E’ uno dei piloti più amati della Superbike e quest’anno assisterà al debutto ufficiale di suo figlio Oli nella Superbike nazionale. Troy Bayliss, in una intervista al sito worldsbk.com, ha raccontato le sue sensazioni per il debutto del figlio e ha ripercorso la sua carriera in Superbike tra debutto e grandi avversari.

“Sono abbastanza nervoso come un papà normale, una sensazione mai provata prima”


Cuore di papà Troy Bayliss parla dell’inizio di carriera del figlio Oli e di come sua moglie Kim ha reagito quando Oli voleva ripercorrere le orme del padre. “Oli ha iniziato quando aveva circa 11 o 12 anni e prima di essere impegnato nel campionato nazionale aveva già corso un po'. Quando ha iniziato gli ho comprato una Metrakit e ha iniziato a fare del kart. Poi siamo andati sulla pista da gara per il primo appuntamento del campionato a cui si era iscritto: pioveva. Ho detto a mia moglie Kim che avremmo dovuto guardarlo da un ponte. Oli era quarto o quinto, andava abbastanza forte ed è caduto davanti a noi. Kim si è voltata verso di me e mi ha detto ‘faresti meglio a bruciare quella c…. di moto!’ ma ora ha capito che Oli vuole correre e mi sembra che si sia abituata. Io adesso ho le stesse sensazioni che aveva lei, riesco a guardarlo a malapena. Sono abbastanza nervoso come un papà normale, una sensazione mai provata prima.” 

Oli Bayliss sulla Ducati nell’Aussie SBK

Poi aggiunge: “C’è sempre un piano base dietro a un progetto e nel 1998 quando sono andato nel Regno Unito si chiamava Darryl Healey, il capo del GSE Racing. Poi è diventato il mio manager oltre che grande amico e anche adesso c’è un adesivo GSE sulla moto di Oli dato che sostiene la nostra famiglia. Oli ha corso per un paio di anni su una moto Supersport 600cc e l’anno scorso ha chiuso al secondo posto in campionato. Ovviamente mi preoccuperà vederlo in questo 2021 su una Superbike ma ha tanto potenziale per diventare un pilota professionista.”

“Il mio arrivo è avvenuto un po’ a sorpresa”


Troy Bayliss ripercorre il suo debutto in Superbike, avvenuto nel 2000 per sostituire Carl Fogarty. “Il mio arrivo è avvenuto un po’ a sorpresa ma alla fine era il traguardo che voleva raggiungere. Quando Carl ha avuto quell’incidente stavo guidando bene dopo aver vinto nel 1999 il titolo britannico e nel 2000 mi ero spostato in America per correre con la Ducati Vance e Hines. Pensavo che mi ci sarebbe voluto un altro anno o forse due prima di arrivare nel WorldSBK. La prima gara in programma a Sugo per me è stata un disastro dato che sono caduto in entrambe le occasioni. Ho pensato ‘non avrò più l’opportunità di correrci di nuovo e dopo essere caduto due volte non tornerò nel World Superbike', Invece le cose sono andate diversamente e ho disputato una buona gara a Monza; abbiamo trovato l’accordo e sono rimasto nel Campionato del Mondo.”

“Un sacco di sfide con Colin ci hanno regalato tanti sorpassi”


L’australiano racconta delle grandi rivalità con Colin Edwards prima e con James Toseland poi. “Un sacco di sfide con Colin ci hanno regalato tanti sorpassi. Entrambi volevamo stare davanti all’altro anche se la maggior parte delle volte ce la siamo giocata negli ultimi due giri. Gara 1 di Monza 2001 è stata davvero stupenda, dopo tanti podi raccolti a inizio anno finalmente è arrivata una vittoria e per di più a Monza. Sono abbastanza noto per le sfide a cui ho dato vita insieme a Colin ma anche con altri; Frankie Chili, Noriyuki Haga, Yukio Kagayama, Troy Corser, Neil Hodgson e James Toseland. Che periodi e che spettacolo nel WorldSBK.”

