Si è spenta una fiamma che ha saputo riscaldare il mondo del business e quello delle moto. Si tratta di una perdita umana e di risorse. Perché Andrea Merloni era un appassionato imprenditore, che sapeva legare affari e sport. Vincendo.

Trovato senza vita nel suo appartamento milanese, ci lascia a soli 53 anni di età. La sua carriera imprenditoriale è nota a tutti, con il ruolo di conduttore del gruppo Indesit Company ma, ancor prima, il figlio di Vittorio era capo del marchio Benelli, che ha guidato dal 1996 al 2004.

Quando si parlava di tecnologia, Andrea palesava una competenza, ereditata da una famiglia di innovatori. Il suo elettrodomestico preferito si chiamava motocicletta, preferibilmente da corsa. La propria carriera agonistica in sella non fu folgorante, decisamente meglio quella da manager. Chi ha lavorato e corso con lui, ne porta ricordi indelebili.

Il team Gattolone con Chili: come battere gli ufficiali da privati


Dopo una esperienza con Pileri nelle vesti di stagista sulle moto di Capirossi e Gresini, Merloni fondò il team Gattolone, un nome che inizialmente fece sorridere, poi piangere gli avversari. Dapprima impegnato in Supersport coi piloti Gianmaria Liverani e Giuliano Rovelli, ecco il ricordo di quest’ultimo, a sua volta fondatore del team ParkinGO:Andrea era un appassionato esagerato. Provò una moto a Misano, cadde, ma poi si rialzò. Decise di non correre, ma seguire i suoi alfieri dal garage. Mi piaceva lavorare con lui, perché sapeva trasmettere il 120% che metteva col suo impegno. Ci siamo rivisti qualche anno fa a Dubai, abbiamo bevuto qualcosa insieme... se ci penso, un po’ lui era come me: credeva in ciò che faceva, mettendoci testa e cuore”.

Dalla 600, il salto in Superbike. La Honda RC45 rombava nel box con Liverani, più tardi arrivarono due iene: la 916 e Pierfrancesco Chili. Con Frankie, i successi mondiali, a dispetto di avversari super ufficiali. La foto di copertina immortala il numero 7 vincente a Monza nel giugno 1995, quando il bolognese annichilì Fogarty e Slight. Insieme, Merloni e Chili ottennero podi ed affermazioni e, in seno alla squadra, cresceva bene anche Matteo Flamigni, attuale telemetrista di Valentino Rossi.

 Il cuore oltre l’ostacolo: la sfida Benelli ai colossi SBK


Peter Goddard, oltre ad essere un bravo pilota, ne capiva assai di tecnica. Laureato in ingegneria, l’australiano rimase a bocca aperta, vedendo il progetto Benelli Tornado 900, in pratica, Davide contro Golia, se parliamo del piccolo reparto corse che sfidava i colossi HRC, Ducati, Kawasaki, Suzuki, Aprilia. 

La moto, oltre ad essere bella, risultava rivoluzionaria. Tante le soluzioni avveniristiche, per un sound tre cilindri puramente italiano, passionale. Una gommatura Dunlop non propriamente al top e un po’ di sfortuna ne limitarono soddisfazioni iridate, ma qualsiasi appassionato SBK vorrebbe rivedere in griglia idee così ardite, pure, originali. Cioè, firmate Andrea Merloni.

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