Secondo in Superpole, primo in Gara 1: Scott Redding ha iniziato con il piede giusto il secondo Round della stagione, confermando il suo bel feeling con la pista portoghese dell'Estoril, dove ha conquistato un successo perentorio, nella gara del sabato. Il secondo acuto stagionale del ducatista, che manda un chiaro messaggio a Rea, portandosi a sole 8 lunghezze dal leader della classifica iridata.

Una boccata d'aria fresca per Scott, che però ammette di non aver ancora "fatto pace" con la Pirelli SCX, la gomma morbida posteriore, con cui ha deciso di affrontare Gara 1. "All'inizio della gara, dopo pochi giri, ero sul rettilineo e ho pensato 'hai una SCX al posteriore, che stai facendo?!'. Ero un po' nel panico - racconta -. Ci sono stati un paio di giri in cui ho pensato 'ok, devi controllare un pochino', ma loro mi stavano col fiato sul collo. Ero lì che cercavo di gestire e al contempo di spingere ed ero davvero preoccupato. Questo è l'unico tracciato che ha poco degrado della gomma. Ad Aragon, la moto non andava. Consumavo tantissimo le coperture e anche la SC0 era completamente finita".

Il degrado delle gomme fa la differenza


Il basso degrado sperimentato all'Estoril durante le prove del venerdì è stato proprio uno dei fattori a convincere il numero #45 ad optare per la posteriore soft, che Redding continua a reputare un azzardo.

"Qui ho fatto un long run nelle FP2 e non è andato male, quindi ci siamo presi il rischio - spiega -. È un azzardo perché non sai se durerà o no. Sapevo che anche Toprak aveva le SCX (sia all'anteriore che al posteriore ndr.), quindi sapevo che se avessi avuto un calo sarebbe calata anche la sua, ma non sapevo che Jonathan fosse dietro di lui con una SC0. Voleva dimostrare che le Kawasaki hanno più grip degli altri al momento, tenendo il passo delle X con la 0. Ma credo che loro abbiano un maggior degrado delle gomme: ne hanno di più con la 0, ma non possono montare la X".

"Col mio pneumatico non credo avrei potuto fare molti altri giri - ho consumato un sacco di gomma -", aggiunge il pilota Aruba.it Racing, che in gara, a parte un po' d'ansia, racconta di aver avuto ottime sensazioni: "Riuscivo a tenere la mia linea, la moto andava piuttosto bene, riuscivo a curvare come volevo ed è così che sono riuscito a vincere. È questo che fa la differenza: se riesco a guidare bene su delle piste con basso degrado, possiamo farcela. Ma domani lo scenario potrebbe essere differente".

All'Estoril, tutta un'altra storia rispetto ad Aragon


Un netto capovolgimento rispetto a quanto visto in Aragona, dove Scott si era trovato a giocare con la strategia, per cercare di colmare il gap con la Kawasaki. Ma cosa ha portato a questo cambio di passo?

"Abbiamo cambiato parecchio la moto - spiega -. È la stessa cosa che facciamo dopo i test, che onestamente trovo una perdita di tempo: trovi un feeling che è fantastico, poi arrivi alla prima gara con temperature differenti e devi buttare via tutto. Ad Aragon non abbiamo cominciato bene. Si tratta di un tracciato difficile per noi. La moto non funzionava. È stato uno di quei fine settimana che voglio soltanto dimenticare".

"Lo scorso anno eravamo competitivi più o meno ovunque - non benissimo, non malissimo, mediamente bene -. Ora mi sento come se con il freddo andassimo molto bene e con il caldo molto male. Dobbiamo capire come abbiamo fatto a far funzionare questo pacchetto, la passata stagione. Così che possa lottare per il podio. Questo è ciò che abbiamo fatto qui, ho avuto di nuovo delle belle sensazioni e la moto andava abbastanza bene. Sono piuttosto soddisfatto: sono riuscito a vincere la gara, tenendo a bada i due dietro di me. Spero sarà così anche domani".

La concorrenza è spietata nella lotta per il Mondiale


Redding non è stato l'unico pilota ad essere galvanizzato dalla pista dell'Estoril, dove Toprak Razgatlioglu si è messo in luce sin dal venerdì. Un avversario in più per il britannico, nella sua battaglia per spodestare dal trono il sei volte iridato. "Questo rende ancor più difficile per me provare a battelo (Rea ndr.)", ammette Redding. "Il problema sta nel fatto che quando Jonathan ha una brutta giornata va a podio, quando capita a me io resto non ci salgo. Non è molto, ma sono punti. Ed è questo che fa la differenza. Dobbiamo essere competitivi dove possiamo essere da podio e lottare per la vittoria".

"Su certe piste ci sono moto più competitive che su altre - spiega -. Qui le Yamaha vanno molto bene e le Kawasaki stanno migliorando, ma Aragon non è esattamente una pista per le Yamaha e le due Kawasaki sono andate bene. Ogni marchio sembra avere un pacchetto complessivamente forte. Qui le Kawasaki faticano un po' perché non hanno molti dati su questo posto, ma stanno migliorando. Il problema è che in qualunque altro posto hanno anni e anni di dati, che gli permettono di arrivare alle FP1 con una base che poi devono solo mettere a punto. Questa è una pista dove è così per noi. Iniziare, costruire capire, costa tempo. La situazione in cui loro si trovano qui è la stessa in cui mi trovo io sulle altre piste. Dobbiamo cercare di fare il massimo. Con il pacchetto che abbiamo ora, penso che potremo lottare per altre vittorie".