Due titoli mondiali fanno di James Toseland uno dei piloti più amati del Mondiale Superbike per le grandi battaglie con Troy Bayliss e Noriyuki Haga. Battaglie di cui l’inglese ha parlato in un'intervista rilasciata al sito worldsbk.com, nella quale ha ripercorso tutta la sua carriera da pilota, dagli inizi al ritiro nel 2011, a causa dei postumi di un infortunio al polso.

“Ho firmato per la Superbike a 19 anni”


All’età di 19 anni ho firmato per la WorldSBK. È successo nel 2000 a Donington Park in occasione dell’ultimo round del BSB", racconta Toseland, svelando qualche retroscena sulla firma con GSE Ducati e i primi anni, non proprio facilissimi, in Superbike. "Neil Hodgson aveva vinto il titolo mentre io ero stato vittima di una brutta caduta nel corso di alcuni test sulla pista di Cadwell Park. Mi ero rotto il femore. Ho ricevuto un messaggio da Colin Wright, il team manager del GSE Racing, in cui appena dopo la vittoria del titolo mi chiedeva di andare al camion del team.”

Sul momento della firma dice: “Ero in stampelle ma le ho lasciate nella hospitality del team per cui correvo. Ho pensato ‘non posso presentarmi in stampelle a una possibile offerta per la World Superbike’. Mi ricorderò sempre che sono entrato e ho salutato tutti; 30 secondi dopo mi ha dato un foglio di carta ed era un contratto biennale per correre come compagno di squadra di Neil Hodgson nella WorldSBK. Mi ha chiesto quanto volessi e ho detto che avrei corso gratis facendo vedere che non ero in una posizione negoziale molto forte ma mi ha subito risposto ‘no’ e così abbiamo negoziato l’ingaggio, arrivando a un accordo per la stessa cifra che già guadagnavo. È andata così.” 

Un'avventura tutta in salita, come racconta lo stesso James: “In quelle tre stagioni nel GSE Racing, ho chiuso in 13^, settima e terza posizione. A quei tempi pochi piloti avrebbero visto un contratto dopo aver terminato 13° e 7° ma il team mi ha confermato per un altro anno. Nel 2001 ci sono stati momenti in cui Troy Bayliss, Colin Edwards e perfino Neil Hodgson mi superavano e dopo tre curve li perdevo. A volte ho pensato ‘ma sarò in grado di andare così forte?’ ed è così che i giovani piloti iniziano ad emergere per poi diventare campioni, ovvero quando riescono a raggiungere quel livello e al tempo stesso imparano. Neil era passato al team ufficiale e nel 2003 come compagno di squadra avevo Chris Walker, quindi mi sono ritrovato fuori dall’ombra di Neil.” 

“Ho vinto il titolo 2004 andando controcorrente”


L’inglese racconta poi qualche aneddoto relativo al Mondiale 2004, vinto all’ultimo round contro il suo compagno di squadra in Ducati Regis Laconi. “A inizio 2004 non ero ancora nel mio momento migliore. Quando fai parte del team ufficiale Ducati devi vincere, solo quello. Nel 2003 c’erano diversi piloti che avrebbero potuto farlo. Beh, non è sufficiente. Devi essere speciale e dimostrarlo. Nel 2004 sono cambiati altri fattori: dopo tre anni con le Dunlop siamo passati alle Pirelli. Nel 2004 non avevo il pacchetto completo ma avevo a disposizione la Ducati ufficiale, la più veloce, quella costruita meglio e potevo contare sul team più esperto tra quelli presenti sulla griglia di partenza. Sono stato davvero fortunato a trovarmi in un team come quello per controbilanciare i nuovi pneumatici.”

