Nell'ufficio di Gregorio Lavilla, uno degli oggetti immancabili è il televisore. Il direttore esecutivo della Superbike è un uomo Dorna, impegnato nel suo lavoro a casa e in circuito. Da ex pilota di ottimo livello, il catalano ama seguire l’azione in pista: "Hai visto che uscita di curva in derapata? Bella, però ai miei tempi si faceva senza controlli elettronici. Forse tutto era più difficile, è incredibile come le cose siano cambiate in pochi anni. Le moto e i piloti offrono però gare sempre avvincenti e combattute". 

Gare che, per qualche attimo interminabile, sembravano non potersi più correre.  

"Dopo un affascinante inizio a Phillip Island, siamo rimasti dispiaciuti per il lockdown. Siamo stati costretti a fermarci, ma non ci siamo mai fermati (sorride), riuscendo a proporre un programma ridotto, però corretto da ogni punto di vista: le normative sanitarie sono state rispettate al meglio, sfruttando le opportunità avute nei vari circuiti del Mondiale 2020. La SBK ha confermato il trend di crescita promesso nel passato inverno. Le Case partecipanti sono davvero coinvolte, i team privati - indipendenti - possono fare bene, ogni pilota è protagonista".  

Avete temuto di non farcela?

"Nei mesi di marzo, aprile e maggio i dubbi c’erano ed erano pure parecchi, c’era il rischio di non ripartire. Quando abbiamo intravisto una piccola luce in fondo al tunnel, il nostro lavoro per allestire tutto è diventato notevole. La situazione ora è nuovamente delicata, si stanno registrando aumenti dei casi di positività dappertutto, i lockdown sono stati imposti in alcuni Paesi. Noi monitoriamo l’attualità, agendo nel modo più intelligente". 

Se lo scenario dovesse peggiorare, quali sono i vostri piani?

"Cercheremo di prevedere tutte le possibilità. Per farlo, l’esperienza maturata quest’anno si rivelerà utile. L’intenzione è di avere un calendario SBK 2021 con ogni appuntamento organizzato e portato a buon fine. Avremo tre nuovi tracciati e non andremo in Australia tra febbraio e marzo; l’evento di Phillip Island sarà collocato a fine stagione. Aspetteremo che la situazione sanitaria vada a migliorare, stesso discorso per l’Argentina e la tappa in Medio Oriente. L’obiettivo è di avere tra gli undici e i tredici round, con il via ad aprile in Europa. Sfrutteremo questi mesi per studiare le misure e i provvedimenti internazionali. Ogni Nazione avrà proprie restrizioni e normative, sperando in una cosa". 

Cosa?

"In alcuni Paesi i test relativi al Covid-19 sono efficienti, perché forniscono gli esiti 24 ore dopo. Sarebbe utile poterne usufruire prima dei viaggi, per evitare problemi negli spostamenti. Inoltre, potendo svolgere test ancora più rapidi in loco, in caso di risultato negativo si accoglierebbe in circuito una parte di pubblico. Stiamo pensando a test immediati. Noi come Dorna dovremo capire come fare. Tornare al periodo pre-Covid sarebbe bello, ma ora è un’ipotesi remota. L’obiettivo è tornare meglio di prima, fronteggiando e limitando le possibili rinunce". 

L’assenza del Paddock Show è stata una delle rinunce. La più grande? 

"Grandissima, poiché parliamo di una peculiarità della SBK molto apprezzata da addetti ai lavori, team, piloti, TV e sponsor. È stata una grossa rinuncia anche non poter ospitare partner tecnici e aziende collaboratrici. In tal senso, pensiamo a piani alternativi, ma serviranno i permessi necessari. Torniamo al punto precedente: un test relativo al virus, rapido, economico e attendibile. In caso di negatività, come detto, anche manager e sponsor potrebbero entrare nel paddock, e le tribune non saranno spoglie. Avremo il pubblico, in una percentuale da definire di volta in volta".  

Arriverete pronti. 

"È quello che vogliamo. Ci stiamo abituando a questa particolare e difficile situazione, avendo presente che è come una partita a Tetris. Sino a quando - e spero di no - tutto non sarà fermo e proibito, il nostro lavoro procederà, adeguandoci al mondo esterno. Non è, e non sarà semplice, lo sappiamo. Però possiamo contare su un 2020 utile, in questo senso".  

Il format della doppia manche per weekend per le categorie Supersport è piaciuto. Lo rivedremo?

"Lavoriamo per avere la doppia gara per entrambe le classi anche l’anno prossimo. La soluzione sarà attuabile, senza rinunciare al tempo del pit walk e delle altre attività, evitando stress in pista anche per gli addetti ai lavori. L’idea è far correre due gare a weekend per Supersport e Supersport 300, ma non su tutti i circuiti del calendario. Potremmo fare a metà, alternando il palinsesto. Dove la 300 avrà doppia partenza, la 600 ne avrà una soltanto, e viceversa. Incastrare tutto sarà laborioso, ma i feedback di piloti e team sono stati talmente positivi da non potervi rinunciare". 

La Superbike va bene così, con tre corse per round?

"Va benissimo. Ogni weekend propone spettacolo agli appassionati. Mi metto nei panni dei telespettatori, dei tifosi in circuito e degli stessi responsabili degli autodromi: avendo gare importanti sabato e domenica, la scelta per chi ne voglia fruire è ampia e completa. Immaginate un padre di famiglia, impegnato domenica con moglie e figli: impossibilitato a venire in circuito, verrà sabato, gustandosi gare, premiazioni e tutto quanto concerne l’evento in essere. La tripla possibilità di risultato piace anche ai piloti. Ricordo alcune mie trasferte in Australia, non andate al meglio. Il viaggio da Phillip Island a Barcellona era interminabile. Io non vedevo l’ora di tornare in sella e riscattarmi. La voglia di risultato era così grande... con due gare lunghe e una sprint, la possibilità per ben figurare è tripla, a meno che…". 

A meno che?

"Un pilota non rimedi un triplo zero, che sfortuna (ride). Potrebbe capitare, ma non lo si augura a nessuno. In generale, più si corre, meglio è. Ci si allena per la gara. Si fanno sacrifici per la gara. Si attende la gara. Tutto è rivolto a due cose: il semaforo che si spegne e la bandiera a scacchi che sventola, per risvolti logici. I punti in classifica, i gradini del podio da occupare, i trofei da alzare al Cielo. La SBK dà tante opportunità a ogni partecipante, per un paddock che attira nomi anche dal Motomondiale". 

Come Andrea Locatelli, arrivato dalla Moto2, ed entusiasta della scelta fatta.

"Mi fa piacere saperlo. L’ho sempre detto: bisogna avere obiettivi e, per raggiungerli, non è detto che la strada dritta sia la più semplice. Quanti piloti hanno dovuto fare la valigia per correre in campionati  'alternativi' e dimostrare il proprio valore? Tanti. Io stesso ho fatto il campionato tedesco, poi il Mondiale, il British... vincendolo, le porte si sono aperte. Penso che la SBK non rappresenti un passo indietro, tutt’altro. Chi viene qui ha la possibilità di fare bene, la nostra piattaforma è valida e ben connessa agli altri campionati".

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