In un periodo storico zeppo di super personaggi, Ben Bostrom era il pilota SBK più amato. Look, stile di guida e stile di vta, gli appassionati adoravano il californiano, nativo di Redding, arrivato in Europa per rappresentare Ducati nella massima categoria delle derivate di serie che, all'epoca, era il massimo del divertimento.

Ben vive a Las Vegas, Nevada. Lì ha messo in piedi famiglia e, come spesso specifica: "Oggi sono un papà professionale - spiegando quanto tempo dedichi alla prole - e mi sento felice così. Tra un cartone animato e l'altro, guardo le gare davanti alla TV. Penso che le competizioni siano ancora combattute". Se lo dice lui, che ogni tanto commenta per emittenti americane, c'è da fidarsi.

Quando non è in bicicletta, l'ex pilota ricorda i duelli condivisi con Bayliss, Haga, Corser, Hodgson, Edwards, Toseland, Fogarty, Yanagawa, Okada, Chili, Crafar, Lavilla, Slight. Per esempio. Lasciare gli USA non fu per lui doloroso, tuttavia impegnativo. Ma BB si ambientò subito ad usi e costumi nostrani.

Il titolo AMA con Honda e la wild card vincente con Ducati


HRC voleva una sola cosa: conquistare gli Stati Uniti. Perciò, gli emissari dell'Ala dorata dissero a Ben una cosa del genere: "Ascolta, devi portare la RC45 al traguardo, sempre. Non rischiare. La cosa importante è il numero 1 finale". E così, "soldato Ben" riuscì nell'impresa 1998, vincendo il titolo AMA, senza nemmeno un succeso di tappa, però.

Chi se ne frega, pensò lui. Tanto vado in Ducati. Chi se ne importa del podio centrato a Laguna con Honda, meglio vincere quando si è una wild card. Detto, fatto. Bostrom vestì i panni Vance & Hynes - avendo un certo Anthony Gobert al di là del garage - portando in gara la tabella più ambita, nonostante il brutto incidente rimediato in test privati a Daytona.

La wild card, come andò? Benissimo. Secondo posto e primo, per un Re del Cavatappi, capace di superare gli avversari a destra e a sinistra, in frenata e accelarazione, prima e dopo la discesa che piomba nel vuoto. A Borgo Paniagele deciserò: "Fatelo venire in Europa" e lui prese il primo aereo per Bologna.

Inizi duri e il "dirottamento" da Caracchi


Ben debuttò nel Mondiale in pianta stabile, palesando più di una fatica. Il californiano doveva scoprire tutto: ambiente, moto, gomme, piste. Rivali. E che rivali: Carl Fogarty era un compagno di squadra scomodo. The King, sua maestà, lesa a Phillip Island 2000 e ritiratosi dalle competizioni.

Per il numero 155 - sfoggiato sempre da lì in avanti - la responsabilità di interpretare il ruolo di caposquadra, quando l'inglese abdicò. Troppo. Infatti, arrivò lo spostamento: Juan Borja nel team ufficiale Infostrada, Bostrom nella formazione NCR, per abiti neri che tutti ricordano.

Passaggio fondamentale, perché l'americano ritrovò smalto e velocità, firmando podi e prestazioni da protagonista. Ducati ancora ci credeva, sicché mise in piedi il team L&M, con il quale BB disputò due stagioni complete, toccando l'apice della sua carriera. 

L'eccezionale 2001, le difficoltà 2002, la parentesi Honda 2005 e la MotoGP


Con sei successi di tappa e tre podi, BB centrò il quarto posto nella SBK 2001, disputata con una Ducati gommata Dunlop, schierata da L&M. Dopo una affermazione nella difficile Kyalami, le altre sono state spalmate tra Misano e Brands Hatch, per una serie di primi posti che lo lanciarono nei top di categoria.

Qualche problema arrivò l'anno successivo, l'ultimo per la Rossa in Europa. Ben poi tornò, nel 2005, portando in gara la Honda del team Renegade, rivelatasi tutto fuorchè competiva. Pazienza, lui si è divertito lo stesso ed il pubblico lo ha amato più che mai.

Le stagioni nell'AMA andarono molto bene, sin alla chiamata della MotoGP. Lucio Cecchinello. La Honda RC 212V è stata saggiata da Ben, proprio nella sua Laguna Seca. Nonostante un ritiro, l'esperienza gli piacque, precisando però: "Per andare forte, bisogna usare pesanti controlli elettronici. Non mi ci trovo bene, io preferisco affidarmi al polso destro".

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