Sono trascorsi ben 27 anni dal suo titolo mondiale in Superbike conquistato con la Kawasaki: stiamo parlando di “Mr Daytona”, al secolo Scott Russel, che oggi festeggia 56 anni, essendo nato il 28 ottobre del 1964.

Americano della Georgia, cinque volte vintore della leggendaria 200 Miglia, Scott Russell si è meritato l’appellativo di “Mr. Daytona”, ma anche di “The Chief”, “il capo”.

La sua carriera si è conclusa proprio sul circuito tri-ovale dopo un incidente alla partenza della 200 Miglia di Daytona del 2001, ma ancora oggi è uno dei piloti Superbike più famosi di sempre e l’unico, ancora oggi, ad aver vinto il titolo mondiale della Superbike nell’anno del proprio debutto, oltre ad essere stato il primo iridato in Superbike con la Kawasaki.

Nel 2005 è entrato nella Motorcycle Hall of Fame del campionato AMA.

Scott non perde l’occasione per balzare in sella a qualche moto sportiva anche oggi, e ultimamente ha partecipato al barber Vintage Festival, dove ha portato la Ducati XR85R al secondo posto e si mantiene in gran forma fisica andando in bicicletta.

Gli inizi


Il georgiano ha sempre amato la velocità. Ha cominciato girando per strada con una Kawasaki, guardando i Gran Premi e provano a emulare i piloti in città. Fino a quando, nel 1984, è andato alla Bike Week di Daytona. Mentre era in tribuna alla curva1,  ha visto passare davanti a sé Freddie Spencer e di lì ha deciso di provare a diventare un pilota. Le corse sono diventate la sua vita.  

“Per me, le gare, sono state un modo per allontanarmi dalla strada. Ero arrivato ad un punto nella mia adolescenza, nel quale, se non avessi gareggiato, sarei finito sicuramente in prigione. La mia prima moto da strada fu un GPZ550 e la mia prima moto da pista è stata una Ninja 600, sono sempre stato un ‘pilotaì’ Kawasaki”, ha raccontato una volta Scott Russell a Motorcycle.com.

Russell ha partecipato all’AMA Superbike nel 1988, divenendo subito Rookie dell’anno. Nel 1990 vince la classe Supersport 750, impresa che riesce a ripetere nel 1991 e nel 1992, quando si aggiudica anche l’AMA Superbike.

Dopo aver vinto tutto in America, nel 1993 decide di partecipare al mondiale Superbike, dove aveva fatto qualche sporadica apparizione. E firma una stagione grandiosa, caratterizzata dalle grandi battaglie soprattutto con Carl Fogarty, e conclusa con la conquista del titolo nel 1993. Vincere il mondiale Superbike nell’anno del debutto è un’impresa che finora è riuscita soltanto a lui.

"Correre è sempre stato naturale e facile per me, non ho mai dovuto lavorare sodo per andare veloce", ha detto una volta Russell. “Ho iniziato a correre solo per divertimento. Non ho mai pensato a dove mi avrebbe portato".

Nel 1994 sfiora il titolo nel mondiale Superbike, nel 1997 si piazza sesto dopo essere passato alla Yamaha. Disputa la sua ultima stagione mondiale nel 1998, sempre con Yamaha, piazzandosi decimo.

Mr Daytona


I successi che gli sono valsi il soprannome, sono le sue cinque vittorie nella 200 di Daytona, che lo pongono a pari merito con Miguel Duhamel.

Nel 1992 Scott ha firmato un ultimo giro da brivido per superare Doug Polen. Nel 1994 è riuscito a ripetersi, ma la sua vittoria più famosa a Daytona risale al 1995, quando cadde, rimontò a in sella e continuò, fino a battere il suo rivale di sempre Carl Fogarty. Con le due vittorie consecutive nel 1997 e nel 1998 su Yamaha, Scott ha portato a cinque il numero di trionfi sul leggendario circuito americano.   

Da ricordare anche la 200 Miglia di Daytona del 1993, dove Russell è stato “bruciato” per 5 millesimi da Eddie Lawson, e ancora peggiore la sconfitta del 1996, quando, su una Suzuki, ha perso per 1 solo millesimo proprio da Miguel Duhamel. E’ altrettanto vero che è mancato alla 200 Miglia di Daytona del 1999 dopo essersi rotto uno zigomo in una rissa in un bar, e che alcune sue scelte sono state controverse, come quella di correre per due anni con il progetto VR 1000 Superbike di Harley.

L'incidente del 2001


Poi c’è stato l’incidente del 2001: Scott era in sella ad una Ducati 996 e aveva avuto un problema in partenza. Mentre accostava a bordo pista un pilota che sopraggiungeva lo ha agganciato sul manubrio ed entrambi sono finiti a terra. Russell è stato investito da un altro pilota. La moto del pilota che lo aveva investito ha anche preso fuoco, rendendo la scena letteralmente infernale. Scott non ricorda niente dell’incidente, ma per due settimane ha subito interventi a ripetizione ad una gamba e al polso. Cinque mesi dopo è tonato in pista, per un test al Virginia International Raceway, ma le complicanze dell’infortunio lo hanno fermato presto: Russell infatti aveva riportato anche un danno ad un nervo della gamba. Nel 2002 Scott si è ritirato dalle competizioni.

"Se tornassi indietro, farei diversamente"


Negli anni successivi Russell ha disputato alcune gare amatoriali ma poi non è più tornato a correre professionalmente, per non perdere il risarcimento dell’assicurazione per la sua disabilità.

“Se tornassi indietro farei diversamente”, ha detto una volta Scott Russell. “La pensione non faceva per me. Come spettatore sono terribile, e non posso vivere senza le corse”.

Un suo ritorno in pista è stato nel 2007, quando ha partecipato alla Moto-ST Eight Hours a Daytona, ma senza risultati eclatanti. Poi si è cimentato nelle quattro ruote, nella Rolex Sports Car Series e nel KONI Challenge, conquistando anche una vittoria nel 2010 in equipaggio con Paul Edwards, per tornare comunque allne moto.

Dal 2016 Scott Russel è istruttore alla Yamaha Champions Riding School e al Rickdiculous Racing.

Buon compleanno, Mr. Daytona!

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