SBK: Bayliss-Edwards 2000-2002, rivalità e rispetto

Su Toseland poi dice: “Io guidavo una Ducati 999 e nel 2006 siamo riusciti a vincere il titolo. Nel 2007 le moto giapponesi stavano diventando più veloci e la 999 era al suo tramonto. Ho spinto a fondo tutte le volte e spesso oltre il limite come quando sono caduto a Donington Park. James poi ha aperto una bella striscia positiva di risultati e a me infastidiva il fatto che vincesse così tanto! Haga era come un cane con l’osso e per la maggior parte del tempo mi è stato a mezzo centimetro dalla ruota posteriore. Max Biaggi era sempre abbastanza intenso, specialmente nel 2008 quando eravamo entrambi piloti Ducati. Quindi anche con lui ci sono state delle belle battaglie.” 

“Australia, Regno Unito ed Italia i miei posti preferiti”


Il tre volte campione Superbike racconta i luoghi dove il pubblico si fa sentire di più in assoluto. “Australia, Regno Unito e Italia dato che sono posti in cui puoi veramente sentire la folla. A Brands Hatch il rumore della gente supera quello del motore, senza dimenticare però Monza e Imola. A Imola e Monza c’era qualcosa di unico dato che sembra di correre in mezzo a un parco, quindi anche per questo sono diversi dagli altri posti. L’atmosfera che si respirava era pazzesca ed è molto difficile spiegare quanto fosse bello.” 

Parlando di Italia ed Imola dice: “Ricordo che nel 2001 a Imola avevo il titolo già in tasca ed era presente una bella parte della mia famiglia. La nostra moto era stata dipinta con i colori di Paul Smart da quando vinse la Imola 200. Io quindi ero in sella alla 998 che presentava i suoi colori. In Gara 1 sono stato protagonista di una grande caduta con Regis Laconi e lì si è chiuso il mio weekend!

Troy parla anche della Gara delle Gare, Imola 2002: “Nel 2002 a Imola ho chiuso secondo alle spalle di Colin ma la gente non si dimenticherà mai di quella gara, è entrata nei libri di storia. È stato davvero un weekend bellissimo per il Campionato e uno show fantastico per tutti gli appassionati. Penso che in Ducati fossero più delusi di me per il fatto che io non abbia vinto il titolo ma non solo. Sapevo che a Imola sarebbe stata difficile dato che Honda aveva già svolto dei test su quella pista ed era pronta ad andare forte ed essere competitiva dal via della stagione. Ci sono state delle volte in cui ho provato a rallentare un po’ il passo ma poi Colin mi avrebbe superato per aumentare di nuovo il ritmo gara. All’ultimo giro di Gara 2 mi sono preso un bello spavento, sapevo che sarebbe stata davvero dura. In pratica Colin aveva in tasca il mondiale.” 

Imola 2002, Edwards: “Una delle gare che ricorderò per sempre”

“Alla fine del 2008 ero contento di ritirarmi”


Troy Bayliss chiude questa intervista parlando del ritiro, avvenuto a fine 2008 ed il ritorno in Australia ad una vita più normale con la sua famiglia. “Alla fine del 2008 ero contento di ritirarmi nonostante fossi consapevole di quanto sarebbe stata dura. Pensavo di essere pronto per vincere e poi decidere di smettere. In pratica per la prima volta dal 1998 siamo tornati a casa. Per me tornare e provare a vivere una vita ‘normale’ come prima è stato uno shock culturale.”

Sul ritorno ad una vita normale dice: “Mi manca vincere e mi manca anche la competizione; arrivato a 39 anni mi sentivo ancora di poter andar avanti ma ne avevo abbastanza. Anche per la mia famiglia; a quell’epoca Mitchell – mio figlio più grande – aveva 14 anni ed Abbey 12. Quindi abbiamo pensato che avevano già trascorso molto tempo seguendomi in giro per il mondo e che fosse ora di riportarli a casa e dar loro una vita più normale.”

Che fine ha fatto: Troy Bayliss