La cavalcata 2004 non è stata priva di sorprese per Toseland, che parla di alcuni problemi avuti nel round di Assen. “Avevo utilizzato tutti i motori a disposizione o li avevo rotti e quindi stavo usando quelli del mio compagno di box, Regis Laconi. Alla fine erano più veloci - racconta -. Infatti ho dovuto cambiare un po’ l'ammortizzatore al posteriore dato che avevo tanta accelerazione in più. Se le cose non fossero andate così forse probabilmente non avrei vinto il titolo del 2004 dato il vantaggio che Regis stava guadagnando nell’arco di tutta la stagione: ho capito che non ero io a essere stato più lento.” 

James parla anche del poco rispetto e della poca considerazione ricevuta da Ducati: “Ho vinto il titolo andando controcorrente, non ero la scelta preferita da parte di Ducati, specialmente considerando il mercato francese. Non ci sono stati festeggiamenti dato che dovevamo rispettare l’altra parte del box; era la prima volta che Ducati si presentava all’ultima gara in programma con una possibilità di vittoria per entrambe le moto dello stesso team ufficiale. L’ho presa sul personale, ho avuto delle emozioni contrastanti pensando al percorso fatto fino a quel momento e mi piacerebbe che alcune persone che non sono più con noi lo avessero visto

Poi aggiunge: “Da quel giorno, il 3 ottobre 2004, due giorni prima del mio 24° compleanno, la differenza psicologica per me contro Laconi e Noriyuki Haga - anche lui era in lotta per il titolo - è stata grande. Per Laconi si trattava dell’ultima occasione per vincere il titolo. Mi ricordo quanto in quel weekend Ducati fosse giù di morale, dato che Regis non stava portando a compimento quello che tutti si aspettavano da lui. Non posso immaginare come deve essersi sentito andando verso l’inverno, soprattutto considerando che io avevo vinto il titolo e che lui non mi rispettava davvero. Per qualcuno è dura essere battuti da uno che non si rispetta davvero.”

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“Non ho mai avuto la sensazione di essere il volto giusto per quel contesto”


Toseland racconta come si sia incrinato e poi definitivamente deteriorato il rapporto con Ducati, che lo ha portato a firmare con Honda per la stagione 2006. “Io avevo vinto il titolo e Regis lo aveva perso. Considerando quanto fosse più veloce rispetto a me avrebbe potuto mettermi fuori gioco negli ultimi tre Round e lo sa bene quanto me. Sono arrivato al 2005 percependo queste sensazioni negative, poi la stagione si è complicata a causa di una brutta caduta in Qatar e delle difficoltà che abbiamo avuto con il traction control. Sono tornato veloce dopo un po’ di tempo ma ormai era troppo tardi anche se ho chiuso l’anno in quarta posizione. Non era abbastanza per un team ufficiale Ducati e così ho perso il posto. Non pensavo che Ducati mi avrebbe tenuto solo perché avevo vinto il titolo e soprattutto dopo aver chiuso il 2005 al quarto posto ma nel corso di quei due anni non ho mai avuto realmente la sensazione di essere il volto giusto per quel contesto.”

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Dopo essere stato rifiutato da Ducati avevo una gran voglia di vincere, mi hanno dato una moto con cui conquistare il titolo e per questo li ringrazierò sempre", dice James parlando dell'approdo alla Honda. "Ho costruito un grande rapporto con Ten Kate. Nel 2006 ho chiuso la stagione al secondo posto e quindi mi stavo scaldando per vivere un ottimo 2007. In realtà il titolo 2006 non ha mai visto nessuno impensierire sul serio Troy Bayliss e quindi un po’ per tutti è stata una sopresa vedere il pilota che l’anno prima era arrivato secondo iniziare a vincere così tanto. Per portare a casa i titoli mondiali la costanza di risultati importanti è fondamentale più di ogni altra cosa successa prima.” 

Un rapporto, quello con Honda, ben diverso da quello avuto con la squadra di Borgo Panigale. “Il motivo per cui ho fatto così bene è che amavo la Honda, ci siamo semplicemente trovati molto bene insieme - racconta -. Con Honda ho conquistato dei risultati eccellenti a differenza di quanto successo con Ducati con cui ho reso meno di quanto potessi. Nessun altro aveva fatto davvero qualcosa di speciale in sella a quella moto, solo io e il team ci siamo riusciti e spesso la nostra era la miglior Honda presente in pista. Il mio avversario principale si trovava ancora su una Ducati, in pratica per me era come un drappo rosso per un toro!

