provato prima dell’evento.

Nelle tre corse, il miglior risultato di Redding è un secondo gradino del podio ottenuto nel sabato. Poi, ottavo e sesto. Non abbastanza, dato che Rea ha colto due podi. Sono tornati a vincere pure Davies e Van Der Mark, e gli addetti ai lavori hanno detto: “Rea festeggiare il sesto titolo a Magny - Cours". Festa rimandata dal diluvio francese, per soli tre punti. Però, Redding ha corso bene a Magny - Cours, centrando il primo posto domenica. A dirla tutta. Rea ha fatto meglio, con doppietta tra Gara uno e Sprint.

L’epilogo


Sei di fila senza la centesima, e vabbè. Rea è uscito dall’Estoril con il titolo stampato ovunque, dal cupolino della moto alle magliette del team. Redding ha salutato il Portogallo con botte e lividi, rimediati in Superpole.

Il tentativo folle di recupero - impossibile o quasi - si è concluso lì e, guardandoci indietro, se proprio dobbiamo giudicare e stabilire se Johnny abbia meritato o Scott demeritato, l’opinione è la seguente: nel momento più delicato, forse cruciale, Redding era disturbato. Problemi di avantreno a parte manifestati dalla sua V4 R, l’inglese aveva troppi pensieri nella testa durante i due weekend di Aragòn. La sensazione è la stessa vissuta in MotoGP con Ducati: voci e spostamenti di mercato, inficiano sul rendimento dei piloti. Lo abbiamo visto anche l’anno scorso con Bautista, “lasciato andare via” quando aveva tre quarti di alloro in tasca.

Il team Marc VDS comincia bene a Teruel