Era un caldissimo fine settembre di un’altra magica stagione di Superbike e Imola era pronta a ospitare la resa dei conti tra Troy Bayliss e Colin Edwards, separati da un punto in favore dell’americano. Quella mattina nessuno aveva capito che stavamo per assistere a un evento unico, ovvero “la gara perfetta”. La gara del secolo che tutti aspettano da una vita e che arriva all’improvviso, in modo stupefacente. Venivamo da una stagione fantastica, nella quale Bayliss aveva dominato fino a Laguna Seca, dove Texas Tornado si presentò con una livrea fantastica, a stelle e strisce da Capitan America, e prese a vincere, iniziando a recuperare gli oltre 50 punti di svantaggio dal ducatista.

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Il contesto


Si vociferava che da Laguna Seca la Honda avesse mandato a Edwards la VTR ufficiale della 8 Ore di Suzuka per tentare di battere la Ducati a parità di schema tecnico, con un bicilindrico a V 1000. Sicuramente qualcosa cambiò davvero, perché da Gara 2 in California, Colin divenne un martello capace di vincere dappertutto e sicuramente Bayliss iniziò a patire la pressione dell’americano anche perché era molto distratto dal passaggio nel 2003 in quella sciagurata nuova MotoGP stravolta a quattro tempi di 1000 cm³ come la SBK. Comunque con oltre 50 punti di vantaggio Bayliss poteva arrivare tranquillamente secondo di manche senza preoccuparsi. Invece in Olanda accadde il patatrac e Bayliss perse il controllo, innervosito da Neil Hodgson, compagno di Marca che avrebbe dovuto sostituirlo l’anno successivo. Invece di dargli pista libera l’inglese ingaggiò un duello furibondo: l’australiano cadde e gettò al vento una ventina di preziosissimi punti. Si uscì da Assen con Edwards incredibilmente primo per una lunghezza e si andò a Imola per la grande e attesa finale di questo bellissimo Mondiale.

Giornata storica


I primi segnali che sarebbe stata una gara davvero straordinaria si ebbero la mattina, quando alle 7 fummo costretti a una lunga fila dal casello fino al circuito, tutti dietro una fila unica di motociclisti festanti. Sinceramente code del genere alle sette di mattina le avevamo viste soltanto a Brands Hatch e Assen. Gara 1 fu pazzesca con bandiere rosse, ripartenze e soprattutto un numero esagerato di sorpassi tra Edwards e Bayliss, autori di una sfida fisica ma sempre corretta nonostante i colpi di carena e i numeri da brivido.

La Gara Perfetta. Lo capii ancora meglio quando, tra Gara 1 e Gara 2, ebbi il privilegio di compiere un incredibile giro di pista. La Ducati presentava una 998 grigia con la livrea della magica moto di Paul Smart che aveva vinto proprio a Imola. E io ero il pilota della bellissima 998 Smart replica proprio dietro a Smart che guidava la sua leggendaria 750 uscita dal Museo di Borgo Panigale. Passato il Tamburello iniziai ad avere un tuffo al cuore perché a partire dalla Tosa la pista era contornata da un muro umano colorato e festante che ci salutava come fossimo noi due, Bayliss ed Edwards. Un tale numero di spettatori non l’avevo mai visto a Imola, forse nemmeno nelle più belle gare di Formula 1. La conferma la ebbi al rientro ai box quando chiesi alla Direzione Gara il numero dei biglietti venduti. La risposta fu incredibile perché dopo aver venduto tutti i biglietti timbrati dalla Siae, e visto il continuo afflusso di pubblico che premeva alle casse, gli organizzatori presero velocemente tutto quello che trovarono nelle bocciofile, nei pattinaggi e nei campetti da calcio. Tanto che tantissimi appassionati hanno ancora gelosamente incorniciato il biglietto di quella leggendaria domenica con scritto “ingresso al Pattinaggio” e non alla pista di Imola. Ben presto finirono anche tutti gli altri biglietti ma il pubblico, dopo la fantastica Gara 1, era ancora più numeroso ai cancelli e alla fine il Questore decise di far aprire le porte per non creare problemi di ordine pubblico. Così moltissimi entrarono gratis per la finale delle finali.

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Duello magico


E nessuno rimase deluso perché fu un altro duello magico, nel quale i due contendenti si passarono e sorpassarono come in una danza perfetta fatta di staccate millimetriche e inserimenti azzardatissimi. E la definitiva conferma di aver assistito a un evento unico e rarissimo la ricevemmo quando, dopo il traguardo, i due fantastici piloti si abbracciarono e complimentarono in modo sincero, schietto e sportivissimo. Sicuri di aver dato il massimo in modo leale e di essersi giocati un intero Mondiale con una gara memorabile. E il pubblico tutto questo clima di grandissima sportività lo aveva percepito fino in fondo tanto da invadere la pista per un tributo finale a un podio fantastico. Una festa proseguita nel paddock fino a notte fonda. Non dimentichiamoci che era la SBK dei Flammini, ovvero quella in cui il paddock era aperto ed era considerato il vero punto di riferimento del Mondiale. Un paddock dove i piloti non si nascondevano, anzi giravano da un hospitality all’altra facendo spesso baldoria, con scherzi e situazioni molto divertenti. Sembra incredibile ma in quella Superbike tutto quello che succedeva in pista finiva appena i piloti scendevano dalle moto, anche se erano stati buttati fuori da un avversario o avevano fatto a carenate per tutta la gara. Nel paddock regnava davvero un clima di sincera fratellanza e amicizia.

E quella notte oltre ai festeggiamenti di Edwards e di tutta la Honda, anche in Ducati c’era Bayliss a brindare a più non posso con gli avversari di una bellissima stagione meritatamente finita di nuovo alla Casa giapponese. Una festa memorabile per un evento magico e unico. La vera “Gara delle Gare”. La gara perfetta che tutti gli appassionati cercano di vivere, per poter raccontare a tutti che quel giorno erano là. Fu una festa indimenticabile che segnò la fine di un’era magica, in cui un piccolo campionato, inventato dai fratelli Flammini, in pochissimi anni aveva conquistato il cuore di tutti gli appassionati arrivando addirittura a minare la fama e la credibilità del vero Motomondiale. Davvero impensabile vista la differenza tecnica assoluta dove i piloti correvano con moto di 1000 cm³ a quattro tempi davvero simili, se non uguali, a quelle in vendita agli appassionati “smanettoni”. Niente a che vedere con i mostruosi prototipi a due tempi da 500 cm³ da 130 kg e 200 cavalli. E con la rivoluzione della MotoGP nella stagione successiva alla gara di Imola, tutti questi piloti sarebbero finiti a guidare le nuove mostruose GP a quattro tempi, purtroppo senza grossi successi. Edwards e Noriyuki Haga in Aprilia e Bayliss in Ducati lasciando le loro bellissime SBK alle seconde guide. Chiunque cerchi nella memoria le gare leggendarie a cui ha assistito, difficilmente potrà trovare un evento perfetto e bellissimo come Imola 2002. Personalmente avevo vissuto gare magiche come l’ultima vittoria di Giacomo Agostini al Nürburgring o la finale tra Freddie Spencer e Kenny Roberts sempre a Imola, e molte gare fantastiche al Mugello. Ma la perfezione di questa finale di Imola, le superava tutte.

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