 "Bayliss? La sua tenacia è stata incredibile"


Nel biennio 2006-2007, James Toseland ha vissuto un paio di rivalità di spicco con Troy Bayliss e Noriyuki Haga. “Bayliss? La sua tenacia è stata incredibile. Quando Noriyuki Haga era sul passo, beh, lui era veloce. Se Haga fosse stato costante nello stesso modo in cui andava veloce avrebbe vinto più di un titolo. Ma se devo dire chi tra i miei avversari è stato il più duro da battere allora la risposta è ‘Troy’. Se mi fossi trovato in una lotta all’ultimo giro con chiunque altro che non fosse Troy Bayliss sarei stato abbastanza convinto di batterlo. Ma quando avevo contro di me Troy, dovevo fare assolutamente tutto giusto per riuscire a batterlo. All’ultimo giro la concentrazione di Troy era superiore a quella di tutti gli altri”, dice il britannico parlando dei due avversari. 

“Potevo restare in MotoGP nel 2010 ma Yamaha mi voleva di nuovo in Superbike”


Nella carriera di James Toseland c’è stato spazio anche per un passaggio in MotoGP con la Yamaha di Tech3 accanto ad un altro ex Superbike, Colin Edwards. E la possibilità di restarci era concreta, come rivela lo stesso Toseland: “Si era aperta un'opportunità a fine 2009 con Pramac Ducati, ma il progetto che c’era dietro non era competitivo come quello attuale. Per nove volte sono arrivato tra i primi sei, non male alla fine per essere in MotoGP. Le cose sarebbero potute andare diversamente se avessi avuto a mia disposizione un team ufficiale e una moto da 1000cc.

Ma poi per il bi-campione del mondo si sono riaperte le porte della Superbike: “Sapevo che per il 2010 sarei stato più felice tornando in WorldSBK con una moto ufficiale. Yamaha mi voleva ancora come parte della famiglia e io ero felice di trovarmi con loro, quindi ho deciso di accettare questo loro progetto per il Mondiale SBK.”

“Ho dato tutto quello che avevo”


L’inglese parla degli ultimi anni della sua carriera, nei quali ha dovuto convivere con varie operazioni al polso destro. Motivo per il quale si è dovuto ritirare a fine 2011. “Quando mi guardo allo specchio, onestamente posso chiedermi, ‘ho dato tutto quello che avevo?’. Nel mio caso la risposta è ‘sì’ e sono consapevole di aver raggiunto ciò che ho raggiunto". Tanto orgoglio per quanto di buono è riuscito a fare, ma ache un pizzico di rammarico per non aver avuto l'occasione di salire su una MotoGP factory. "Mi sarebbe piacuto soltanto far parte di un team ufficiale invece di uno satellite nel periodo in cui sono arrivato nel MotoGP - afferma James -. Sarebbe stato più semplice convertire dei piazzamenti tra i primi sei in un paio di podi e riuscire a essere più competitivi.Alla fine sono un due volte campione del mondo in un contesto in cui sono arrivato quando ero un ragazzo giovane, ho una vita fantastica e tanto rispetto grazie a questo.”

James Toseland si ritira

Una carriera quella di Toseland interrotta da problemi al polso che il britannico si porta ancora dietro, nonostante varie operazioni . “Per anni ho dovuto lottare con questo problema e l’anno scorso sono stato sottoposto a tre interventi chirurgici. Quest’anno andrò sotto i ferri per la sesta volta nella mia vita - conclude -. Spero che questo possa essermi di aiuto in modo da poter vivere senza avere tutti i giorni la sensazione di andare avanti con un polso fratturato. Questo è il mio obiettivo principale e poi punterò a rimettermi in forma.”

Che fine ha fatto: James Toseland