La sua storia è stata turbolenta e in pista i suoi risultati sono stati davvero scarsi, ma la Petronas FP1 è una moto che conserva ancora oggi un posto speciale nel cuore degli appassionati.

E pensare che non avrebbe nemmeno dovuto gareggiare in Superbike: il suo nome originario era Petronas GP1 e fu progettata assieme alla Sauber Engineering per prendere parte al Mondiale MotoGP. L'ambizione era quella di gareggiare contro i prototipi del Motomondiale, ma la realtà fu ben diversa.

Dalla MotoGP alla Superbike


Dopo la presentazione avvenuta nel 2001 e i primi test in pista, il progetto MotoGP venne abortito. La Petronas affidò successivamente lo sviluppo alla Suter, vista la poca esperienza nel mondo delle due ruote, arrivando alla decisione di passare nel mondo delle derivate di serie.

Venne così avviata la produzione delle 150 unità richieste per l'omologazione. Il primo lotto di 75 unità passò l'omologazione richiesta dalla FIM a Londra il 30 gennaio 2003, il secondo fu assemblato da Petronas utilizzando le risorse e gli stabilimenti della fabbrica malese Modenas grazie ad un accordo firmato nell'aprile del 2003.

Il motore scelto fu un 899 cc 3 cilindri, configurazione che si rivelò poco fruttuosa. La FP1 soffriva in velocità rispetto alle concorrenti giapponesi a 4 cilindri, gap difficile da compensare nei trattati guidati nonostante la grande agilità di cui la Petronas era dotata.

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I lampi di Troy Corser


L'avventura in pista fu relativamente breve: iniziata nel 2003 con un team gestito dalla leggenda Carl Fogarty, terminò nel 2006 per mancanza di risultati e sponsor.

La miglior stagione fu quella del 2004, quando il mai domo Troy Corser riuscì a ottenere due pole e un totale di due podi assieme al compagno Chris Walker.

Nel 2005 Corser passò alla Suzuki andando a vincere il suo secondo titolo mondiale, mentre la Petronas iniziò il suo lento declino. Non fu mai una particolarmente competitiva, ma è bastata la sua bellezza per permetterle di non finire nel dimenticatoio. 

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